Che pasticcio in pasticceria! Tagli alla Bindi: a casa in 150

Redazione di Operai Contro, San Giuliano Milanese, 14 settembre 2013 – Il mercato dolciario cambia pelle e si orienta verso i prodotti «low cost», la Bindi corre ai ripari tagliando costi e personale. L’azienda ha annunciato un esubero di 150 lavoratori su un totale di 600 addetti. La ristrutturazione riguarderà lo stabilimento di San Giuliano, dove è concentrata la produzione per il mercato italiano ed estero. Una situazione pesantissima che, per la prima volta dopo quasi 70 anni di attività, porterà l’ammiraglia dei dolci surgelati ad una pesante sforbiciata dell’organico. È ancora da stabilire se i tagli avverranno sotto forma di licenziamento […]
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Redazione di Operai Contro,

San Giuliano Milanese, 14 settembre 2013 – Il mercato dolciario cambia pelle e si orienta verso i prodotti «low cost», la Bindi corre ai ripari tagliando costi e personale. L’azienda ha annunciato un esubero di 150 lavoratori su un totale di 600 addetti. La ristrutturazione riguarderà lo stabilimento di San Giuliano, dove è concentrata la produzione per il mercato italiano ed estero. Una situazione pesantissima che, per la prima volta dopo quasi 70 anni di attività, porterà l’ammiraglia dei dolci surgelati ad una pesante sforbiciata dell’organico. È ancora da stabilire se i tagli avverranno sotto forma di licenziamento collettivo, oppure se l’azienda ricorrerà agli ammortizzatori sociali, dipende da come andrà la trattativa coi sindacati. «La situazione del mercato ci costringe ad avviare una ristrutturazione e una riorganizzazione – spiega Andrea Maci, direttore del personale di Bindi-. Abbiamo la necessità di rivedere il settore produttivo per alleggerire i costi. Non è solo un problema di crisi, il mercato ha cambiato faccia. I consumatori vogliono prodotti a basso costo e noi abbiamo una struttura organizzativa per cui facciamo fatica ad offrire prodotti a prezzi competitivi».

I fratelli Bindi hanno aperto la prima pasticceria milanese nel ‘46, qualche anno dopo l’azienda è cresciuta e nel ‘77 è nato lo stabilimento industriale di Sesto Ulteriano, a San Giuliano. «Se non cambiamo – continua Maci -, rischiamo di non farcela. Non abbiamo ancora previsto come verranno effettuati i tagli, la proprietà è assolutamente rispettosa della prassi sindacale e delle regole, tutto verrà deciso durante la trattiva». In questa azienda non ci sono mai state diete così pesanti. L’anno scorso il primo campanello di allarme: la Bindi aveva aperto una cassa integrazione di 13 settimane non consecutive per 450 lavoratori. «I prodotti a basso costo stanno erodendo i margini – conclude Maci – e non riusciamo a ribattere sui costi l’aumento delle materie prime. Il conto economico è in calo, l’indebitamento sale e sono tanti i clienti che non pagano». È in agenda per lunedì mattina il primo degli incontri con i sindacati e i delegati, il tavolo verrà battezzato a Milano, in Assolombarda.

 Un operaio della Bindi
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