Jabil

F. Galloro risponde a P.d.A.C. La decisione di organizzarsi in presidio è stata presa sei mesi prima del successivo licenziamento da parte di Jabil, in quanto avvertivamo il pericolo di ritrovarsi senza impianti un lunedì mattina, come leggevamo sui giornali per tanti altri stabilimenti. Questa decisione ha consentito di mantenere in fabbrica tutti gli impianti, la materia prima, i semilavorati e parte del prodotto finito,era ed è stato un modo per avere un mezzo di pressione verso il padrone che impunemente licenzia,chiude le fabbriche e specula sulle aree. Dal momento che le istituzioni appoggiano queste scelte abbiamo avuto coscienza […]
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F. Galloro risponde a P.d.A.C.

La decisione di organizzarsi in presidio è stata presa sei mesi prima del successivo licenziamento da parte di Jabil, in quanto avvertivamo il pericolo di ritrovarsi senza impianti un lunedì mattina, come leggevamo sui giornali per tanti altri stabilimenti.

Questa decisione ha consentito di mantenere in fabbrica tutti gli impianti, la materia prima, i semilavorati e parte del prodotto finito,era ed è stato un modo per avere un mezzo di pressione verso il padrone che impunemente licenzia,chiude le fabbriche e specula sulle aree. Dal momento che le istituzioni appoggiano queste scelte abbiamo avuto coscienza che ci dovevamo difendere da soli per non ritrovarci disoccupati senza aver lottato. Abbiamo scelto di lottare contro i licenziamenti con l’unico mezzo a nostra disposizione l?occupazione della fabbrica, il presidio

La lotta continua ancora dopo tre anni, particolarmente per la determinazione delle operaie che tutti i giorni sono presenti al presidio e alle manifestazioni, nonostante gli insulti di un signor FR.

Si coglie l’occasione per informare che non ci sentiamo “smascherati” da alcune critiche su cui non siamo intervenuti soltanto perché non meritavano risposta.

Per quanto riguarda la nostra presunta pratica di seminare illusioni sulla ricerca di un nuovo padrone, diciamo semplicemente vogliamo il ritiro dei licenziamenti, la riapertura della fabbrica, tutto ciò in questo sistema prevede la presenza di un padrone? E allora ci difenderemo da lui come ci siamo difesi dal padrone Jabil. Oppure caro FR dovremmo accettare i licenziamenti, la chiusura della fabbrica in silenzio? Ma la vostra sicurezza sull’impossibilità di un nuovo padrone deriva da un’altra soluzione che avete in serbo per le fabbriche in lotta contro la chiusura e che la “cara operaia” che state rendendo martire ha cercato di realizzare con la sua attività al presidio.

Ha tentato di trovare soci tra gli operai del presidio per costituire una cooperativa usando le liquidazioni dei licenziati. La cosa non è andata in porto per molti motivi. Innanzitutto nessuno voleva investire i pochi risparmi dal momento che nella crisi i ricchi padroni facevano il contrario. La crisi del capitale, infatti, vale per i padroni ma anche per le piccole cooperative, non è che i padroni non investono perché sono soltanto cattivi. Comunque chi non aveva risparmi era escluso o al massimo semplice dipendente. Gli operai dovevano diventare capetti e fare sacrifici che di solito chiedono i padroni, e alla fine magari autolicenziarsi.

Infine se l’alternativa comunista è diventare padroncini non si capisce cosa c’entri il comunismo. Poi dicono che noi non ci fidiamo dei piccolo-borghesi che hanno ancora il “sogno americano” in testa.

Un’altra attività della “cara operaia..” è stata quella di comprare decine di magliette con su scritto “presidio Jabil”, ma con lo stemma elettorale di Ingroia, tentando pure di farle pagare 12 euro a testa. Eppoi ci accusano di voler mettere il cappello alla lotta! (F.G.)

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