SCUSE NON NE VOGLIAMO

Redazione di Operai Contro, Dopo le tragedie umane l’ipocrisia borghese raggiunge il massimo livello Nelle tragedie umane provocate dal capitalismo niente fa più rabbia dell’ipocrisia dei volti falsamente contriti, delle parole di circostanza, delle strette fatte con mani sporche del sangue di innocenti. Niente più di essa rivela il doppiogiochismo di coloro (padroni e politici) che da un lato aizzano al massimo profitto e dall’altro spendono parole consolatorie per le sue vittime, da un lato inventano il reato di clandestinità per i migranti in fuga dalle guerre, dalla miseria e dalla fame provocate dalle borghesie occidentali e dall’altro chiedono […]
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Redazione di Operai Contro,

Dopo le tragedie umane l’ipocrisia borghese raggiunge il massimo livello

Nelle tragedie umane provocate dal capitalismo niente fa più rabbia dell’ipocrisia dei volti falsamente contriti, delle parole di circostanza, delle strette fatte con mani sporche del sangue di innocenti. Niente più di essa rivela il doppiogiochismo di coloro (padroni e politici) che da un lato aizzano al massimo profitto e dall’altro spendono parole consolatorie per le sue vittime, da un lato inventano il reato di clandestinità per i migranti in fuga dalle guerre, dalla miseria e dalla fame provocate dalle borghesie occidentali e dall’altro chiedono scusa davanti a 300 bare.

Letta ha chiesto scusa ai migranti, morti e superstiti, e ai lampedusani per le inadempienze dello stato italiano nell’affrontare la questione della migrazione di africani e asiatici. “L’Italia vuole esprimere parole di scusa per le sue inadempienze davanti a questi drammi e si impegna a compiere azioni concrete”. E ai cronisti che hanno chiesto se il governo ha intenzione di abrogare il reato di clandestinità si è limitato a rispondere: “È un tema di cui discuteremo”, aggiungendo di provare “profonda vergogna” per il fatto che i sopravvissuti alla strage siano indagati per il reato di immigrazione clandestina! Come se tale reato non dipendesse da una legge dello stato che egli rappresenta e difende.

 

Nello stesso momento il presidente del Senato Pietro Grasso ha chiesto scusa alle vittime e ai sopravvissuti del disastro del Vajont parlando ai superstiti e alle loro famiglie alla cerimonia per il 50° anniversario della tragedia che causò 1910 morti tra i paesi di Longarone, Castellavazzo, Erto e Casso. “Sono qui oggi, in questa terra ferita, per inchinarmi alle vittime e ai sopravvissuti. Sono qui per portare le scuse dello Stato. Per riparare, per risanare le ferite, anche psicologiche, che questa terra subisce da anni. È con commozione intima e profonda che oggi mi trovo in questo luogo di dolore, per ricordare chi ha perso la vita e i superstiti: un abbraccio caloroso a loro e spero che percepiscano questo senso di affetto e vicinanza”.

Scuse riprese da Napolitano, che in un messaggio parla non di tragica fatalità ma di colpe umane: “La memoria del disastro che il 9 ottobre 1963 sconvolse l’area del Vajont suscita sempre una profonda emozione per l’immane tragedia che segnò le popolazioni con inconsolabili lutti e dure sofferenze. Il ricordo delle quasi duemila vittime e della devastazione di un territorio stravolto nel suo assetto naturale e sociale induce, a cinquant’anni di distanza, a ribadire che quell’evento non fu una tragica, inevitabile fatalità, ma drammatica conseguenza di precise colpe umane, che vanno denunciate e di cui non possono sottacersi le responsabilità”.

La moda delle scuse comode e inutili continua. Chi non ricorda le scuse di papa Wojtyła per le migliaia di morti decretate dal tribunale della santa inquisizione e per la condanna inflitta a Galileo Galilei, costretto ad abiurare? Tutti i borghesi prendono esempio dalla chiesa!

 

Gli operai, i proletari, italiani e di tutto il mondo, non sanno che farsene di queste ipocrite scuse. Le scuse dopo la morte hanno l’amaro sapore della beffa. Le scuse senza condanna servono solo a cercare di recuperare una credibilità che non c’è più, fanno capire che chi le pronuncia sta già lavorando a ulteriori piccole e grandi tragedie umane. Come hanno capito e testimoniato i lampedusani che hanno accolto Letta e Barroso al grido di “Assassini”!

 

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