CHE BRUTTA FINE?! LO SCONFORTO NON CI ASSALE

Che brutta fine abbiamo fatto! Poveri noi e povera Italia! Non ce lo meritavamo proprio. Ormai all’estero siamo lo zimbello di tutti. Mai prima di ora il nostro paese era caduto così in basso. Come faremo a riprenderci? Da diversi giorni queste frasi si ascoltano e si leggono sempre più spesso, in un progressivo tumultuoso senso di vergogna “collettiva” che forse raggiungerà il suo apice in caso di caduta del governo Letta. Le pensano e le dicono i benpensanti, i giusti, i democratici (in senso lato), gli indignati. In sostanza se ne riempiono la bocca, per darsi un tono […]
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Che brutta fine abbiamo fatto! Poveri noi e povera Italia! Non ce lo meritavamo proprio. Ormai all’estero siamo lo zimbello di tutti. Mai prima di ora il nostro paese era caduto così in basso. Come faremo a riprenderci?

Da diversi giorni queste frasi si ascoltano e si leggono sempre più spesso, in un progressivo tumultuoso senso di vergogna “collettiva” che forse raggiungerà il suo apice in caso di caduta del governo Letta. Le pensano e le dicono i benpensanti, i giusti, i democratici (in senso lato), gli indignati. In sostanza se ne riempiono la bocca, per darsi un tono “civile”, i piccolo borghesi che osservano attoniti lo sfacelo della cosiddetta democrazia borghese senza darsene una ragione, i tronfi esponenti della “società civile”, gentucola rovinata dalla crisi che vorrebbe la democrazia (borghese) perfetta e non sa come realizzare il miracolo della sua apparizione sulla faccia della terra.

Fra queste anguste macchiette spiccano, per audacia ribellistica e senso dell’amor patrio, rottami della sinistra ed estrema sinistra borghese, rifondaroli e loro accoliti, pesci rossi fuori dell’acqua della lotta di classe che si agitano per dire (in primo luogo a se stessi) che valgono ancora qualcosa (se mai hanno avuto un valore nella loro vita).

 

Tutti questi personaggi si lamentano che nell’Italia di oggi nessuno, e tanto meno gli operai, scenda in piazza per gridare contro un condannato che decide le sorti del governo nazionale o almeno a sostegno di Napolitano infangato dalle calunnie di Berlusconi.

 

Ah, che romantici incalliti! Ma perché mai un operaio dovrebbe scendere in strada con un cartello o uno slogan contro un condannato che detta legge o a favore di un presidente che al condannato ha sempre stretto la mano? Un impegno del genere all’operaio alla catena alleggerirebbe la fatica? all’operaio in cassa integrazione darebbe qualche speranza di tornare al lavoro? all’operaio licenziato darebbe garanzia di non morire di fame? all’operaio che sta letteralmente morendo di fame riempirebbe la dispensa e imbandirebbe la tavola?

 

L’operaio, alla catena o in cassa, licenziato o morto di fame, assiste al teatrino disperato di una classe, la borghesia italiana, allo sfacelo ben sapendo che gli attori, tutti, di quel teatrino non gli riserveranno altra sorte che il peggioramento delle sue condizioni di vita. Sa che egli ha fatto già una brutta fine o la farà presto, schiacciato sotto il tallone del profitto del quale si pascono abbondantemente tutti i personaggi del teatrino. Perciò non si sconforta e non parteggia per nessuno. Da essi si sente sempre più distaccato e lontano. E pian piano affila le armi della coscienza organizzata per liberarsene definitivamente.

 

SPARTACUS

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