Gli Stati Uniti d’Europa

Redazione, Si fa fatica a stare dietro alle ideologie dei padroni italiani, sostenute fedelmente dai politici loro servi, di destra o di sinistra. Fino a ieri, le istituzioni europee con sede a Bruxelles, il parlamento europeo, ma soprattutto la Commissione europea, organo esecutivo della Ue, erano il futuro dell’Europa. Un futuro unico e comune per tutte le borghesie europee, in cui quella italiana non solo si riconosceva, ma ne era la prima artefice e propugnatrice. Ora, invece, ci dice il capo del governo, Renzi: «È finito il tempo in cui qualcuno poteva immaginare di telecomandare l’Italia» – riferendosi alla […]
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Si fa fatica a stare dietro alle ideologie dei padroni italiani, sostenute fedelmente dai politici loro servi, di destra o di sinistra. Fino a ieri, le istituzioni europee con sede a Bruxelles, il parlamento europeo, ma soprattutto la Commissione europea, organo esecutivo della Ue, erano il futuro dell’Europa. Un futuro unico e comune per tutte le borghesie europee, in cui quella italiana non solo si riconosceva, ma ne era la prima artefice e propugnatrice. Ora, invece, ci dice il capo del governo, Renzi: «È finito il tempo in cui qualcuno poteva immaginare di telecomandare l’Italia» – riferendosi alla Commissione europea e dopo aver aperto uno scontro senza precedenti con l’istituzione europea e il suo presidente, Jean-Claude Juncker.

Per 70 anni ci hanno raccontato che i vari stati europei non solo si dovevano uniformare alle direttive comunitarie, alle decisioni politiche trasnazionali prese a Bruxelles, ma di più: si prefigurava una radicale trasformazione della Ue in una nuova entità statuale. Gli “Stati Uniti d’Europa” erano prossimi a costituirsi. Gli interessi parziali delle varie borghesie nazionali si dovevano riconoscere e riunificare nell’interesse comune dell’Europa: via le singole monete, via i confini interni, via le dogane. Un unico mercato delle merci, compresa la forza-lavoro, si doveva formare, con le stesse regole al suo interno, in cui ogni borghese europeo produttore potesse competere allo stesso livello. Su queste nuove basi l’Europa si poteva confrontare con il resto del mondo.

L’ideologia dominante cantava in coro che le borghesie europee, che per i loro interessi economico-nazionali erano persino giunte a scatenare due guerre mondiali, abbandonate contrapposizioni di “altri tempi”, potessero finalmente vivere in pace per sempre, unite negli intenti comunitari. Ma ancora molto di più, in pratica che si dissolvessero in un’unica borghesia europea, lasciandosi alle spalle per sempre le loro origini e potenze storicamente determinate su base territoriale e nazionale. Gli Stati del vecchio Continente lasciavano il posto al nuovo Stato.

Faceva eccezione, a conferma della tesi, la borghesia inglese che non aveva nemmeno rinunciato alla sovranità monetaria. Come fuori dal coro rimanevano negli altri paesi europei ben poche voci, solo alcuni partiti minori, opposizioni estreme, marginali, talvolta xenofobi, a rappresentare i malumori e il malcontento di frange di piccola e media borghesia nazionali che di volta in volta si trovavano a subire i “diktat” di Bruxelles. In realtà il grande capitale li schiacciava, ma era facile scaricare sul progetto europeo la colpa, salvando così il sistema che, peraltro, li ha poi quasi sempre “aiutati” e “salvati”.

Cosa ne è rimasto e cosa in realtà è il grande progetto dell’Europa Unita ce lo racconta la cronaca di politica estera italiana di questi giorni. La crisi sta facendo riaffiorare, più ancora che i contrasti tra gli interessi nazionali sopiti – «Io sto difendendo l’Italia» , dice un Renzi patriottico-, una verità dura a morire. Che, invero, le varie borghesie europee, ben lungi dall’annichilirsi in un’unica borghesia europea, dalle loro basi nazionali, dall’interno dei loro “vecchi” confini, attraverso i propri governi, comandavano e comandano nelle istituzioni europee. E pertanto comandano sulla base dei rapporti di forza che esprimono i rispettivi capitali nazionali, in cui il più forte detta condizioni. Nulla di strano che gli altri resistano e pretendano di contare di più, pronti a far valere ogni cambiamento della potenza economica dei propri gruppi capitalistici, vera o presunta che sia.

R.P.

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