I Gruppi della Resistenza in Siria

Caro Operai Contro, la resistenza siriana ad Assad, seppur frammentata è un dato di fatto inoppugnabile. All’Isis sceso in campo all’inizio del 2013, Putin e le borghesie occidentali danno la colpa della guerra, dei profughi, dei migranti. In realtà la resistenza in Siria, fa la guerra alla guerra, combatte l’esercito di Assad dall’inizio del 2011, molto prima dell’ascesa dell’Isis, che viene usato per ribaltare la frittata e dare in pasto all’opinione pubblica, il diavolo da sconfiggere. In nome della guerra all’Isis, gli USA di Obama, la Russia con Putin e la Francia con Hollande a fianco dell’esercito siriano, bombardano […]
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Caro Operai Contro,

la resistenza siriana ad Assad, seppur frammentata è un dato di fatto inoppugnabile. All’Isis sceso in campo all’inizio del 2013, Putin e le borghesie occidentali danno la colpa della guerra, dei profughi, dei migranti. In realtà la resistenza in Siria, fa la guerra alla guerra, combatte l’esercito di Assad dall’inizio del 2011, molto prima dell’ascesa dell’Isis, che viene usato per ribaltare la frittata e dare in pasto all’opinione pubblica, il diavolo da sconfiggere. In nome della guerra all’Isis, gli USA di Obama, la Russia con Putin e la Francia con Hollande a fianco dell’esercito siriano, bombardano i civili cercando di fermare la resistenza in Siria. Allego un estratto del Sole 24 ore, sulla composizione dei gruppi della resistenza siriana.

Saluti Operai

Mille sarebbero i gruppi armati dei ribelli in Siria, la maggior parte di piccole dimensioni, i cosiddetti katiba. In questo scenario confuso i veri perdenti dell’opposizione al regime sono i ribelli definiti “moderati”, le forze che sono confluite nell’Esercito siriano libero. Tra le quali figurano le unità addestrate dalla Cia in Turchia per combattere le forze del regime e scelti, a suon di centinaia di milioni di dollari, come unico – e “affidabile” interlocutore militare. La componente islamista è di gran lunga oggi la più forte. Con buona pace dell’anima secolare laica che fino al 2011 aveva contraddistinto la società siriana come una delle più tolleranti e aperte. Come in altri teatri di guerra mediorientali, il conflitto ha dunque facilitato l’ascesa dell’Islam radicale, per cui il rovesciamento del regime è solo la prima tappa di un processo il cui fine è l’instaurazione di un califfato islamico in Siria.

Fondato nel luglio del 2011 da un gruppo di ex ufficiali dell’esercito siriano, l’Esl è composto da soldati e ufficiali disertori delle forze armate siriane. In principio era stato creato per proteggere le decine di migliaia di dimostranti che manifestavano pacificamente contro il regime dalle violenze perpetrate dalle forze di sicurezza siriane e dalle milizie paramilitari. Ma quando la primavera siriana degenera in guerra civile, l’Esl si trasforma in una milizia combattente strutturata, suddivisa in brigate con centri di comando nelle principali città siriane. I primi mesi del 2012 registrano un continuo flusso di soldati regolari e anche alcuni ufficiali di alto rango. Il numero complessivo di disertori e, più in generale, di miliziani legati all’Esl è sconosciuto ma si parla, all’inizio del 2013, di quasi 50mila uomini La sede centrale dell’Esl è in Turchia, Paese da cui riceve finanziamenti e sostegno. Dopo un iniziale successo l’Esl è stato però spodestato da una miriade di gruppi islamisti e da quelli più organizzati.

Sullo Stato islamico e sulla sua impressionante avanzata in Siria e in Iraq si è già scritto molto. Basti solo ricordare che dal giugno del 2014 quando Abu Bakr al Baghdadi proclamò ufficialmente il Califfato, all’ottobre dello stesso anno, le milizie dell’Isis conquistano città dopo città, da Mosul a Tikrit, fino a controllare una piana arida e ventosa che si distende tra le regioni della Siria nord-occidentale e quelle dell’Iraq nord-orientale estesa quanto la Gran Bretagna, dove vivono otto milioni di persone. L’area dove l’Isis è più attivo è il nord della Siria, nei governatorati di Aleppo, Idlib e Raqqa, la “capitale dello Stato islamico”. A partire da gennaio 2014 l’Isis entra in aperto conflitto con le altre forze ribelli abbandonando molte cittadine ma conservando alcune roccaforti tra cui Raqqa (oggi però controllerebbe un terzo del territorio siriano). Nello stesso periodo scatena un’offensiva nella regione di al-Anbar in Iraq, causando il primo importante sconfinamento della guerra civile siriana. Prima alleati con i qaedisti di Jabat al-Nusra, nel 2014 li fronteggia in ferocissimi scontri. Sulle altre milizie siriane l’Isis ha conseguito indubbi successi militari. Il numero dei suoi miliziani è intorno ai 15.000. È la formazione che annovera la maggior parte di combattenti jihadisti non stranieri.

Prima della grande ascesa dell’Isis in Siria (a inizio 2013) i temibili miliziani di Jabat al Nusra erano il gruppo più estremista e organizzato. Obiettivo del Fronte al-Nusra è la creazione di un Emirato islamico in Siria, governato secondo i dettami della sharia. E una guerra senza quartiere alle altre confessioni religiose, tra cui anche i musulmani sciiti. Creato il 23 gennaio 2012, il gruppo è composto in principio da miliziani siriani e iracheni provenienti da gruppi qaedisti che operavano in Iraq. In meno di un anno, a causa anche dei suoi stretti contatti con il network di Ayman al-Zawahiri, gli Stati Uniti decidono di inserire al Nursra nella lista delle organizzazioni terroristiche. Armati bene, composti da mujaheddin esperti, che hanno già combattuto in altri teatri di guerra, il fronte Nusra diventa presto la forza anti-Assad più temibile. Ma si rende protagonista di un’ondata di attentati kamikaze (circa 70 in due anni) contro il regime in cui vengono uccisi anche diversi civili.Il numero dei suoi miliziani è stimato intorno a 20mila uomini, tra cui molti combattenti stranieri. La sua popolarità, e soprattutto la sua forza militare, spingono il Libero esercito siriano a riconoscere – obtorto collo – il ruolo primario del fronte al-Nusra nella guerra contro il regime.

E’ una coalizione di 7 gruppi armati di ispirazione salafita che si oppongono al regime. Creato nel novembre del 2013, annovera tra le sue file due tra i più importanti gruppi islamisti: Jaysh al-Islam e Ahrara al-Sham. Secondo alcune fonti, sarebbe la milizia di opposizione più numerosa in Siria, con 60mila uomini. Anche in questo caso i rapporti con l’Esercito siriano libero sono stati subito difficili fino a degenerare in diverse occasioni in conflitti a fuoco. Per fronteggiare la crescente minaccia dello Stato Islamico, i due gruppi stringono nel 2014 una nuova alleanza, ma è con al-Nusra che il Fronte islamico ha le relazioni più solide e con cui conduce operazioni militari congiunte. Il maggior sponsor del Fronte Islamico è l’Arabia Saudita. Riad, secondo i suoi rivali, fornirebbe armamenti, sostegno finanziario e persino le linee e le strategia da adottare. Obiettivo del Fronte Islamico è la creazione di un Emirato islamico in Siria.

È il gruppo salafita indipendente più numeroso ad Aleppo. Composto soprattutto da siriani, in molte occasioni alleato di Jabhat al Nusra, il gruppo ha come obiettivo la caduta del regime e l’instaurazione di un Califfato islamico. Disporrebbe di almeno 30-40mila uomini, dispiegati anche in altre aree del Paese, tra cui Homs, Hama e i dintorni di Damasco.

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