L’ITALIA DEI PADRONI

Gli agenti del Coisp a Ferrara sostano provocatoriamente sotto la finestra dove lavora Patrizia Moretti madre di Federico Aldrovandi. Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri afferma: ”No, non ci saranno sanzioni, ma un giudizio morale assolutamente negativo sì” dice la responsabile del Viminale. I poliziotti non rispettano il giudizio del tribunale e Cancellieri non prevede sanzioni Questa è l’Italia dei padroni Ferrara, via dell’Ippodromo. All’alba del 25 settembre 2005 muore a seguito di un controllo di polizia Federico Aldrovandi, 18 anni. Dopo due anni di coperture e reticenze, durante i quali le versioni ufficiali sposavano la tesi della morte per […]

Gli agenti del Coisp a Ferrara sostano provocatoriamente sotto la finestra dove lavora Patrizia Moretti madre di Federico Aldrovandi.

Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri afferma: ”No, non ci saranno sanzioni, ma un giudizio morale assolutamente negativo sì” dice la responsabile del Viminale.

I poliziotti non rispettano il giudizio del tribunale e Cancellieri non prevede sanzioni

Questa è l’Italia dei padroni

Ferrara, via dell’Ippodromo. All’alba del 25 settembre 2005 muore a seguito di un controllo di polizia Federico Aldrovandi, 18 anni. Dopo due anni di coperture e reticenze, durante i quali le versioni ufficiali sposavano la tesi della morte per overdose e dell’innocenza dei tutori dell’ordine, il 20 ottobre 2007 è iniziato il processo a quattro agenti, a novembre 2008 il “colpo di scena”, agli atti del processo una foto che mostrerebbe inequivocabilmente come causa di morte sia un ematoma cardiaco causato da una pressione sul torace, escludendo ogni altra ipotesi. Su questa immagine è acceso il dibattito, nelle ultime udienze della fase istruttoria, tra i periti chiamati a deporre dai legali dalla famiglia e quelli della difesa. Infine, il 6 luglio 2009, la condanna degli agenti. Il giudice: «Ucciso senza una ragione», imputati condannatia 3 anni e mezzo per omicidio colposo. Nel nostro speciale i resoconti di tutte le udienze. Altri agenti condannati nell’ambito del processo-bis, per i depistaggi dei primi giorni di indagine; una poliziotto condannato anche nel processo-ter. Il 9 ottobre 2010 il Viminale risarcisce alla famiglia due milioni di euro. L’10 giugno 2011 si chiude il processo d’appello con la conferma delle condanne. Durissima la requisitoria della pg: “In quattro contro un’inerme, una situazione abnorme”. Gli agenti fanno ricorso in Cassazione che il 21 giugno 2012 rigetta, le condanne sono definitive (ma c’è l’indulto)

 

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