GERMANIA UN MODELLO DA SEGUIRE?

Caro Operai contro, i padroni italiani guardano ai padroni tedeschi. Ti invio un articolo della Repubblica “Salari da fame per i corrieri dei pizza-express: attorno agli 1,59 euro l’ora per orari massacranti di 40 ore di lavoro a settimana. Un costante aumento del numero di lavoratori sottopagati in molti comparti e in generale. E una percentuale di persone che vivono al livello di povertà o a rischio povertà superiore a quella italiana o polacca.Di quale paese parliamo? Forse della Grecia affamata dalla crisi e dal rigore, o della Moldavia o di un altro paese balcanico? No, risposta sbagliata: il […]
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Caro Operai contro,
i padroni italiani guardano ai padroni tedeschi.
Ti invio un articolo della Repubblica
“Salari da fame per i corrieri dei pizza-express: attorno agli 1,59 euro l’ora per orari massacranti di 40 ore di lavoro a settimana.
Un costante aumento del numero di lavoratori sottopagati in molti comparti e in generale.
E una percentuale di persone che vivono al livello di povertà o a rischio povertà superiore a quella italiana o polacca.Di quale paese parliamo? Forse della Grecia affamata dalla crisi e dal rigore, o della Moldavia o di un altro paese balcanico? No, risposta sbagliata: il paese in questione si chiama Bundesrepublik Deutschland, è la prima potenza economica europea e quarta mondiale, ed è ritenuto da tutti (oltre che giudicarsi così da solo, con compiacenza delle élites) modello di capitalismo moderno e sociale. Invece no, guarda guarda. Fonti insospettabili, media liberalconservatori come la Frankfurter Allgemeine o Die Welt, ci descrivono un quadro spaventoso, come una riedizione postmoderna di certe pagine di Dickens o de ‘la miseria della classe operaia in Inghilterra’ di Friedrich Engels.Il caso dei corrieri dei pizza express è venuto alla luce perché era troppo eclatante, è stato denunciato, e gli uffici federali di collocamento e altre autorità sono intervenute. Retribuzioni tra i 100 e i 165 euro settimanali contro i 400 che sarebbero la media e il livello legale. Quando è troppo è troppo, anche perché i datori di lavoro dei portatori di pizze poi venivano di fatto aiutati a risparmiare dai sussidi povertà che il welfare versava ai lavoratori sfruttati, questi moderni ‘Dannati della terra’.Ma il problema dei sottopagati e dei nuovi poveri è sempre più grande, a leggere Faz e Welt, quindi media non certo di sinistra, sembra crescere di pari passo con la competitività dell’economia esportatrice e superindustriale tedesca.
Secondo uno studio citato dalla Welt, in Germania quasi un quarto degli occupati è pagato meno di 9,54 euro lordi la settimana, retribuzione qualificata qui come ‘Niedriglohn’, salario basso a livello di rischio povertà. Cioè un 24,1 per cento del totale della forza lavoro nazionale, percentuale ben superiore a quella di Stati come Cipro, la Bulgaria, la Polonia o il Regno Unito dove i sottopagati sono tra il 21,5e il 18 per cento. E ancora inferiori sono tali percentuali in Belgio, Francia, Italia o nei paesi scandinavi.

Una vergogna nascosta, una società divisa tra integrati nel benessere e ‘underdogs’, paria esclusi, è insomma quella guidata dal ‘capitalismo renano’ riformato da Schroeder ed elogiato come modello superiore da Angela Merkel e da tutti i suoi. Nonostante la crescita economica continua e il forte calo della disoccupazione, la povertà nella fortissima Germania è cresciuta: oltre dodici milioni i persone, cioè il 15,2 per cento della popolazione, sono a rischio povertà. L’aumento è stato continuo dal 2005 (anno del pieno varo delle riforme di Schroeder) a oggi. Nella Repubblica federale dove media e politici parlano con disprezzo arrogante delle disuguaglianze sociali presunte più gravi in UK o Usa, il numero di persone che accetta ‘minijobs’, lavori part-time a 400 euro al mese, non cessa di aumentare. E persino nelle grandi industrie più competitive, dall’auto all’elettronica alla chimica, ai lavoratori a piena paga, protetti e garantiti dai fortissimi sindacati, si affiancano sempre più numerosi i lavoratori in leasing, quelli ‘affittati’ alle grandi aziende dai jobs centers pubblici o più spesso privati, senza tutela sindacale, con paga minore e meno diritti rispetto ai loro colleghi. Insomma, la Germania un modello da seguire? Riflettiamoci a fondo.

 

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