PROFUGHI: IL MINISTRO ORLANDO SNELLISCE LE PROCEDURE DI ESPULSIONE

Redazione di Operai Contro, per gli emigranti è già stato introdotta la divisione tra profughi ed emigranti economici. Gli emigranti per motivi economici non hanno diritto alla protezione internazionale. Gli emigranti vengono espulsi e mandati a morire di fame nelle terre in cui erano nati. I profughi possono fare domanda di protezione internazionale.i tribunali rispondono dopo due o tre anni. Se la risposta è no, i profughi potevano fare appello. Il ministro della giustizia Orlando è un democratico vero, ha deciso di snellire le procedure di espulsione. Gli emigranti non potranno fare appello contro il no Un operaio senegalese […]
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Redazione di Operai Contro,

per gli emigranti è già stato introdotta la divisione tra profughi ed emigranti economici. Gli emigranti per motivi economici non hanno diritto alla protezione internazionale. Gli emigranti vengono espulsi e mandati a morire di fame nelle terre in cui erano nati. I profughi possono fare domanda di protezione internazionale.i tribunali rispondono dopo due o tre anni. Se la risposta è no, i profughi potevano fare appello.

Il ministro della giustizia Orlando è un democratico vero, ha deciso di snellire le procedure di espulsione. Gli emigranti non potranno fare appello contro il no

Un operaio senegalese

dalla Repubblica

Cancellato l’appello. Nessuna udienza per il richiedente asilo. Giudici specializzati in tema di immigrazione e aumento dell’organico nei tribunali caldi. Il Governo ridisegna le procedure giudiziarie per il diritto di asilo. A spiegare il piano, nei giorni scorsi, davanti al Comitato parlamentare che si occupa delle procedure in materia di protezione internazionale, è stato il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha scalettato i nuovi interventi normativi previsti in un decreto legge attualmente al vaglio del Governo.

Dinieghi in sei casi su dieci
Oggi un richiedente asilo resta in attesa di una risposta non meno di 24 mesi: i primi 12 vanno via, in media, per istruire la pratica e ottenere risposta alla domanda di protezione presentata alla competente commissione territoriale. In caso di diniego almeno un anno poi trascorre tra il primo e il secondo grado di giudizio, visto che quasi sempre i migranti presentano ricorso contro la decisione sfavorevole.

Gli ultimi dati del ministero dicono che nel 2016 circa il 60 per cento delle domande di protezione presentate vengono rigettate. “Questo incremento – spiega Orlando – si è tradotto inevitabilmente in un altrettanto esponenziale aumento del numero delle impugnazioni in sede giurisdizionale. Durante i primi 5 mesi del 2016 nei tribunali sono stati iscritti 15mila ricorsi in materia, con circa 3.500 nuovi ricorsi al mese”. Aumentano quindi i dinieghi, e crescono di pari passo i ricorsi in tribunale. Le sedi maggiormente oberate sono Napoli e Milano, seguite da Roma e Venezia. Prima che un ricorso possa essere definito, però, serve del tempo: in questi primi mesi del 2016 soltanto 985 casi sono andati a sentenza e “con una bassissima percentuale di accoglimenti totali”.

Via un grado di giudizio
In media un procedimento, stando ai dati del 2016, dura poco meno di sei mesi (167 giorni). “Relativamente snello – dice quindi Orlando – se comparato al contenzioso civile” ma comunque troppo lento. Ecco perché, sostiene il ministro, “è necessaria un’ulteriore semplificazione pur nella salvaguardia delle garanzie”. Le novità proposte sono due. La prima: “La sospensione dell’appello contro la decisione del tribunale”. Dopo il diniego della commissione, quindi, il giudice si esprimerà una sola volta. In caso di un nuovo rifiuto il migrante andrà espulso.

Niente più udienza
La seconda novità riguarda invece, parole sempre di Orlando, “la sostituzione dell’attuale rito sommario di cognizione”, cioè l’interrogatorio del richiedente asilo, “con un procedimento camerale, di regola senza udienza, che consente l’acquisizione da parte dell’autorità giudiziaria della videosorveglianza del colloquio davanti alla Commissione”. Salta quindi l’udienza, tranne in casi particolari. Un punto che fa dire al professor Fulvio Vassallo Paleologo, avvocato e presidente di Adif, l’Associazione diritti e frontiere, che ci si trova davanti al “forte rischio di un giudizio speciale, con un fortissimo rischio di sommarietà. Piuttosto che guadagnare tempo sui ricorsi giudiziari, il Governo avrebbe fatto bene a garantire risposte più veloci da parte delle commissioni”. Ma Orlando, sottolineando come il nuovo rito sarebbe assolutamente conforme al “modello internazionale”, sostiene che “le procedure più rapide non mettono affatto in pericolo i diritti: l’attenzione verso la tutela dei diritti costituzionali non può rimanere indietro rispetto alla legittima urgenza delle risposte di controllo. Diritti e sicurezza non sono i capoversi di due soluzioni politiche alternative ma vocaboli nati e cresciuti insieme”.

Aumentare i giudici ad hoc
Il nuovo testo comporta anche dei cambiamenti di tipo organizzativo. D’accordo con il Csm sono stati già applicati magistrati extra nelle sedi più gravate. “Ci sono

già 12 giudici dedicati in via esclusiva ai procedimenti in materia di protezione internazionale” spiega il ministro che annuncia nuove applicazioni a breve. In agenda per velocizzare le procedure, infine, gli scambi telematici di atti tra commissioni territoriali e uffici giudiziari.

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