Natuzzi, 15 ottobre scade la cassa integrazione per 1.700 operai

Redazione di Operai Contro,vi invio un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno scrive  Anna Larato SANTERAMO – Vertenza Natuzzi, dopo il 15 ottobre 1.726 dipendenti, quando scadrà l’ultima tranche aperta di cassa integrazione straordinaria, rischiano l’anticamera del licenziamento. Il 15 ottobre si avvicina inesorabile e le 1.726 famiglie vivono con angoscia questi giorni.E’ un colpo atroce per un’area tra la Puglia e la Basilicata che già soffre i problemi delle tante aziende che chiudono, dell’Ilva, di una crisi inarrestabile, e che per quanto riguarda il settore del mobile e del salotto ha perso oltre sei mila posti in cinque anni. «Troppo […]
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Redazione di Operai Contro,vi invio un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno
scrive  Anna Larato SANTERAMO – Vertenza Natuzzi, dopo il 15 ottobre 1.726 dipendenti, quando scadrà l’ultima tranche aperta di cassa integrazione straordinaria, rischiano l’anticamera del licenziamento. Il 15 ottobre si avvicina inesorabile e le 1.726 famiglie vivono con angoscia questi giorni.E’ un colpo atroce per un’area tra la Puglia e la Basilicata che già soffre i problemi delle tante aziende che chiudono, dell’Ilva, di una crisi inarrestabile, e che per quanto riguarda il settore del mobile e del salotto ha perso oltre sei mila posti in cinque anni. «Troppo alto è il numero delle persone senza reddito nel triangolo Santeramo, Matera, Ginosa – afferma Silvano Penna, segretario regionale della Fillea Ggil – e questa è un arma che la Natuzzi ha fin troppo utilizzato. Sto seguendo ininterrottamente questa pesante crisi, congiuntamente alle altre sigle sindacali. La trattativa continua. Si fanno ipotesi, solo ipotesi. Ci auguriamo che finalmente inizi una trattativa in cui Natuzzi toglie dal tavolo le provocazioni, mostrando finalmente le sue reali intenzioni, e scopre le sue carte. Per quanto riguarda il rientro in Italia di parte delle produzioni oggi in Romania è un’ipotesi che è stata già scartata perché l’azienda perderebbe circa 4 milioni». Il costo del lavoro rumeno infatti è di 0,30 euro al minuto e quello italiano è di 0,92. Il gruppo Natuzzi in realtà ha smentito di volere praticare ipotesi dei salari rumeni così come era stato riportato giorni fa da diverse testate giornalistiche della stampa nazionale. E proprio in una nota diffusa i questi giorni la Natuzzi.

«Nei quattro tavoli tecnici di luglio le parti hanno preso atto che – rispetto al piano industriale illustrato -gli esuberi annunciati vanno considerati strutturali. Tra le ipotesi presentate c’è il rientro in Italia di alcune produzioni realizzate nello stabilimento rumeno del Gruppo – si tra legge tra l’altro nella nota -. Il progetto, da verificare nella sua sostenibilità economica e attuabilità, è subordinato a fattori che andranno affrontati dalle parti. Al riguardo l’azienda smentisce categoricamente di aver mai sostenuto che per il rientro in Italia di parte delle produzioni oggi in Romania occorra riconoscere ai lavoratori le stesse condizioni economiche rumene» . Insomma «la posizione aziendale – dettata dal buon senso – è esplorare tutte le soluzioni per contenere i costi e rendere possibili in Italia produzioni che non lo sono. Presupposto indispensabile è lo sforzo sinergico, ciascuno per i propri ambiti, di tutti gli attori di questa complessa trattativa: istituzioni, sindacati e azienda. governo e Regioni, attraverso interventi finalizzati alla riduzione del costo del lavoro e all’attuazione dell’Accordo di programma che renda appetibile l’inizio di nuove attività imprenditoriali».

Operai basta con le chiacchiere.

Un operaio della Natuzzi

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