In Siria contro l’Isis, preparano la III Guerra mondiale

Redazione di Operai Contro, non son pochi in Italia i sostenitori di Putin. Commentatori, giornalisti, antimperialisti (che tuttavia vedono solo quello Usa), fascisti e leghisti, ecc. Persino il sole24ore, con Ugo Tramballi, dopo averci dato la conferma che a “leggere La Padania, Il Giornale e Il Manifesto, scoprireste che di Putin destre e comunisti scrivono con lo stesso entusiasmo ” (sole24ore del 29/9), butta lì che “il sistema decisionale americano è paralizzato da veti, alleanze e un politicamente corretto sempre più insostenibili; e quello russo alla fine è un sistema più scorretto e cinico ma agile ed efficace”. E […]
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Redazione di Operai Contro,

non son pochi in Italia i sostenitori di Putin. Commentatori, giornalisti, antimperialisti (che tuttavia vedono solo quello Usa), fascisti e leghisti, ecc. Persino il sole24ore, con Ugo Tramballi, dopo averci dato la conferma che a “leggere La Padania, Il Giornale e Il Manifesto, scoprireste che di Putin destre e comunisti scrivono con lo stesso entusiasmo ” (sole24ore del 29/9), butta lì che “il sistema decisionale americano è paralizzato da veti, alleanze e un politicamente corretto sempre più insostenibili; e quello russo alla fine è un sistema più scorretto e cinico ma agile ed efficace”. E così anche lui, immaginiamo per conto del capitale industriale italiano, saluta con “entusiamo” l’intervento della Russia in Siria. Lo chiama realismo cinico di Putin, ma di fronte al dato di fatto delle truppe russe al fianco di quelle di Assad e del nuovo livello cui è giunta la guerra in Medio Oiente, sembra invocare lo stesso realismo da parte di Obama e critica Renzi che vorrebbe stare a guardare.

Nella testa di Tramballi e di tutti gli altri interventisti è l’Isis il male dei mali, la nuova causa “del disordine mondiale”, la minaccia da estirpare, il nuovo nazismo -dicono- contro cui occorre tutti combattere alleandosi. La guerra al piccolo e inconsistente Califfato, che non è un paese, né uno stato per il momento costituito, viene confrontata con quella contro la potente e industriale Germania hitleriana. Un assurdo storico.

Ci vorrebbero convincere che se il mondo intero si accordasse nella santa guerra contro i “barbudos”, dopo la loro sconfitta, tornerebbe la prosperità in tutte le democrazie occidentali e, perché no, persino in Medio Oriente. Un’altra guerra giusta, pertanto, e una vittoria che a quel punto ci vorrebbe poco ad ottenere, dato che l’apparato industriale del Califfato è inesistente e quello militare non è altro che quanto preso sul terreno ad Assad o all’esercito iracheno. Peccato che di queste guerre “facili” condotte dalle grandi potenze è tristemente costellata tutta la storia del Medio Oriente, l’attuale miseria delle sue popolazioni e la nascita stessa dell’Isis con le sue rivendicazioni. Una confusione tra effetti e cause negli avvenimenti storici che la dice lunga sulle capacità intellettuali di questi scribacchini o il loro asservimento all’ideologia dominante.

 

Fino a qui è storia triste e già vista, con responsabilità dei governi delle nostre borghesie cui a buon diritto le popolazioni arabe potrebbero chieder conto davanti a un tribunale internazionale. Ma se di pancia verrebbe semplicemente di rispondere: “che ci andassero loro in prima persona a combattere in Siria”, con la discesa in campo dell’esercito della borghesia russa affianco a quella siriana di Assad la questione si fa un po’ più complicata e rischia di travolgere l’umanità intera.

E’ bastata una sola settimana di bombardamenti dei russi per far emergere le differenze di interessi tra le grandi potenze. La Russia ha fatto capire al mondo intero che mira con il suo appoggio militare alla riconquista di tutto il territorio passato agli insorti. Punta a rimettere saldamente al potere la borghesia che si riconosce in Assad e con questo a mettere un indiscutibile suo avamposto nel mediterraneo e nel Medio Oriente. Ma in questo il contrasto con gli Stati Uniti si fa palese. Se tutte le milizie indistintamente venissero annientate permettendo all’esercito di Assad di riprendere il controllo all’interno dei suoi confini, l’imperialismo russo avrebbe di fatto sostituito quello americano nell’area. Un’ulteriore smacco alla politica internazionale degli Usa, che difficilmente, dopo l’annessione della Crimea alla Russia, la borghesia imperialista americana potrebbe ancora permettersi.

Chi si rallegra dei bombardamenti russi e delle presunte sconfitte dell’Isis, paradossalmente si sta mettendo nelle stesse condizioni di quelli che, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale vedevano nell’accondiscendere ad ogni pretesa territoriale di Hitler, dei momenti risolutori dei contrasti della Germania con i paesi confinanti, ritenuti ai tempi forieri di pace. Furono invece proprio le premesse della II Guerra.

Così veniamo al dunque e tutti sono avvisati. Gli eventi del Medio Oriente, quelli ucraini, sono oggi gli episodi di un contrasto tra le borghesie nazionali, che ormai trascinano direttamente nell’agone militare Stati Uniti e Russia. Con la Russia di Putin in particolare che sempre più è decisa a far valere i propri interessi “vitali” di potenza industrial-militare. E di per loro queste dinamiche interne capitaliste non possono che sfociare prima o poi in un conflitto mondiale tra loro direttamente, travalicando velocemente i singoli ambiti geografici in cui sono per il momento apparentemente confinati.

Sotto embargo, in crisi economica, se proprio si volesse fare un confronto è proprio la Russia di Putin a trovarsi nelle stesse condizioni della Germania di Hitler, altro che il nazismo dell’Isis. Tutti sono avvisati.

R.P.

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