«Le polveri dell’Ilva uccidono e distruggono anche le nostre case»

di ALESSANDRA CAVALLARO Si sono ammalati di cancro, hanno visto morire un parente, combattono con la dialisi o con malformazioni cardiache. Storie di ordinaria amministrazione nel quartiere Tamburi. Giovanni Palagiano, Nicola Carrieri, Rino Amato, sono solo alcuni nomi e cognomi del lungo elenco composto da 242 proprietari d’immobili che dal 2009 al 2013, tramite un legale, hanno denunciato l’Ilva. La conclusione delle indagini della Procura di Taranto sul disastro ambientale dell’Ilva li ha ora riconosciuti come parti lese. Quasi tutti i proprietari si sono rivolti all’avvocato Aldo Condemi. Intendono dimostrare, tramite una perizia, che gli immobili hanno subito un […]
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di ALESSANDRA CAVALLARO

Si sono ammalati di cancro, hanno visto morire un parente, combattono con la dialisi o con malformazioni cardiache. Storie di ordinaria amministrazione nel quartiere Tamburi. Giovanni Palagiano, Nicola Carrieri, Rino Amato, sono solo alcuni nomi e cognomi del lungo elenco composto da 242 proprietari d’immobili che dal 2009 al 2013, tramite un legale, hanno denunciato l’Ilva. La conclusione delle indagini della Procura di Taranto sul disastro ambientale dell’Ilva li ha ora riconosciuti come parti lese. Quasi tutti i proprietari si sono rivolti all’avvocato Aldo Condemi. Intendono dimostrare, tramite una perizia, che gli immobili hanno subito un pesante deprezzamento a causa della loro vicinanza alla fabbrica siderurgica. Tra di loro c’è anche Antonio Citrea, ex presidente della circoscrizione Tamburi-Croce-Lido Azzurro.

L’appartamento di 70 metri quadri è intestato alla moglie, Assunta Labonia. Antonio Citrea oggi ha 72 anni e la sua storia la conoscono in molti nel quartiere. Quello che non si sa, è che anche lui è stato toccato da «un brutto male». Lo dice sottovoce, con gli occhi lucidi, quasi a volersi nascondere: «L’ho scoperto sei mesi fa». Non aggiunge altro Citrea se non che «ogni famiglia dei Tamburi toccata dal cancro, per noi è un nervo scoperto».
Di Antonio Citrea si conosce il suo impegno nella politica di quartiere e che lavorava come vigile del fuoco nello stabilimento Italsider, dal quale è poi andato in pensione nel ’91.

Citrea ricorda quando, all’inizio degli anni Ottanta, «abbiamo portato in Tribunale il siderurgico. E’ dalla mia circoscrizione che sono partire le denunce, siamo noi che siamo andati a Roma per chiedere una mappatura dei tumori». Secondo la perizia, il suo appartamento ha subito, un pesante deprezzamento. «Ma ciò che non tollero – dice ancora Citrea – è il fatto di pagare le tasse come gli abitanti degli altri quartieri. Gli estimi catastali sono gli stessi di via D’Aquino e di via Di Palma».

Giovanni Palagiano è un ex dipendente Italsider. Ha perso la moglie a gennaio. Cancro. Entrò in fabbrica nel ’76, faceva il vigilante. E’ il proprietario di una casa, 120 metri quadri in via Archimede, edificio A, scala A, palazzina 5. L’appartamento è stato messo in vendita «nonostante oggi non valga neanche un quarto del suo valore al momento dell’acquisto». E Giovanni paga ancora un mutuo per dei lavori di ristrutturazione. «In estate stiamo con i condizionatori e le finestre chiuse, non sappiamo neanche cosa sia l’aria – afferma -. Non sopporto chi si sveglia adesso e ha taciuto per oltre 50 anni».
Tra i ricordi di Giovanni Palagiano, le distese di vigneti e uliveti sulla strada che dai Tamburi portava a Statte. Il comune denominatore che lega i proprietari delle case del quartiere Tamburi sembra essere la malattia.

Nicola Carrieri, 53 anni, operatore ecologico, ha avuto un infarto lo scorso anno. «Sono vivo per miracolo» dice. Ha acquistato la sua casa in vicolo degli Acquaioli 69, una traversa di via Orsini. Un appartamento di 70 metri quadri dove vive dal 2004 che ha subito, sempre secondo la perizia tecnica di parte, una svalutazione del 30-40 per cento. «Mi hanno detto che la mia malattia cardiaca potrebbe essere collegata all’inquinamento – spiega -. Quello di cui invece sono certo è aver visto il mio quartiere, che vivo dagli anni ’60, cambiare. E’ accaduto a causa della grande industria».

Anche Antonio Giungato, 46 anni, è nell’elenco delle persone che hanno denunciato l’Ilva. Ha una casa di proprietà in via Grazia Deledda 47. Incontrarlo non è semplice. E’ in dialisi, per tre giorni a settimana ed è in attesa di un trapianto. Per lui parla il suocero Cosimo Albano. « L’infezione che gli è stata riscontrata è stata causata dal minerale – dice -. Lui abita proprio alle spalle della montagna (il parco minerali – ndr). Non si può più vivere al quartiere Tamburi, siamo arrivati all’esasperazione. Ormai siamo tutti collegati al cancro». Sono vite, queste, alle quali è stata strappata la speranza. Vite che chiedono un risarcimento attraverso una perizia che dimostri non tanto la svalutazione di un immobile, quanto il peso delle sofferenze affrontate.

L’ultima testimonianza è quella di Rino Amato. Anche lui ha fatto parte della politica di quartiere molti anni fa come consigliere circoscrizionale. Oggi ha 62 anni e vive a Leporano. E’ ancora proprietario di una casa al rione Tamburi, in via Mannarini 14, comprata nell’82, vicino alla clinica San Camillo. Ha perso la moglie nel 2009 per un cancro al seno. «Vorrei fa notare solo una cosa – dice lapidario -. Se l’inchiesta è stata chiamata ambiente “svenduto” un motivo ci sarà. Questa è la mia rabbia».

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