Poste Italiane,il via alla privatizzazione

Redazione, 1998: l’azienda pubblica poste italiane, trasformandosi in  SPA inizia l’ opera  di smantellamento del servizio pubblico del recapito e degli uffici postali. I sindacati concertativi(CGIL CISL UIL) cantano vittoria, e scioperano per accelerare  tale processo. Il primo segnale di questa trasformazione, è il piano industriale firmato da Passera che prevede 22.000 tagli .Nel 2006 firmato un nuovo accordo che prevede altri 2580 tagli e la separazione  formale dal banco posta. 2010 riorganizzazione del recapito altri 2857  tagli aumento del carico di lavoro di circa il 20%. Nel 2012 il progetto dell’azienda, è la chiusura di 1200 uff postali […]
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Redazione,
1998: l’azienda pubblica poste italiane, trasformandosi in  SPA inizia l’ opera  di smantellamento del servizio pubblico del recapito e degli uffici postali. I sindacati concertativi(CGIL CISL UIL) cantano vittoria, e scioperano per accelerare  tale processo. Il primo segnale di questa trasformazione, è il piano industriale firmato da Passera che prevede 22.000 tagli .Nel 2006 firmato un nuovo accordo che prevede altri 2580 tagli e la separazione  formale dal banco posta. 2010 riorganizzazione del recapito altri 2857  tagli aumento del carico di lavoro di circa il 20%. Nel 2012 il progetto dell’azienda, è la chiusura di 1200 uff postali e 12000 tagli nel recapito. un anno dopo si annunciano altri 6.000 posti tagliati. Per sgombrare il campo da qualsiasi possibilità di opposizione ai progetti  di smantellamento del settore i sindacati concertativi, sempre gli stessi, firmano un accordo “Testo unico sulla rappresentanza” che serve ad azienda e sindacati a mettersi al riparo da qualsiasi tipo di opposizione e forma di protesta da parte dei lavoratori che non accettano le loro condizioni. Questo comporta il divieto di tutte le forme di lotta per contrastare tali progetti e la negazione dei diritti ai non firmatari degli accordi. A distanza di 18 anni (tanto ci è voluto per lo smantellamento di un settore pubblico) nel gennaio del 2014 il governo annuncia la cessione del 40% di Poste Italiane per fronteggiare il debito pubblico. Conti alla mano è evidente che il guadagno che se ne ricava non ha nulla a che fare con il risanamento del debito, ma spiana la strada alla completa privatizzazione del settore. D’altra parte i soggetti  istituzionali che dovrebbero acquistare  il 40% sono gli stessi che si stanno adoperando affinché, la sanità, l’istruzione, i trasporti e tutti quei settori di pubblica utilità, diventino di fatto privati, negandone quindi il diritto a tutti coloro che non si possono permettere di pagarli. Di fatto già oggi il settore postale vede circa 2000 soggetti abilitati allo svolgimento del servizio postale, le più importante agenzie di recapito sono gestite da ex dirigenti di poste ed ex sindacalisti, sono coloro che si dividono la fetta più consistente di guadagni, grazie e soprattutto allo sfruttamento dei lavoratori. La TNT sono partite iva che lavorano 12/14 ore al giorno per 1500 euro al mese da cui togliere 300 euro per la manutenzione del mezzo di lavoro che è di loro proprietà, e 300 euro di commercialista arriviamo a 900 euro. Oppure contratti di lavoro a tre ore, o solo acconti di stipendio, come ad esempio in Italposte. E stiamo parlando delle maggiori concorrenti di Poste italiane. Una parentesi andrebbe aperta anche sulla nuova commessa vinta da poste per quello che riguarda la  notifica delle cartelle esattoriali dell’equiitalia, e la consegna dei pacchi amazon. Le prime sono un risparmio e un guadagno enorme per l’azienda, considerando che al costo di un solo portalettere, si svolge un lavoro delicato  che richiede una certa professionalità, che noi postini non abbiamo acquisito, ma che per la mancanza di questa pagheremo a caro prezzo, dovendo provvedere alle spese processuali nel caso dovessimo commettere errori. E che dire dei pacchi amazon che sono assolutamente fuori misura per la capacità di portata dei nostri bauletti, e che quindi rappresentano un vero pericolo per la nostra sicurezza, e che spesso direttori e caposquadra ci costringono a portare fuori orario, “perchè non possiamo perdere la commessa” Ed è proprio su questo miserabile ricatto che si fa leva, sul lavoratore, convincerlo del fatto che ci dobbiamo ritenere fortunati, se abbiamo un lavoro, e che quindi non è il caso di fare tante storie, anzi dovremmo essere grati a chi ci permette di  mangiare. Troppo pignoli sull’aumento dei carichi di lavoro, che nel nostro caso, come per tutti coloro (operai dell’industria e dei servizi) che hanno a che fare con macchinari, o che lavorano per la strada ci mettono a rischio della vita o di serio infortunio  quotidianamente. Le responsabilità aumentano. ma la nostra busta paga rimane di mille euro, il problema è che buona parte dei lavoratori di questo settore è stata abituata a racimolare qualcosa di più con lo straordinario, di qui il passo  è breve al ritrovarsi con un aumento dei carichi di lavoro, ma senza un aumento nella retribuzione. In tutto questo i sindacati firmatari di contratto e degli accordi aziendali hanno avuto un importante ruolo di cuscinetto tra l’azienda e i lavoratori, con la politica dei contentini individuali, hanno fatto passare i cambiamenti sostanziali del settore, rendendosi  responsabili di quello che è l’ultimo passaggio( in atto in questi giorni), della distruzione del servizio postale recapito / banco posta. Per  noi come per gli operai dell’industria ancor più sfruttati, e schiavizzati, la balla della crisi è sempre buona per giustificare  un lavoro miserabile e pericoloso,  e non è scontato che riescano a garantirlo sempre questo schifo di lavoro.  Lo sa bene Marchionne ,che questa è la crisi del capitalismo in tutto il mondo, e che per salvare i suoi profitti, cerca di appropriarsi di quote di mercato in tutto il mondo rubandole ai suoi concorrenti, e per far questo ha bisogno. di operai nuovi schiavi da sfruttare in piena libertà. Tutti coloro che si riempiono la bocca di termini, come la dignità del lavoro, la realizzazione professionale nel lavoro, raccontano solo balle e lo sanno,  perché non sono loro ad essere ridotti  allo stato di schiavitù, perchè hanno forse dimenticato che  gli operai vendono le loro braccia perchè è l’unico bene che possiedono, e che possono usare per sopravvivere, questa non è retorica, siamo ritornati indietro di 150 anni mai come oggi la classe operaia che produce e riproduce la ricchezza per tutta la società, vive la condizione peggiore ed è al livello più basso di tutta la gerarchia sociale . Sino ad oggi ne abbiamo sentite di tutti i tipi  di proposte ed opinioni , su come uscire dalla crisi, su quale carro salire, affinché l’opinione, il pensiero degli operai possa trovare un ambito in cui essere rappresentato dai vecchi partiti della sinistra ai nuovi movimenti istituzionali , in cui siamo tutti cittadini. Io mi definisco e sono, una operaia dei servizi e come tale so per certo che i miei naturali alleati, in questa guerra di resistenza ai padroni , sono gli  operai dell’industria, dell’edilizia della’agricoltura, quindi niente di più naturale, che la mia aspettativa sia quella di veder nascere una organizzazione indipendente di operai , che sappia muoversi in proprio, che tolga la  delega a quelli che dicono di rappresentarci, e che come gli operai dell’inse dimostri che ovunque ci sia un  gruppo di operai che come loro sappia muoversi in maniera così incisiva e autonoma, vuol dire che in quella lotta si sono gettate le basi per la nascita di un partito operaio indipendente.
Una postina
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