Mondiali in Qatar, strage di operai nepalesi

Redazione di Operai Contro, Sono più di 400 gli operai che sono morti nei cantieri dei nuovi stadi. Ma nessuno riesce o vuole fermare queste stragi di operai del Nepal che lavorano per costruire gli stadi e le strade circostanti per i mondiali di calcio che si terranno nel 2022 in Qatar. Da circa un anno centinaia di articoli e denunce da parte di giornalisti e reporter internazionali mostrano al mondo intero lo sfruttamento degli operai nepalesi e in che condizioni disumane essi lavorano nei cantieri. Ogni giorno almeno un operaio perde la vita a causa di infortuni mortali o spesso anche per […]
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Redazione di Operai Contro,

Sono più di 400 gli operai che sono morti nei cantieri dei nuovi stadi.

Ma nessuno riesce o vuole fermare queste stragi di operai del Nepal che lavorano per costruire gli stadi e le strade circostanti per i mondiali di calcio che si terranno nel 2022 in Qatar.

Da circa un anno centinaia di articoli e denunce da parte di giornalisti e reporter internazionali mostrano al mondo intero lo sfruttamento degli operai nepalesi e in che condizioni disumane essi lavorano nei cantieri.

Ogni giorno almeno un operaio perde la vita a causa di infortuni mortali o spesso anche per le troppe ore di lavoro faticoso e soprattutto perché lavorano a temperature di estremo caldo , addirittura con 50 gradi all’ombra con pochissimo cibo e poca acqua.

Gli interessi e i profitti degli organizzatori dei mondiali di calcio sono importanti come i profitti degli imprenditori edili che hanno in mano gli appalti per costruire, valgono miliardi di dollari e non si possono fermare i lavori.

Le vite umane dei 400 operai morti, fra loro anche moltissimi giovani, invece non valgono niente, nessuno li considera e nessuno prende provvedimenti per boicottare la macchina organizzativa dei giochi.

Le federazioni sportive nazionali e internazionali non intervengono, gli sponsor premono per arrivare pronti per la pubblicità.

I politici e i capi di stato di tutto il mondo hanno altro a cui pensare, al momento delle inaugurazioni del 2012 saranno in prima fila e magari come al solito ricorderanno gli operai deceduti con un minuto di silenzio. 

Papa Francesco e i grandi guru delle altre religioni di mezzo mondo ora fanno finta di niente, non vedono queste stragi quotidiane in Qatar, ma nel 2022 nei giorni delle inaugurazioni daranno la loro benedizione agli stadi e pregheranno.

Ora no, nessuno deve intervenire per bloccare i lavori nei cantieri che causano le stragi degli operai nepalesi, i padroni per i loro profitti uccideranno ancora altri operai.              

Operai del Nepal ribellatevi e ammazzate voi chi vi sfrutta.

Un operaio

Sono emersi nuovi dati che non fanno che confermare quanto era già noto.
Il dramma dello sfruttamento dei lavoratori immigrati in Qatar resta una piaga che rischia di gettare ombre pesanti sul Mondiale di calcio del 2022.
Numeri drammatici quelli che arrivano da Doha: sarebbero infatti più di 400 gli immigrati nepalesi morti in Qatar nei cantieri degli stadi che dovranno ospitare la competizione calcistica.
DATI RIPORTATI DALL’OBSERVER. È quanto salta fuori da un rapporto a cura di una associazione per i diritti umani che è stato anticipato dal britannico Observer.
L’elenco degli operai che hanno perso la vita, compilato usando fonti ufficiali fornite da Doha, rappresenta di fatto un nuovo atto d’accusa conto gli organizzatori del torneo.
SI TEMONO 4 MILA VITTIME ENTRO IL 2022. Una vera e propria strage quella che si sta compiendo nel Paese del Golfo; come già annunciato da diverse fonti, si temono 4 mila vittime da qui all’inaugurazione del campionato, secondo l’International Trade Union Confederation.
I lavoratori più a rischio sembrano proprio quelli nepalesi, che rappresentano il 20% della manodopera usata per la costruzione degli stadi.
LE ACCUSE DELLA GRAN BRETAGNA. Molti altri arrivano da India, Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka. Le polemiche sono destinate ad acuirsi nei prossimi giorni, in occasione della visita del principe britannico Carlo in Qatar.
Proprio la Gran Bretagna, infatti, è il Paese che più di tutti ha puntato il dito contro Doha per i morti nei cantieri.
Il deputato laburista Jim Murphy ha già scritto un intervento sul Guardian in cui ha condannato la tragedia degli operai e ricordato che nessun lavoratore è morto nei cantieri per l’Olimpiade di Londra 2012

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