Italicum: la democrazia parlamentare in tempo di crisi

Redazione di Operai Contro, la nuova legge elettorale appena approvata dal Parlamento richiama giustamente due precedenti storici: la legge 31 marzo 1953, n. 148 (c.d. “legge Truffa”); e il Testo Unico 13 dicembre 1923, n. 2694 (c.d. “legge Acerbo”). Si veda anche l’articolo pubblicato su Operai Contro, Legge truffa: L’italicum e i suoi 2 predecessori. Ciò che accomuna le tre leggi è il notevole premio di maggioranza che viene attribuito al partito vincitore le elezioni. In tutti e tre i casi l’obiettivo dichiarato è stato di “assicurare la governabilità”. Va da sé che gli estensori di queste leggi e […]
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Redazione di Operai Contro,

la nuova legge elettorale appena approvata dal Parlamento richiama giustamente due precedenti storici: la legge 31 marzo 1953, n. 148 (c.d. “legge Truffa”); e il Testo Unico 13 dicembre 1923, n. 2694 (c.d. “legge Acerbo”). Si veda anche l’articolo pubblicato su Operai Contro, Legge truffa: L’italicum e i suoi 2 predecessori.

Ciò che accomuna le tre leggi è il notevole premio di maggioranza che viene attribuito al partito vincitore le elezioni. In tutti e tre i casi l’obiettivo dichiarato è stato di “assicurare la governabilità”. Va da sé che gli estensori di queste leggi e la maggioranza parlamentare che poi materialmente le ha approvate, le abbiano elaborate in funzione di una loro futura vittoria elettorale, scatenando le obiezioni delle opposizioni, accesi dibattiti parlamentari, e anche scontri nelle piazze (non quella odierna in cui nessuno, nemmeno il M5S di Grillo, ha osato mobilitare le piazze).

Oggi come allora, il governo, forte della propria maggioranza, del controllo delle leve dello stato, dei media accondiscendenti con il vincitore, si è costruito una legge elettorale che gli assicuri anche per il futuro la vittoria elettorale. Ovviamente non ne può essere certo al 100%, anche la tracotanza di Renzi ha pur sempre un limite. Ma quello che emerge, ancor più della ricerca di una propria futura vittoria, è un sistema elettorale in cui chi vince possa poi, senza troppe pastoie parlamentari, che nella crisi non sono più permesse, assicurare il funzionamento dello Stato. Un sistema che garantisce un ordinato Parlamento legiferante per un Governo stabile che sia funzionale agli “affari” che vengono fatti nel paese, ovvero possa veramente favorire la coalizione di borghesi vincitori alle elezioni.

I “sinceri” democratici borghesi si stupiscono, soprattutto quando la catarsi storica li ha ai loro occhi falsamente assolti come classe dominante, di come sia potuto succedere che il potere dello Stato sia stato affidato nelle mani di un solo uomo, un solo partito. Quello che raccontano su Mussolini e il fascismo è la favola di una dittatura che sembra sorta dal nulla. Bene, oggi, mutatis mutandi, ricompare la stessa esigenza della classe dominante borghese: mettere un freno alle intemperanze parlamentari delle opposizioni, accelerare il processo decisionale, ridurre al minimo e, se necessità impone, annullare le richieste delle fazioni borghesi minori. In modo da garantirsi che una eccessiva litigiosità o molteplicità di interessi, che nella crisi non trovano più pacifica sintesi, metta in discussione l’interesse primario come classe dei padroni, cioè il furto del plusvalore operaio per ottenere gli adeguati margini di profitto del capitale necessari alla continuazione del sistema.

L’Italicum di Renzi non è un’aberrazione democratica è invero il prodotto più autentico della democrazia borghese in questa fase del ciclo, garantirà il controllo della Camera al futuro governo, così come l’Acerbo lo garantì a Mussolini, in questo caso per almeno 5 anni. Chi vincerà le elezioni nel 2016, avrà la certezza numerica alla Camera di poter legiferare fino al 2021. Le varie fazioni della borghesia dovranno semplicemente trovare il proprio campione che li rappresenti adeguatamente (Renzi e il Pd, o altro, destra o sinistra, poco importa), e mobilitare tutto l’apparato dei media per convincere il loro esiguo elettorato che i loro interessi, dal loro “campione” sostenuti, sono quelli del paese, che dal loro far profitti deriverà benessere per tutti. I mezzi economici per farlo ce li hanno, gli intellettuali servitori, una società così corrotta li ha già prodotti.

L’Italicum di Renzi farà il resto: al primo turno non vincerà nessuno (troppo alta la quota del 40%, messa solo per tacitare la Consulta e gli ultimi costituzionalisti), ma il partito vincitore al secondo turno, con anche solo una manciata di voti, sia assoluti che in percentuale, otterrà il premio di maggioranza (340 deputati su 620) e controllerà totalmente la futura Camera dei deputati della Democratica Repubblica Parlamentare Italiana.

R.P.

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