Giornale, Numero 259 del 5 marzo 2013

MA IN ITALIA C’E’ GRILLO

In Egitto qualcuno vota ancora i pagliacci. Gli operai hanno invece deciso da tempo di dichiarargli guerra. A differenza dell’Italia. Proseguono gli scontri a Port Said, sono almeno 5 i […]

In Egitto qualcuno vota ancora i pagliacci. Gli operai hanno invece
deciso da tempo di dichiarargli guerra.

A differenza dell’Italia.

Proseguono gli scontri a Port Said, sono almeno 5 i morti, tutti
operai. Port Said era un florido porto franco per l’Egitto, ora ne
resta l’ombra e nessuno se ne interessa a livello istituzionale.

Non avendo niente da perdere, gli operai lottano fisicamente per la
propria sopravvivenza.

In Italia, oggi, Bridgestone Europa comunica con un fax, senza alcun
preavviso o precedenti segnali di allarme, che intende chiudere lo
stabilimento di Modugno, periferia di Bari. 950 operai circa più un
migliaio di altri operai coinvolti con l’indotto.

In Italia le fabbriche non si occupano e le piazze non si riempiono.

In Italia la linea è andare a votare Grillo, il Prozac delle
rivoluzioni operaie.

Lo Stato è senza governo in carica, la Chiesa è senza monarca in
carica, gli operai potrebbero alzare enormemente la voce
approfittando dei buchi dei padroni.

Ma in Italia è meglio votare il Prozac antioperaio.

Saluti Operai a 5 stelle da Pavia

3 Comments

  1. Ercole2

    In italia come nel resto del mondo siamo in presenza di un ritardo storico della costruzione di un partito di classe internazionale , siamo ancora troppo pochi è divisi in tanti piccoli gruppi (dispersione di forze e di aggregazione)rispetto alla crisi di sovraproduzione in cui versa il capitalismo, ed esiste il serio rischio che il capitalismo ci trascinerà nel baratro :allo stato attuale l’ideologia borghese ha ancora il sopravvento , e le nostre coscienze vengono deviate su un piano riformista e nazionalista .Noi non ci arrenderemo mai ,e lotteremo a costo della morte contro il nemico di classe!!!!!!

  2. ocpavia

    Provocatoriamente: quale partito di classe internazionale si vuole creare, oggi marzo 2013, se il messaggio neanche arriva da Milano a Torino, salvo rarissime eccezioni?
    Non sarebbe il caso di provvedere ognuno in casa sua a salvare, o nel peggiore ed irrecuperabile dei casi, ad isolare gli operai collaborazionisti e supini?
    Un percorso internazionale di lotta passa dalla piena coscienza operaia Paese per Paese. Data la difficoltà storica di quest’epoca padronale e reazionaria, forse sarebbe meglio avvicinare un numero consistente di operai a Pomigliano e Mirafiori che cercare subito sponde a Tychy o Kragujevac. Un esempio su tutti, la lotta dell’INNSE è partita di sua sponte, secondariamente ha avuto sostegno dalle Officine Bellinzona. Facendo invece un esempio personale, oggettivamente è dura portare le nostre rivendicazioni fuori dal nostro cantiere quando in una decina aderiscono ad uno sciopero con volantinaggio. La FERMA PROSPETTIVA DEVE RESTARE SUL PARTITO OPERAIO, ma il lavoro sul campo deve essere valutato secondo situazione. Il sostegno agli operai FIAT dalla Polonia o dalla Serbia è importante, ma non può essere sfoderato come arma di classe al confronto frontale col padrone. A meno di occupazioni e manifestazioni co ngiunte che, oggi come oggi, sembrano alquanto difficili da realizzare. Quando Tychy raggiungerà Torino (o viceversa) potremo parlare d’altro. Per intanto, cacciare a pedate nel culo i sindacati ed i partiti dalle fabbriche sarebbe un ottimo punto di partenza. La prima da estirpare è l’erba grama nel proprio cortile, di modo da consentire una sana e PURA rivoluzione Operaia, fatta da Operai

  3. Ercole2

    Cari O.C. DI PAVIA con me sfondate una porta aperta pure io sono realista quanto voi ,e per dirla con Marx l’emancipazione della classe dipende dalla classe stessa se in ogni paese matureranno le condizioni oggettive e soggettive: La pazienza è una virtù rivoluzionaria….

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