Crisi, l’Italia è diventata un “cimitero” di fabbriche

Redazione di operai Contro, Il quadro, nelle sue linee generali, è abbastanza chiaro: oltre 150 tavoli di crisi nazionali che però sono solo la punta dell’iceberg di una crisi dirompente. La cassa integrazione sfiora le 990 milioni di ore nei primi undici mesi del 2013 e questo significa che almeno 520mila persone sono relegate a casa a zero ore e con stipendi da circa 800 euro (i lavoratori coinvolti, però, considerando le riduzioni parziali sono più di 1 milione). Un salasso che la Cgil ha stimato in 3,8 miliardi l’anno. Quei 500mila vanno aggiunti ai 3 milioni in cerca di occupazione registrati dall’Istata ottobre 2013. La situazione delle tante crisi […]
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Redazione di operai Contro,

Il quadro, nelle sue linee generali, è abbastanza chiaro: oltre 150 tavoli di crisi nazionali che però sono solo la punta dell’iceberg di una crisi dirompente.

La cassa integrazione sfiora le 990 milioni di ore nei primi undici mesi del 2013 e questo significa che almeno 520mila persone sono relegate a casa a zero ore e con stipendi da circa 800 euro (i lavoratori coinvolti, però, considerando le riduzioni parziali sono più di 1 milione).

Un salasso che la Cgil ha stimato in 3,8 miliardi l’anno.

Quei 500mila vanno aggiunti ai 3 milioni in cerca di occupazione registrati dall’Istata ottobre 2013. La situazione delle tante crisi aziendali, inoltre, crea una saldatura, non cercata, tra la condizione di precarietà di chi svolge solo lavori saltuari (i lavoratori a tempo determinato sono 2,3 milioni) e quella di chi garantito una volta da un lavoro a tempo indeterminato ora è minacciato dal licenziamento incombente.

Secondo la Cisl, i lavoratori a forte rischio occupazionale sono quasi 150 mila. E tendono a crescere. Questa precarietà è dimostrata da quanto avvenuto alla Firem di Modena, la scorsa estate, quando la famiglia Pedroni pensò bene di trasferirsi in Polonia e di portare via, notte tempo, macchinari e liquidazioni nel pieno delle ferie sperando di non farsi scoprire. Solo la pronta reazione dei lavoratori impedì il peggio.

Il rischio della chiusura aleggia sopra il mega-impianto di Piombino, dove la Lucchini sembra non avere speranze. Qualche sollievo è giunto nel frattempo alle Acciaierie ternane prontamente riequilibrato, a negativo, dalla crisi generalizzata dellaFiat, da quella dell’Ilva, dalla deindustrializzazione sarda, da quanto accade a Telecom, all’Alitaliae in altre aziende di primo piano. Anche una vertenza importante come l’Indesit, chiusasi con un accordo, propone una prospettiva di cassa integrazione per i prossimi anni e rimanda tutto al 2018. Senza contare le chiusure simbolo di Irisbus e Termini Imerese nel gruppo Fiat.

Siamo nel vivo della crisi più acuta che si ricordi dal 1929

I politici dei padroni continuano a rubare e a massacrare operai, lavoratori e pensionati

Operai l’unica cosa che possiamo augurarci per il 2014 è la crescita del nostro Partito

Un operaio della Fiat

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