POMIGLIANO: LE GAMBE CORTE DELLE LOTTE PER FINTA

Sabato 15 giugno la polizia sciolse i picchetti dei cassintegrati all’ingresso uno al primo accenno di blocco degli operai in entrata. Ne fecero le spese prima un dirigente FIOM, malmenato e identificato, successivamente gli operai del Comitato Cassintegrati e Licenziati FIAT, uno dei quali fu mandato all’ospedale. Sabato 22 giugno, la FIOM si è presentata con un numero nutrito di militanti fatti arrivare da tutt’Italia. All’ingresso uno non ha fatto schierare quasi nessuno della fabbrica, ma solo militanti esterni. Il blocco ha tenuto fino alle sei e un quarto, quando una trentina di agenti in borghese si è presentata […]
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Sabato 15 giugno la polizia sciolse i picchetti dei cassintegrati all’ingresso uno al primo accenno di blocco degli operai in entrata. Ne fecero le spese prima un dirigente FIOM, malmenato e identificato, successivamente gli operai del Comitato Cassintegrati e Licenziati FIAT, uno dei quali fu mandato all’ospedale.

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Sabato 22 giugno, la FIOM si è presentata con un numero nutrito di militanti fatti arrivare da tutt’Italia. All’ingresso uno non ha fatto schierare quasi nessuno della fabbrica, ma solo militanti esterni. Il blocco ha tenuto fino alle sei e un quarto, quando una trentina di agenti in borghese si è presentata agguerrita, seguita da un reparto in assetto antiguerriglia. Le “forze dell’ordine” di Marchionne, hanno intimato a Landini in persona che era ora “di smobilitare”. Il segretario della FIOM dopo pochi minuti ha fatto radunare i suoi militanti e si è allontanato dal picchetto. Nello stesso tempo è avvenuta la stessa cosa anche agli altri ingressi.

Era già tutto concordato. La FIOM doveva avere la possibilità di dimostrare che se vuole può bloccare la FIAT. La FIAT doveva avere gran parte della produzione programmata.

Sabato scorso l’intervento della polizia era stato deciso a livello governativo. Uno spiegamento di forze di quel livello e la durezza dell’intervento non vengono decisi da dirigenti locali. Quel personaggio da cartoni animati che è l’attuale ministro dell’interno,  diede l’ordine materiale, ma appoggiato dal governo intero.

Questa volta la FIOM ha mobilitato le sue pedine in parlamento (qualche parlamentare era presente anche ai picchetti) e ha chiesto e ottenuto di poter fare la sua rappresentazione.

E’ l’affermazione ancora una volta di un vecchio modo di fare politica. Quello delle mediazioni,  degli accordi, delle lotte per finta, ma che, ormai, non ha più vita lunga. L’intervento della polizia che decreta la fine della rappresentazione e che dimostra che c’era un accordo con la FIOM, il malcontento della base di fabbrica che ha accettato molto a malavoglia di smobilitare i picchetti, sono segni che le cose non si risolvono più così.

I padroni nella crisi non vogliono più intralci alla produzione del profitto. I compromessi del passato che salvavano la faccia ai contendenti, ma lasciavano inalterato il diritto del padrone di guadagnare sulla pelle degli operai, oggi non vengono più tollerati da manager come Marchionne. Il controllo sugli operai deve essere assoluto.

Tra gli operai si sta facendo strada l’idea che per reagire a questa politica padronale servono le lotte vere. Per farle non bastano dirigenti abituati al compromesso e alla poltrona, né tutto l’armamentario sindacale del passato. Serve determinazione, organizzazione, unità degli operai.

Oggi la produzione è iniziata a regime alle 7 e mezza. La Fiat ha comandato al lavoro solo un turno per sabato, ha quindi avuto tranquillamente la possibilità di recuperare lo stesso in giornata la produzione persa. E’ un risultato che non accontenta e non può accontentare certo gli operai.

La Sezione AsLO – Operai Contro di Napoli

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