Basta sacrifici per finanziare le “quote latte”

Cara Redazione, la Lega di Bossi al governo con Berlusconi, per allargare i loro bacini di voti, si inventarono e concordarono con l’Europa le “quote latte”, per tutelare i profitti degli allevatori. Per diversi anni in Italia, mentre salari e pensioni venivano tartassati, i governi di turno pagavano con i soldi dei contribuenti, le salatissime multe dell’Europa che gli allevatori non pagavano. Un partita che non è ancora chiusa del tutto. Oggi nel 2015 mille stalle hanno già chiuso. Un altra mazzata è arrivata col taglio del 20% del prezzo del latte ritirato alle stalle da Lactalis di Lodi, […]
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Cara Redazione,

la Lega di Bossi al governo con Berlusconi, per allargare i loro bacini di voti, si inventarono e concordarono con l’Europa le “quote latte”, per tutelare i profitti degli allevatori. Per diversi anni in Italia, mentre salari e pensioni venivano tartassati, i governi di turno pagavano con i soldi dei contribuenti, le salatissime multe dell’Europa che gli allevatori non pagavano. Un partita che non è ancora chiusa del tutto.

Oggi nel 2015 mille stalle hanno già chiuso. Un altra mazzata è arrivata col taglio del 20% del prezzo del latte ritirato alle stalle da Lactalis di Lodi, la multinazionale francese proprietaria di tutti i grandi marchi del latte in Italia, e che ora ne ha il monopolio.

E’ la stessa Lactalis dopo le loro proteste, ad offrire ai 35 mila allevatori in Italia, l’elemosina di 1 (uno) centesimo in più al litro, offerta che ha sortito l’effetto della benzina sul fuoco.

Il governo Renzi ha fatto partire il “fondo latte”, dopo averlo per mesi solo annunciato. Un tampone provvisorio ben lungi dall’affrontare il problema.

La posta in gioco è grossa. Coldiretti accusa il governo di stare al gioco della Lactalis, che punterebbe ad un dimezzamento dei produttori di latte in Italia, per importarlo dall’estero a minor prezzo e poi metterlo sul mercato, secondo Coldiretti, “a prezzi maggiorati del 50%”, con più margini di profitto.

Le stalle dei 35 mila allevatori italiani, hanno in media dalle 60 alle 100 mucche, un numero troppo ridotto, dicono gli specialisti del settore, per pesare sul governo con le proprie richieste. Una considerazione questa, che potrebbe solo servire ad aumentare la concorrenza nel settore, con allevatori che si unificano in stalle ed aziende più grandi, mentre altri soccombono.

Martina il ministro all’agricoltura del governo Renzi, salomonico dichiara che agli allevatori “bisogna pagare il giusto: così il sistema non si può reggere”.

Ma chi e con quali soldi “deve pagare il giusto?”

Salvini rivendica la difesa del made in italy, e rinfaccia a Renzi di aver rapinato 70 milioni di euro nelle tasche degli allevatori. Salvini ha buon gioco nello strepitare, con gli allevatori che si aggrappano al nazionalismo, invocano la “sovranità nazionale” contro la multinazionale francese, Lactalis.

Come finirà questa partita?

Per quanto ci riguarda, per ora avvisiamo il governo Renzi che non intendiamo più subire sacrifici per finanziare i profitti dei padroni, compresi i padroni del latte.

Saluti da alcuni operai

 

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