Immigrati: l’accoglienza filopadronale di Galli della Loggia

Caro Operai Contro, gli immigrati come tutti i profughi e gli uomini che scappano dalla miseria e dalla fame, vanno accolti per ragioni umanitarie. Non per meri interessi di bottega come scrive Galli della Loggia sul Corriere dell’altro ieri che qui sintetizziamo: “gli immigrati vanno accolti perché in Italia non si fanno più figli e i padroni hanno bisogno uomini da sfruttare”. E, aggiungiamo noi, tanti (immigrati e non), servono ai padroni disoccupati, che premano ai cancelli delle fabbriche e delle aziende, in modo che gli stessi padroni li possano usare per ricattare gli occupati e pianificare un alto […]
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Caro Operai Contro, gli immigrati come tutti i profughi e gli uomini che scappano dalla miseria e dalla fame, vanno accolti per ragioni umanitarie. Non per meri interessi di bottega come scrive Galli della Loggia sul Corriere dell’altro ieri che qui sintetizziamo: “gli immigrati vanno accolti perché in Italia non si fanno più figli e i padroni hanno bisogno uomini da sfruttare”. E, aggiungiamo noi, tanti (immigrati e non), servono ai padroni disoccupati, che premano ai cancelli delle fabbriche e delle aziende, in modo che gli stessi padroni li possano usare per ricattare gli occupati e pianificare un alto tasso di sfruttamento.

Con o senza migranti questa è una condizione già esistente oggi, con 7 milioni di disoccupati e altrettanti precari.

Gli immigrati vanno accolti non per l’economia dei padroni, ma per ragioni umanitarie e basta!

Galli della Loggia spera invece che un loro arrivo in massa, favorisca lo schiacciamento della condizione operaia, rendendo più competitive le merci Made in Italy. Un rischio che spetta agli operai contrastare e far diventare un loro punto di forza, unendosi e organizzandosi in un proprio Partito, con operai di etnie, nazionalità giunte dall’Africa, dall’Asia e da altre parti del pianeta.

Per giustificare la sua filopadronale “accoglienza” verso gli immigrati, Galli della Loggia è costretto a buttare avanti la palla e scrive testualmente: senza gli immigrati “nel giro di pochi decenni la nostra economia si fermerà”. Si preoccupa di come sarà la “nostra economia”, (ovvero quella del profitto dei padroni, dei banchieri e dei loro carrozzoni) fra qualche decennio, e tace sui 10 milioni di persone che oggi, non tra qualche decennio, vivono in povertà, per non dire di quanti sono stati licenziati, o sopravvivono con contratti da fame.

Non senza aver ricordato che “l’integrazione richiede anche l’adozione ferma di alcune misure repressive”, Galli della Loggia nel suo lungo articolo argomenta che, gli immigrati vanno accolti e la politica deve fare in modo che la loro integrazione sia reale e piuttosto rapida, per non creare in Italia problemi sociali con forme di apartheid.

Quello dei barconi non è già una forma di apartheid? Il modo in cui sono costretti ad arrivare gli emigrati, le migliaia affogati in mare non si possono considerare alla stregua di apartheid? O vogliamo dare la colpa agli “scafisti”, come fa il governo Renzi?

Il jobs act non è a suo modo una forma di apartheid, a prescindere dal colore della pelle?

Galli della Loggia vede ciò che vuole nell’interesse dei padroni e della loro economia. In questa logica butta avanti la palla per i prossimi decenni, fingendo di ignorare oggi ciò che gli fa comodo ignorare. Proprio un bel riscontro della sua filosofia filopadronale.

Accogliamo gli immigrati per ragioni umanitarie, non per il profitto e l’economia dei padroni.

Saluti operai

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