MORTI VIVENTI? UOMINI DELLO STATO, FINO IN FONDO

Redazione di Operai Contro, Il discrimine non è l’età, ma gli interessi di classe e la lotta per realizzarli Ogni essere umano, dall’età della ragione fino alla piena disponibilità delle facoltà mentali, pensa e agisce in base ai propri interessi di classe. Non è l’età il limite all’azione e al pensiero, bensì la salute mentale. Uomini e donne di 80, 90 anni e oltre sono più attivi, mentalmente e fisicamente, di ragazzi e giovani in qualche modo menomati mentalmente oppure abbandonati a se stessi per più ragioni. Questo atipico esordio per confutare quanto letto in recenti articoli secondo cui […]
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Redazione di Operai Contro,

Il discrimine non è l’età, ma gli interessi di classe e la lotta per realizzarli

Ogni essere umano, dall’età della ragione fino alla piena disponibilità delle facoltà mentali, pensa e agisce in base ai propri interessi di classe. Non è l’età il limite all’azione e al pensiero, bensì la salute mentale. Uomini e donne di 80, 90 anni e oltre sono più attivi, mentalmente e fisicamente, di ragazzi e giovani in qualche modo menomati mentalmente oppure abbandonati a se stessi per più ragioni.

Questo atipico esordio per confutare quanto letto in recenti articoli secondo cui “La borghesia non ha più uomini. Il meglio dei loro politici ha più di settant’anni. Hanno un piede nella fossa. I padroni devono ricorrere a questi morti viventi. Un morto vivente è Napolitano, dei morti viventi sono i suoi saggi. I morti viventi hanno alle spalle un passato di ladrocinio, di inciuci, di cambio di casacche. È il tempo dei giovani operai. È il tempo di costruire il partito Operaio”.

E poi: “L’ultimo articolo di oggi è “i morti viventi”, dove giustamente si dice che la borghesia ha un piede nella fossa e che i suoi uomini hanno più di settant’anni. Sarebbe bene specificare che anche il buon Grillo in quanto ad età non scherza”.

 

Se si vuole, con bella metafora, paragonare la borghesia a un corpo vecchio e prossimo alla morte e la classe operaia a un organismo giovane e sano, pronto a vivere e a compiere ogni sforzo per vincere, si è colpito nel segno. Ma se invece, molto più letteralmente, si vuole deridere la borghesia perché i suoi uomini sarebbero tutti vecchi e usurati, si sbaglia di grosso. L’equazione “borghesia = uomini vecchi = il vecchio, classe operaia = uomini giovani = il nuovo” è fuorviante perché inesatta, non reale.

 

La borghesia ha conquistato il potere in Italia da più di 150 anni, senza l’appoggio delle masse popolari, anzi spesso reprimendo moti di braccianti, contadini, poveri di ogni tipo, che reclamavano lavoro, libertà, diritti: come il massacro di Bronte (in Sicilia), come l’accanita repressione dei cosiddetti briganti meridionali, partigiani resistenti contro gli invasori piemontesi, e così via. Perciò la nuova classe dirigente, per poter sopravvivere, ha imparato subito ad adottare tutte le sfumature del consenso e della repressione contro gli operai e le masse popolari, ammanigliandosi a tal fine con la chiesa, con la mafia, con le borghesie straniere. È stata la borghesia italiana a inventare il trasformismo gattopardesco del cambiare tutto per non mutare nulla, a inventare il fascismo, a inventare la “terza via” e le “convergenze parallele”. Per riuscire a conservare il potere la borghesia ha perciò prodotto in continuo politici, padroni, uomini d’affari, intellettuali, dotati di una scaltrezza senza pari, preparatissimi, capaci di spaccare il capello in quattro, pronti a dire tutto e il contrario di tutto, uomini che non si trovano in altri paesi, uomini istruiti dai vescovi e dai preti. Non è un caso che molti politici italiani, di destra e di sinistra, siano andati a scuola dai preti e se ne vantino, non è un caso che i parlamentari italiani siano sempre stati, per la maggior parte, avvocati. Uomini-rotelle degli ingranaggi del sistema borghese – a tutti i livelli, grandi e piccoli, – pronti a sorreggerlo difenderlo a denti stretti e in tutti i modi, per conservare i propri interessi. Uomini vecchi, decrepiti, ma mentalmente vivi, e uomini giovani, giovanissimi, svegli e pieni del furore tipico borghese, esponenti della piccola, media e grande borghesia, che vedono nel capitalismo il presente e il futuro della propria vita (che abbiamo 20 o 80 anni poco importa), il soddisfacimento dei propri interessi, piccoli e grandi. Non tener conto di questo significa sottovalutare il nemico di classe e autodisarmarsi di fronte alla sua fortissima potenza.

 

Come si fa a dire, prendendo spunto dall’età più o meno avanzata dei dieci “saggi” scelti da Napolitano, che “la borghesia non ha più uomini. Il meglio dei loro politici ha più di settant’anni. Hanno un piede nella fossa. I padroni devono ricorrere a questi morti viventi”? e, ancora di più, che senso ha dirlo? Se Napolitano avesse scelto dieci “giovani speranze”, dieci trentenni, andrebbe forse meglio? Forse che in parlamento non ci sono deputati e senatori con meno o poco più di 30 anni? Che senso ha dire che pure Grillo “quanto a età non scherza”? Poiché l’esperienza si accumula con l’età è chiaro che i borghesi di 60-70-80 anni ne sanno di più sulle tattiche e strategie da adottare per trovare una via d’uscita a un inghippo parlamentare, per mantenere il consenso popolare, per incanalare la rabbia e la protesta nell’alveo del voto parlamentare! Questi sono uomini di stato fino in fondo, sino alla fine della loro vita! Per inciso, l’ambasciatore Usa in Italia David Thorne, in un incontro con gli studenti del liceo Visconti di Roma, ha citato l’M5S come esempio positivo di politica e partecipazione! Guarda un po’, negli Stati Uniti (negli Usa, nella terra della superpotenza imperialistica americana!) si guarda con favore al “rivoluzionario” M5S di quel vecchiaccio di Grillo!

 

Se l’età diventa il discrimine fra il “bene” e il “male”, dovremmo allora dire: fuori dalle fila dei militanti operai coloro che hanno più di 60 anni? o sarebbe meglio scendere a 40 o a 30 anni? Allora la lotta di classe si risolverebbe in uno scontro fra vecchi e giovani? Sembra di ricordare un altro discrimine, basato sul sesso, che ha furoreggiato per anni tra le femministe borghesi e viene ancor oggi spesso ripreso, tanto che un governo sembra più progressista se al suo interno ci sono anche quattro-cinque (o la metà) donne (la Cancellieri che manda la polizia nelle piazze contro gli operai può bastare per accontentare le femministe?), tanto che la Bonino si è arrabbiata che fra i dieci “saggi” non ci sia neanche una donna, cioè che si siano dimenticati di lei!

 

Altro che vecchi decrepiti! La borghesia ha cavalli che corrono anche a 80 anni e ha cavalli di riserva, di ogni età, pronti a sostituire con maggior vigore quelli sfiancati dalla quotidiana guerra di classe. Dire che la borghesia sta con un piede nella fossa perché i suoi rappresentanti sono morti viventi può portare a illudersi che basta poco per scaraventarla tutta intera nella fossa. Sembra di ricordare certi ambiti pseudorivoluzionari degli anni 60-70 del XX secolo che già meditavano su chi sarebbe stato dopo la “rivoluzione” il ministro degli interni e quello degli esteri! Altro che nella fossa, la borghesia è fortissima e ha mille e mille risorse. È persino capace di fondare partiti pseudorivoluzionari (comunisti, marxisti, con qualsiasi nome, lo ha fatto e lo farà) per guidare e smembrare dall’interno le lotte degli operai e dei militanti sinceri. Per rovesciarla e distruggerla occorre conoscerla nei suoi gangli più interni e combatterla senza pietà. E non è una lotta di un giorno o un anno, ma, come diceva il capo della rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, di generazioni.

 

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2 Comments

  1. piero

    CONDIVIDO, NELLE LINEE GENERALI, L’ARTICOLO, NON è QUESTIONE DI ETA’, LA BORGHESIA HA ANCORA TANTE CARTUCCE DA GIOCARE. E’ VERO, PERO’ CHE NON SE LA PASSA PROPIO BENE SE NON E’ RIUSCITA A GARANTIRE LA DEMOCRAZIE FORMALE ED ISTITUZIONALE, STA A NOI ACUIRE LE SUE CONTRADIZZIONI.

  2. Ercole2

    Diciamo più correttamente che la crisi politica istituzionale è il riflesso della crisi economica che è alla base del capitalismo nella sua fase di decadenza le sue contraddizioni si acuiscono sempre di più ogni giorno che passa a livello mondiale ma in questa fase storica ci sono due soggetti che latitano :la costruzione del partito internazionale degli operai , e le lotte del proletariato (tranne in sparute realtà )