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UN MESE DOPO, TUTTO COME PRIMA

 

23 morti e 52 feriti. Questo è stato il terribile bilancio dello scontro, il 12 luglio scorso, fra due treni della Ferrotramviaria – Ferrovie del Nord barese nella tratta Andria-Corato.

 

A un mese dal disastro ferroviario i magistrati della Procura di Trani stanno ancora indagando. Sei sono, attualmente, gli iscritti nel registro degli indagati: i capistazione di Andria, Vito Piccarreta, e di Corato, Alessio Porcelli, il capotreno del convoglio partito da Andria, Nicola Lorizzo, rimasto ferito nello schianto, il direttore generale di Ferrotramviaria, Massimo Nitti, il direttore di esercizio, Michele Ronchi, e la presidente della società, Gloria Pasquini.

 

Fra qualche mese o anno partirà il processo. Dopo i vari gradi di giudizio, fra qualche anno, fra molti anni, forse il Tribunale di Trani chiarirà quale ferroviere ha sbagliato, forse emetterà qualche condanna. Sicuramente i dirigenti della Ferrotramviaria, i veri responsabili della sicurezza sulla linea ferroviaria, verranno prosciolti. Strano? No, l’esperienza di altri disastri ferroviari accaduti in Italia insegna.

 

Il processo per l’incidente ferroviario di Crevalcore (Bo), avvenuto su binario unico il 7 gennaio 2005, che provocò 17 morti e molti feriti, si è concluso nel 2011 con l’archiviazione per sette dirigenti di RFI e sette avvisi di conclusione delle indagini in quanto è satto riconosciuto il doppio errore umano dei ferrovieri alla guida del treno passeggeri, che si era scontrato con un treno merci. Ma i familiari delle vittime hanno criticato duramente la sentenza.

 

Per l’incidente di Viareggio del 29 giugno 2009, che costò 33 morti e decine di feriti, sette anni dopo il disastro non c’è ancora una sentenza sulle cause e sulle responsabilità del deragliamento del treno merci e della rottura della cisterna che trasportava gpl: il processo di primo grado è ancora in alto mare e incombe la prescrizione sui reati di lesioni colpose gravi e gravissime e di incendio colposo, contestati con quelli di omicidio plurimo e disastro ferroviario colposo a 33 imputati, fra cui l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, e a 9 società.

 

E intanto, sul tema della sicurezza, tutto rimane come prima. Le “toccanti” parole d’occasione di Mattarella, Renzi e Del Rio sulla necessità di migliorare la sicurezza ferroviaria sono servite solo a rabbonire i familiari di morti e feriti.

 

Perché il governo non ha imposto per decreto e finanziato l’immediata introduzione del doppio binario e di sistemi di sicurezza automatici sull’intera rete ferroviaria nazionale?

 

Ai padroni e governanti italiani non è mai interessato, e non interessa tuttora, lo sviluppo di una rete ferroviaria sicura e veloce, se non per i treni al alta velocità per le classi sociali “alte” e privilegiate. L’hanno volutamente “sacrificata” sull’altare degli interessi dei petrolieri e dei produttori di automobili, incentivando il trasporto di persone e merci su gomma.

 

Nessuna illusione, dunque. Tutto resta come prima, fino alla prossima tragedia, ai prossimi morti, alle prossime lacrime, quelle autentiche dei parenti di chi ci lascerà la pelle e quelle di circostanza dei governanti prossimi futuri! Questo è il capitalismo, il resto è vuota chiacchiera.

 

SALUTI OPERAI DALLA PUGLIA

 

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