Libertà democratiche: la questura seleziona il personale Expo

Redazione di Operai Contro,  Operai e lavoratori sono  sempre di più  ostaggio delle regole poliziesche che i padroni stanno applicando in accordo con le questure. È sempre successo che i padroni prima di assumere qualche operaio o lavoratore si informassero attraverso i loro canali : parrocchie agenzie investigative o  locali stazioni dei carabinieri, se la manodopera che dovevano assumere corrispondeva alle loro necessità. La Fiat dagli anni 60 e tutt’ora ha un servizio di “spionaggio” efficiente che vaglia , escludendo,  chi potrebbe rappresentare un pericolo di ribellione. Diverso il fatto che è accaduto recentemente per expo di Milano. Il […]
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Redazione di Operai Contro,

 Operai e lavoratori sono  sempre di più  ostaggio delle regole poliziesche che i padroni stanno applicando in accordo con le questure.

È sempre successo che i padroni prima di assumere qualche operaio o lavoratore si informassero attraverso i loro canali : parrocchie agenzie investigative o  locali stazioni dei carabinieri, se la manodopera che dovevano assumere corrispondeva alle loro necessità.

La Fiat dagli anni 60 e tutt’ora ha un servizio di “spionaggio” efficiente che vaglia , escludendo,  chi potrebbe rappresentare un pericolo di ribellione.

Diverso il fatto che è accaduto recentemente per expo di Milano.

Il compito di fare da filtro, per assumere i  nuovi lavoratori che erano già impiegati nel baraccone mediatico dell’expo prima che venisse aperto al pubblico, è stato preso in carico direttamente dalla questura centrale di Milano, di conseguenza  si può desumere che tale  decisione sia stata presa direttamente dal ministero dell’interno.

Uno sviluppo pericoloso  dell’informazione preventiva usata dalle aziende per assumere i propri dipendenti.

Per prima cosa il lavoro di informazione è stato svolto dalla questura che conosce vita morte e miracoli di ogni cittadino, sia italiano che migrante.

Seconda questione ; tale decisione è stata presa in corso d’opera, quando un operaio o un lavoratore, già alle dipendenze delle aziende appaltatrici dell’expo, stava già lavorato all’interno della struttura.

Terza questione tale provvedimento non si è applicato per nulla alle aziende appaltatrici colluse con la mafia che hanno lavorato alla costruzione di expo e che continuano a lavorare tranquillamente.

Un vero e proprio sistema di controllo individuale, alla faccia del loro tanto sbandierato diritto alla privacy.

Provvedimento che  manifesta una continuità mai interrotta con il regime fascista, dove le prefetture e le questure segnalavano i sovversivi che venivano così estromessi dal ciclo produttivo per paura che potessero innescare  un movimento di lotta salariale.

Nel nostro modernissimo e liberissimo paese questa condizione non è affatto passata di moda, nascondendosi dietro la questione che l’expo è un obiettivo sensibile di fatto escludono, la possibilità di poter  lavorare a chi ha partecipato a manifestazioni politiche e sindacali, a sit in o a cortei  o chi in gioventù a occupato una casa e perciò è segnalato negli archivi della questura.

Prima che l’expo fosse aperto al pubblico questi operai avevano incominciato a lavorare  nelle aziende appaltatrici, le quali avevano provveduto a comunicare alla società expo i dati dei lavoratori, e per tale impiego non era richiesta alcuna presentazione della fedina penale, perciò chi ci lavorava era in regola dal punto di vista delle normative legali.

Poco prima dell’apertura dell’expo la società stessa, dietro richiesta della questura, trasmetteva i nominativi degli operai e dei lavoratori che voleva impiegare alla stessa questura di Milano, che a sua volta faceva sapere alla direzione expo di interrompere il rapporto di lavoro, senza  però  fornire nessuna spiegazione al riguardo la motivazione presa, anche se l’operaio interessato risultava avere la fedina penale  pulita, mettendo così l’operaio nella condizione di essere licenziato.

Dopo questo diktat della questura vengono licenziati in tronco almeno 600 lavoratori delle ditte appaltatrici.

Operai che dal punto di vista penale non hanno nessuna pendenza con la giustizia ma che risultano negli elenchi della questura per i motivi sopra descritti.

Non c’è che dire proprio un bel sistema di repressione poliziesca preventiva, sempre a discapito degli operai.

Pensare che, individui con accuse pendenti, delinquenti condannati, siedono in parlamento o nei consigli regionali, e nessuno li licenzia.

 

D.C. operaio di Milano

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