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RASSEGNA STAMPA   Faz  130513 La Turchia, dopo gli attacchi (di Reyhanli),  fornirà armi alla Siria? Michael Martens, Istanbul –       Ankara ammette che l’abbattimento di Assad non significherà la fine della guerra; o   il comandante di gruppi di franchi tiratori di Aleppo sarebbe ormai finita la guerra contro Assad; o   la vera guerra in Siria sarà poi contro l’Iran e Hezbollah; –       Ora Assad può solo tentare di rafforzare la sua roccaforte sulla costa contro i sunniti: o   sarebbe in corso una pulizia etnica contro i sunniti nelle città costiere. –       Non è dato sapere come può essere posto […]
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RASSEGNA STAMPA

 

Faz  130513

La Turchia, dopo gli attacchi (di Reyhanli),  fornirà armi alla Siria?

Michael Martens, Istanbul

       Ankara ammette che l’abbattimento di Assad non significherà la fine della guerra;

o   il comandante di gruppi di franchi tiratori di Aleppo sarebbe ormai finita la guerra contro Assad;

o   la vera guerra in Siria sarà poi contro l’Iran e Hezbollah;

       Ora Assad può solo tentare di rafforzare la sua roccaforte sulla costa contro i sunniti:

o   sarebbe in corso una pulizia etnica contro i sunniti nelle città costiere.

       Non è dato sapere come può essere posto fine alla guerra in Siria:

o   la Turchia non intende farsi coinvolgere in una guerra per procura contro l’Iran, in un paese come la Siria con cui ha il confine più lungo, per lo meno senza il forte appoggio della Nato. Questo restringe le opzioni turche.

       Se dovesse intervenire militarmente, la Turchia non avrebbe la forza politica e militare sufficiente per imporre una soluzione pacifica,

       anche perché, al di là della maggioranza sunnita, oltre i seguaci di Assad anche altre etnie moderate non accoglierebbero volentieri le truppe turche:

o   ad Aleppo vivono, ad es., circa 40 000 armeni.

       In Turchia è in corso un dibattito su come rispondere all’attacco a Reyhanli, il più pesante finora contro la Turchia, sferrato presumibilmente da Damasco:

o   aumentano i favorevoli ad armare contro Assad quelle che ad inizio del conflitto si presentavano come “forze moderate”, e poi radicalizzate.

       Gruppi estremisti stanno ottenendo risultati nella lotta contro Assad, e ne traggono rispetto e seguito;

       con il prolungarsi degli scontri aumentano i gruppi di cittadini armati,

o   uniti solo perché lottano contro Assad.

o   Il “Libero Esercito siriano” è solo una sigla dietro cui ci sono numerose formazioni armate, a volte solo di una valle, di una tribù, di alcuni villaggi.

o   Nessuno conosce forza e obiettivi di questi vari raggruppamenti.

o   La linea ufficiale fissata da Erdogan l’anno scorso (fornire generi alimentari, vestiti e farmaci, niente armi)

o   non è stata di fatto rispettata già nel 2012, i servizi segreti MIT fornivano armi ai ribelli anti-Assad; si tratterebbe di armi leggere, secondo i guerriglieri del Nord Siria, non decisive per l’andamento degli scontri.

o   Finora la Turchia ha esitato a fornire missili anti-aerei, per timore cadano nelle mani dei curdi siriani, contro i quali potrebbe a breve lanciare attacchi aerei, per evitare

o   (con tutti i mezzi, come più volte ribadito da Erdogan) che si crei un secondo pseudo Stato curdo nella parte del Nord Siria a maggioranza curda, controllata da mesi dal Partito dell’Unione Democratica (PYD) curdo, stretto alleato (secondo Ankara agli ordini) del PKK.

       Viceversa il PKK, che negli ultimi decenni ha avuto un forte sostegno militare da Siria, Irak e Iran, non ha mai ottenuto armi anti-aeree,

       o perché Damasco, Baghdad e Tehran volevano evitare che cadessero nelle mani delle proprie minoranze curde.

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Gfp 130514

Ponti nel mondo islamico

       Come previsto dal programma di politica estera del 2002, elaborato dal governo del partito AKP del primo ministro Erdogan (Adalet ve Kalkınma Partisi), sfruttando le reti islamiche vicine alle nuove frazioni islamiche al potere, la Turchia ha rapidamente acquisito una crescente influenza nei vicini paesi arabo-islamici e nei paesi islamici europei (Bosnia-Herzegovina), in Nord Africa e Medio Oriente, e Asia, definito “neo-ottomanesimo”,

o   influenza accompagnata da una crescente attività economica nei paesi arabo-islamici

o   2007-2012 l’export turco verso Nord Africa e MO è salito dal 18% al 34% del totale).

o   Secondo gli economisti nel 2050 la Turchia potrebbe essere una della 10 maggiori potenze economiche del mondo, (il suo PIL +9,2% nel 2010 e +8,8% nel 2011, +2,2% nel 2012).

 

       Anche per la crisi dell’euro, si indeboliscono invece le sue relazioni economiche con la UE: nel 2007 il 57% del suo export andava nell’area euro, nel 2012 solo il 40%).

o   Solo la Germania mantiene la propria posizione di maggior partner economico complessivo della Turchia (dal 1980, con quasi $8,9 MD (anno?) è il maggior investitore estero, oltre che il suo maggior partner commerciale).

       La Germania sta avviando un “dialogo strategico” con  la Turchia, nel tentativo di assicurarsi un’influenza politica stabile su Ankara, anche pensando alla guerra in Siria:

o   i media turchi vicini al governo parlano di sgretolamento della Siria e di un nuovo assetto territoriale del MO.

       La guerra in Siria ha bloccato le possibilità delle società turche di fare affari  redditizi ma anche di utilizzare il paese per la loro espansione verso la penisola araba,

o   per cui Ankara ha maggiore interesse di altri paesi a porre fine alla guerra, se occorre anche militarmente.

o   I confini della Turchia potrebbero presto cambiare: è pensabile che la popolazione di lingua curda di Siria e Irak, dopo il previsto crollo  dei rispettivi Stati, diventi la base di una “nuova Turchia” a carattere federale.

o   Non è neppure da escludere che si possano riunire le regioni sunnite di Siria e Irak a creare un secondo Stato.

o   Dopo il fallimento del tentativo fallito di stabilizzare il regime Assad, dall’agosto 2011 si punta sulla presa del potere da parte dei ribelli, cu cui cooperano tedeschi e turchi.

[R+T]

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