Medio Oriente e Nord Africa: costringono la Cina a rivedere la sua politica

rassegna  stampa Medio Oriente e Nord Africa: costringono la Cina a rivedere la sua politica James M. Dorsey Le tensioni di Medio Oriente e Nord Africa (MENA) costringono la Cina a ripensare alla strategia finora da essa seguita per proteggere i propri interessi: non interferire nelle questioni interne di altri paesi e ad assicurare che non sta cercando di divenire una potenza militare globale stabilendo basi militari estere. –        Ora Pechino cerca di formulare una politica mediorientale che serva ai suoi interessi senza scontrarsi con gli USA, su cui si basa per la sicurezza nel Golfo. –        Nei vari […]
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rassegna  stampa

Medio Oriente e Nord Africa: costringono la Cina a rivedere la sua politica

James M. Dorsey

Le tensioni di Medio Oriente e Nord Africa (MENA) costringono la Cina a ripensare alla strategia finora da essa seguita per proteggere i propri interessi:

non interferire nelle questioni interne di altri paesi e ad assicurare che non sta cercando di divenire una potenza militare globale stabilendo basi militari estere.

–        Ora Pechino cerca di formulare una politica mediorientale che serva ai suoi interessi senza scontrarsi con gli USA, su cui si basa per la sicurezza nel Golfo.

–        Nei vari documenti di politica estera del governo cinese manca una linea chiara e strutturata verso i paesi MENA,

–        ma ora diventa sempre più difficile per Pechino tenersi fuori dalle crisi di questa area cruciale per i suo interessi economici e strategici – da qui, oltre ai flussi petroliferi, passa almeno il 60% dell’export cinese –

–         per gli sviluppi della sua provincia musulmana dello Xinjiang.

–        e anche perché in quest’area si sono insediati centinaia di migliaia di cinesi, che in diverse occasioni la Cina ha dovuto evacuare in seguito ai vari conflitti, dalla Libia alla Siria all’Irak allo Yemen, o che sono stati presi in ostaggio (Sinai, Sudan).

–        La Cina è stata così costretta a prendere contatti con le forze di opposizione in Libia, Siria e Afghanistan per salvaguardare i suoi interessi in situazioni di cambiamento.

–        Ora l’ascesa di IS che sta attirando centinaia di musulmani cinesi come guerriglieri spinge ulteriormente Pechino a modificare la sua strategia.

–        La politica estera cinese deve compensare i limiti della sua capacità di proiezione militare e politica, deve soddisfare un numero crescente di operatori cinesi con interessi in MO e Nord Africa, compresi i gruppi petroliferi statali e le autorità cinesi per la sicurezza.

–        Le difficoltà della Cina sono emerse chiaramente nel fallimento dei tentativi di mediazione in Sudan nel 2011 e 2014, e in quello di negoziare un accordo di pace israelo-palestinese nel 2013.

–        Nel 2013, il ministro cinese Esteri, Wang Yi, segnalò che Pechino riconosceva la necessità di modificare l’approccio nella sua politica estera, dichiarando nell’assemblea generale ONU che la Cina «avrebbe svolto un ruolo più attivo e costruttivo» nelle regioni di crisi.

–        La Cina constata che sta diminuendo l’influenza americana nel Golfo come dimostrato dalla riluttanza a farsi coinvolgere ulteriormente conflitti mediorientali, in Siria soprattutto, e dalla incapacità di spingere per una risoluzione della questione israelo-palestinese;

–        In seguito ad un accordo militare del 2014 tra Cina e Djibuti, Pechino sta negoziando per stabilire una base navale nel porto settentrionale di Obock,  dall’altra teme di farsi coinvolgere  troppo nelle questioni mediorientali e nordafricane se stabilisce basi militari nel MENA.

–        L’accordo Cina-Djibuti è criticato dagli USA che qui hanno la loro unica base africana permanente.

–        Ne prossimo decennio la Cina stabilirà probabilmente tre serie di basi di supporto strategico estere, per un totale di 18 strutture: una linea di rifornimento nell’Oceano Indiano Nord, con basi in Pakistan, Sri Lanka e Myanmar;

–        una nell’Oceano Indiano Ovest, con basi a Djibuti,  Yemen, Oman, Kenya, Tanzania e Mozambico;

–        e una nell’Oceano Indiano Centro-Sud, con basi a Seychelles e Madascar.

–        La Cina segue approcci contraddittori:

–        In Irak sostiene la lotta contro IS, mentre in Siria sostiene il governo di Assad contro i ribelli che si scontrano sia con Assad che con IS.

–        Con la sua avanzata in Irak nel 2014 IS si è messo in competizione diretta con la Cina per l’accesso al petrolio iracheno, dove la Cina ha fortemente investito. Per questo Pechino ha accettato di cooperare per l’intelligence con la coalizione a guida Usa; alcuni analisti cinesi hanno chiesto al governo di contribuire anche finanziariamente, materialmente e con l’addestramento.

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