RENZI SI RIBELLA ALL’UE? DA MORIRE DAL RIDERE!

Redazione di Operai Contro, Il primo ministro italiano Matteo Renzi si è “ribellato” all’Ue. “Basta – ha dichiarato dopo l’incontro a Bruxelles con gli altri capi europei di stato e di governo – con il costante refrain italiano per cui si dipinge l’Europa come il luogo dove veniamo a prendere i compiti da fare a casa. L’Italia sa perfettamente cosa deve fare e lo farà da sola per il futuro dei nostri figli”. Renzi gonfia il petto e fa finta di mostrare i muscoli con una sparata pseudonazionalista, i giornalisti gli fanno la ruota, in Italia qualcuno pensa che […]
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Redazione di Operai Contro,

Il primo ministro italiano Matteo Renzi si è “ribellato” all’Ue. “Basta – ha dichiarato dopo l’incontro a Bruxelles con gli altri capi europei di stato e di governo – con il costante refrain italiano per cui si dipinge l’Europa come il luogo dove veniamo a prendere i compiti da fare a casa. L’Italia sa perfettamente cosa deve fare e lo farà da sola per il futuro dei nostri figli”.

Renzi gonfia il petto e fa finta di mostrare i muscoli con una sparata pseudonazionalista, i giornalisti gli fanno la ruota, in Italia qualcuno pensa che si respiri aria nuova. È penoso Renzi che cerca di darsi un tono per far vedere che rappresenta ed esprime qualcosa di nuovo. Sono penosi coloro che, con evidente malafede o pressapochismo lampante, attribuiscono a Renzi un ardore nazionalista e quasi antieuropeista e stimano che tale ardore possa far bene all’Italia.

L’Italia (cioè il capitalismo italiano) fa parte a pieno titolo dell’Ue, perciò è “costretta” a sottostare a regole precise (che ha in ogni loro parte concorso a decidere e definire) in ogni campo, innanzitutto in quello economico-finanziario. Ciò deriva, in particolare, ma non solo, dall’adesione al Patto di bilancio europeo o Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria (semplicemente “patto finanziario”), un accordo approvato con un trattato internazionale il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 stati membri dell’Ue ed entrato in vigore il 1º gennaio 2013. Il patto contiene una serie di regole, chiamate “regole d’oro”, che sono vincolanti nell’Ue per il principio dell’equilibrio di bilancio. Ogni Paese, dopo la ratifica del trattato, ha avuto tempo fino al 1º gennaio 2014 per introdurre la regola che impone il pareggio di bilancio nella legislazione nazionale. Solo i Paesi che hanno introdotto tale regola entro il 1º marzo 2014 possono ottenere eventuali prestiti da parte del Meccanismo europeo di stabilità.

Il patto prevede per i Paesi contraenti, secondo i parametri di Maastricht fissati dal Trattato CE, diverse clausole o vincoli tra cui:

  • l’obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio;
  • l’impegno ad avere un deficit pubblico strutturale che non deve superare lo 0,5% del Pil e, per i Paesi il cui debito pubblico è inferiore al 60% del Pil, l’1%;
  • l’obbligo per i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del Pil di rientrare entro tale soglia nel giro di 20 anni, a un ritmo pari a un ventesimo dell’eccedenza in ciascuna annualità;
  • l’obbligo per ogni stato di garantire correzioni automatiche con scadenze determinate quando non sia in grado di raggiungere altrimenti gli obiettivi di bilancio concordati;
  • l’obbligo di mantenere il deficit pubblico sempre al di sotto del 3% del Pil, come previsto dal Patto di stabilità e crescita; in caso contrario scattano sanzioni semi-automatiche;
  • l’impegno a inserire le nuove regole in norme di tipo costituzionale o comunque nella legislazione nazionale.

Insomma una serie di duri “obblighi”, ben conosciuti da Renzi già da sindaco di Firenze, che partoriscono misure economico-fiscali che pesano sul portafogli non solo degli operai, ma anche dei tanti piccoli e medi borghesi ai quali adesso il premier cerca di placare il malcontento e strappare l’applauso.

L’Italia ribelle contro l’Ue è una presa in giro ad arte! Gongoleranno coloro, anche a sinistra, che gridano alla ripresa del nazionalismo italiano, ancora di più coloro che vedono in tale neonazionalismo la culla di un nuovo imperialismo italiano!

Folli anacronismi! Niente di più falso. Che cosa potrebbe valere il capitalismo italiano, se agisse da solo, nel mercato mondiale? Nulla, tanto è vero che da quasi 70 anni si è alacremente prodigato per unire le proprie forze a quelle degli altri capitalismi europei per formare una grande potenza, questa, sì, imperialistica, e contare, tutti insieme, molto di più sulla scena economica e politica mondiale.

E Renzi si ribella all’Ue? Ma per carità! Non si scambi una battuta a uso e consumo contingente e interno (per acquisire un po’ di lustro fra le classi e i gruppi sociali particolarmente bastonati dal rigore europeo) per nuova linea economica e politica italiana. Questa è stata definita da tempo, ed è la piena e incondizionata adesione ai programmi dell’integrazione europea. E non è stata definita da Renzi. Ma dal grande capitale italiano, industriale e bancario, commerciale e agrario, che ora l’obbediente Renzi deferentemente serve da primo ministro.

SPARTACUS

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