NO AL SINDACATO DELLA TROIKA

Redazione Operai Contro Dopo aver distrutto la capacità di reazione collettiva dei lavoratori con il mantra dei sacrifici e il ricatto della responsabilità. Dopo aver collaborato attivamente con i padroni della Confindustria e i loro azionisti di riferimento al governo a spogliare anno dopo anno i lavoratori dei diritti conquistati con le lotte degli anni 60-70 (sette festività, scala mobile, consigli di fabbrica, pensioni, art. 18). Dopo aver accompagnato la delocalizzazione della grande e media industria. Dopo che la moderazione salariale di questi decenni ha ridotto gli stipendi netti precipitandoli al 23esimo posto nella classifica dei trenta paesi più […]
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Redazione Operai Contro

Dopo aver distrutto la capacità di reazione collettiva dei lavoratori con il mantra dei sacrifici e il ricatto della responsabilità.

Dopo aver collaborato attivamente con i padroni della Confindustria e i loro azionisti di riferimento al governo a spogliare anno dopo anno i lavoratori dei diritti conquistati con le lotte degli anni 60-70 (sette festività, scala mobile, consigli di fabbrica, pensioni, art. 18).

Dopo aver accompagnato la delocalizzazione della grande e media industria.

Dopo che la moderazione salariale di questi decenni ha ridotto gli stipendi netti precipitandoli al 23esimo posto nella classifica dei trenta paesi più industrializzati – più bassi del 32,3% rispetto alla media europea (dati Ocse).

Dopo che dal 2008 la crisi ha tagliato un milione di posti di lavoro – che a dire degli stessi sindacati sessant’anni di crescita ininterrotta non basteranno a recuperare –, consegnando i disoccupati al welfare di famiglia, alla Caritas o costringendoli a emigrare; e sprofondato 4.814.000 persone (8% della popolazione) al livello massimo di povertà assoluta mai registrato dal 2005 a oggi.

Dopo non aver fatto niente contro le riforme Fornero delle pensioni e del lavoro imposte dagli 8 punti della troika al governo nel luglio 2011; niente per fronteggiare una precarietà schiavista e una disoccupazione giovanile salita al 42%.

Ora ossessionati dalla paura che la crisi possa spingere i lavoratori a darsi un’organizzazione nuova e indipendente, mettendo così in pericolo la loro funzione di controllori e garanti della pace sociale, Cgil-Cisl-Uil si blindano in un cartello per garantirsi il monopolio della rappresentanza della merce forza-lavoro, sottoscrivendo a tempi record assieme a Confindustria il Testo Unico di rappresentanza dei lavoratori, dei diritti e delle libertà sindacali.

Testo che ricalcando perfettamente l’accordo separato siglato nel 2010 alla Fiat di Pomigliano accetta le deroghe in azienda ai contratti nazionali su orari, prestazioni, condizioni di lavoro, tutto. Prevede l’esigibilità degli accordi anche per chi non è d’accordo (sindacati e delegati aziendali non allineati), assegnando a una giuria formata da tre rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, tre di Confindustria, più un esperto esterno, ogni decisione in merito ai contenziosi delle singole categorie, unitamente al compito di prevenire e sanzionare eventuali scioperi di delegati e sindacato dissenzienti con ammende pecuniarie e sospensione dei diritti sindacali.

Un testo ordito senza consultare i lavoratori, in totale spregio alla sentenza della Corte Costituzionale che ha riammesso la Fiom in Fiat, il quale impone la rappresentanza unica e sequestra ogni forma di democrazia sui posti di lavoro, stabilendo che possono partecipare alle elezione delle Rsu solo le organizzazioni sindacali di categoria aderenti a confederazioni firmatarie dell’accordo e che ne “accettino espressamente, formalmente ed integralmente i contenuti”.

Come urlò Bonanni: “Dieci, cento, mille Pomigliano”. Insomma: Marchionne per tutti!

Opera… i/e – Scala

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