BRIDGESTONE NON FA PIÙ ABBASTANZA PROFITTI A BARI

“Ho scritto al Ministero dello Sviluppo economico chiedendo l’immediata attivazione di un tavolo per affrontare la situazione della Bridgestone che ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Bari nel 2014”. È con queste parole che il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha commentato la notizia relativa alla chiusura dello stabilimento di Bari della Bridgestone Europe (la più grande azienda di pneumatici e gomma nel mondo), che occupa 950 operai. “L’annunciato avvio delle procedure per la chiusura dello stabilimento di Bari è la conseguenza della latitanza, non più sostenibile, delle politiche industriali in questo Paese. Da troppi anni non […]
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“Ho scritto al Ministero dello Sviluppo economico chiedendo l’immediata attivazione di un tavolo per affrontare la situazione della Bridgestone che ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Bari nel 2014”. È con queste parole che il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha commentato la notizia relativa alla chiusura dello stabilimento di Bari della Bridgestone Europe (la più grande azienda di pneumatici e gomma nel mondo), che occupa 950 operai. “L’annunciato avvio delle procedure per la chiusura dello stabilimento di Bari è la conseguenza della latitanza, non più sostenibile, delle politiche industriali in questo Paese. Da troppi anni non si praticano più e i guai provocati a importanti settori dell’economia nazionale sono ormai sotto gli occhi di tutti. E il caso Bridgestone conferma oggi quello che noi diciamo da anni”. Vendola, nell’esprimere “forte preoccupazione per la decisione dell’azienda”, ha ribadito con forza la necessità di un coinvolgimento del governo nazionale “per scongiurare una crisi i cui esiti potrebbero essere imprevedibili e ricadere pesantemente sulle spalle delle 950 famiglie coinvolte”.

 

Se gli operai della Bridgestone seguiranno la pietosa e inconcludente politica dei “tavoli concertativi” chiesta da Vendola (e dagli altri politici pugliesi), saranno sicuri, già prima di iniziare, che il loro destino sarà prima una tribolazione continua da un tavolo all’altro, da una riunione all’altra, da un viaggio all’altro, fra Bari e Roma, e poi il licenziamento. L’esperienza di altre fabbriche pugliesi lo conferma.

 

La Bridgestone, fabbrica nota a Bari per aver introdotto 15 anni fa i contratti week end (800.000 lire al mese in cambio di due turni da 10 ore ciascuno ogni fine settimana, uno dei primi esempi di contratti flessibili in Italia) e per i numerosissimi casi di tumore da amianto a carico dei suoi operai, è uno degli otto impianti del gruppo per la produzione di pneumatici in Europa. Per anni ha accumulato profitti a Bari, spremendo il sangue dagli operai, da qualche tempo non ne fa quanti ne ha messi in conto, perciò vuole chiudere.

 

Altro che mancanza di politiche industriali, come balbetta Vendola, ripetendo gli stereotipi che i tromboni del Pci e i loro discendenti hanno ripetuto alla noia nelle piazze italiane e in particolare in quelle meridionali. Quella della Bridgestone è esattamente la politica industriale dei padroni, non ce n’è un’altra. A questa politica non si può rispondere invocando tavoli suicidi, ma con un’azione di forza, occupando la fabbrica e impedendo la fuoriuscita di merci e macchinari. In poche parole, prendendo in mano la situazione e dirigendola secondo gli interessi degli operai, senza lasciarla a padroni, sindacati corrotti e politici venduti.

 

SALUTI OPERAI DALLA PUGLIA

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