LA LUNGA MARCIA DEGLI IMMIGRATI

Redazione di operai contro, la lunga marcia degli immigrati non è finita Nuovi scontri si accendono in Grecia e al confine serbo-ungherese I padroni  europei parlano di profughi, ma gli immigrati sono tutti profughi. Scappano dai bombardamenti in Siria della grande coalizione di Obama Scappano dalla fame a cui li vuole condannare l’imperialismo dei padroni La Germania di Merkel vuole accogliere solo i  Siriani e chiede ai padroni italiani di controllare il Brennero I buffoni alla Matteo Renzi sono stati spazzati via dalla lunga marcia degli immigrati Renzi e compari parlano di solidarietà agli immigrati per dare soldi ai […]
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Redazione di operai contro,

la lunga marcia degli immigrati non è finita

Nuovi scontri si accendono in Grecia e al confine serbo-ungherese

I padroni  europei parlano di profughi, ma gli immigrati sono tutti profughi.

Scappano dai bombardamenti in Siria della grande coalizione di Obama

Scappano dalla fame a cui li vuole condannare l’imperialismo dei padroni

La Germania di Merkel vuole accogliere solo i  Siriani e chiede ai padroni italiani di controllare il Brennero

I buffoni alla Matteo Renzi sono stati spazzati via dalla lunga marcia degli immigrati

Renzi e compari parlano di solidarietà agli immigrati per dare soldi ai mafiosi del Cara di Mineo

Immigrati del Cara di Mineo in marcia.

Operai sosteniamo la lunga marcia degli immigrati

Libera circolazione degli uomini e delle donne

Vi invio un articolo

Un operaio Senegalese

Scontri, fughe, caos. Il premier ungherese Viktor Orban alza di nuovi i toni contro i profughi e l’Europa – “chiuda le frontiere o arriveranno a milioni”, tuona – ma la nuova cortina di ferro che sta alzando al confine meridionale con la Serbia non ferma la marea di migranti. Bloccati dalla polizia gridano “lasciateci andare” e in un’escalation che cresce di ora in ora forzano i blocchi e si mettono di nuovo in marcia sulle autostrade. In tanti vengono inseguiti, bloccati, riportati nei campi, ma tanti altri riescono a fuggire tra i campi.

Oggi, nei pressi di Roszke, l’ennesima “grande fuga”: complice la notte, a centinaia sono riusciti a rompere la morsa degli agenti e vagano nei campi di granturco, tentando di raggiungere a piedi una stazione, per dirigersi poi a Budapest e quindi in Austria o Germania: la terra promessa.
Alla stazione ferroviaria di Szeged però la tenaglia è scattata già da 24 ore: a nessuno è permesso lasciare la cittadina se non in possesso della “carta” di identificazione della polizia. Ai controllori sui treni, costretti domenica proprio dalla polizia a far risalire i profughi senza biglietto che avevano fatto scendere dai convogli, oggi è stato ordinato tassativamente di chiedere la “carta” di identificazione ai profughi. Chi non ce l’ha, viene consegnato alla polizia alla stazione successiva.

Drammatica la situazione a Rozske. Nel “centro di identificazione” provvisoriamente allestito in uno spiazzo di terra circondato da campi di granturco, in aperta campagna, decine di volontari ungheresi e austriaci che portano generi di prima necessità e medicinali. “Temiamo ci sia anche qualche caso di tubercolosi”, dice un attivista prima di inoltrarsi nel campo per distribuire gli aiuti. Tutta l’area è presidiata in forze dalla polizia ungherese in tenuta antisommossa.

Molti profughi che oltrepassano un varco nei pressi dei binari di una ferrovia, a due passi dagli operai che stanno ultimando la costruzione del muro di cemento e filo spinato, decidono di tornare indietro. Altri tentano di evitare la polizia sparpagliandosi a gruppetti nei campi di granturco. “Ci prenderanno le impronte digitali?”, chiedono una madre ed un figlio fuggiti da Idlib, in Siria, assieme alla famiglia composta da altre 8 persone, tra cui tre bimbi e tre anziani.

“Non vogliamo rimanere qui, vogliamo andare in Austria o Germania, perché ci devono identificare?”, si lamenta il giovane consapevole che in caso di identificazione saranno costretti a rimanere in terra ungherese per chissà quanto tempo. Ore prima, alcune decine di migranti e profughi hanno cercato di scappare dal campo di accoglienza, che dista circa 5 km dal ‘campo’ in terreno aperto, senza luce, acqua. Sono stati ripresi in breve tempo dalla polizia. ‘Libertà’, ‘Non vogliamo stare qui’, hanno scandito a gran voce. In serata a centinaia si sono accampati fuori dalle strutture di accoglienza, sorvegliati a vista da decine e decine di agenti. E Orban, oltre che a tuonare contro Bruxelles e la Germania, oggi non ha trovato di meglio che cacciare il suo ministro della Difesa per non aver completato in tempo il muro anti-migranti.

L’Ungheria è in Europa, ma stasera, negli occhi di questi disperati, sembra in un altro continente.

 

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