INGHILTERRA, ALTRI SETTE ANNI DI FAME

Redazione di Operai contro, gli operai in Italia fanno la fame in Inghilterra anche. Anche i politici Inglesi come i gangster del parlamento italiano iniziano a vedere l’uscita dalla crisi. Ancora sette anni di fame per gli operai inglesi. Operai Italiani non sappiamo a quanti anni di fame ci toccherà sopportare perchè i padroni vedano la luce. Un britannico su cinque, ogni inverno, quindi quando il costo dell’energia si fa più alto, è messo di fronte al dilemma se “heat or eat”, un gioco di parole che più o meno significa “riscaldarsi o mangiare”. L’altra notizia, arrivata proprio in contemporanea […]
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Redazione di Operai contro,

gli operai in Italia fanno la fame in Inghilterra anche.

Anche i politici Inglesi come i gangster del parlamento italiano iniziano a vedere l’uscita dalla crisi.

Ancora sette anni di fame per gli operai inglesi.

Operai Italiani non sappiamo a quanti anni di fame ci toccherà sopportare perchè i padroni vedano la luce.

Un britannico su cinque, ogni inverno, quindi quando il costo dell’energia si fa più alto, è messo di fronte al dilemma se “heat or eat”, un gioco di parole che più o meno significa “riscaldarsi o mangiare”.

L’altra notizia, arrivata proprio in contemporanea alle parole di Osborne, è poi stata che quatto su cinque di coloro che si rivolgono a società di leasing per avere un prestito immediato lo fanno per poter fare la spesa al supermercato. Il debito pubblico britannico per il 2013-2014 dovrebbe essere di circa 120 miliardi di sterline (circa 140 miliardi di euro), una cifra che dovrebbe scendere a 43 miliardi di sterline nel 2017-2018.

Ma si sa che il taglio alla spesa pubblica andrà comunque fatto, “a partire dai benefit disponibili a chi lavora”, ha detto Osborne, assicurando che, per il momento, non verrà colpito l’esercito dei disoccupati.

Però, nonostante la retorica dei discorsi politici, rimangono quei britannici costretti a scegliere se mangiare o riscaldarsi o costretti a chiedere un prestito alle società di leasing. Con un’altra percentuale che spaventa: un quinto di chi si rivolge a una compagnia di prestiti e ottiene del denaro è senza lavoro. E non si sa, quindi, come ripagherà il debito. “Probabilmente lo farà indebitandosi ulteriormente”, dicono ora le associazioni per la tutela dei più poveri, come Christians against poverty.

In Italia siamo ancora più avanti.

I poveri cristi in Italia non hanno soldi ne per mangiare ne per riscaldarsi.

Un operaio di Bari in cassa integrazione

Nella foto il capo dei gangster inglesi

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