Dilma come Erdoğan? peggio! Se possibile.

Ricevo e volentieri diffondo. Il miracolo brasiliano sta sbiadendo. Forse era un miraggio. A provocare proteste di massa, in Turchia sono stati gli alberi del Gezi Parck, in Brasile c’è di più. Per ora c’è l’aumento delle tariffe dei mezzi pubblici, le speculazioni legate al calcio (l’anno prossimo c’è il Mundial), che lasciano senza tetto migliaia di famiglie. Oggi (sabato) alle 16 si inaugura la Copa de las Confederaciones (il Mundialito), il Movimento dei senza casa minaccia di bloccare lo stadio … e poi dicono che in Brasile il calcio è una religione. Lo facessimo in Italia! Dulcis in […]
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Ricevo e volentieri diffondo.

Il miracolo brasiliano sta sbiadendo. Forse era un miraggio.

A provocare proteste di massa, in Turchia sono stati gli alberi del Gezi Parck, in Brasile c’è di più.

Per ora c’è l’aumento delle tariffe dei mezzi pubblici, le speculazioni legate al calcio (l’anno prossimo c’è il Mundial), che lasciano senza tetto migliaia di famiglie. Oggi (sabato) alle 16 si inaugura la Copa de las Confederaciones (il Mundialito), il Movimento dei senza casa minaccia di bloccare lo stadio … e poi dicono che in Brasile il calcio è una religione. Lo facessimo in Italia!

Dulcis in fundo, ci sono gli indios, sulla cui testa il miracolo economico del presidente-operaio (venduto) è passato come un rullo compressore. Facendo solo danni. Oltre alla diga di Belo Monte (Stato di Parà), c’è stata la deforestazione selvaggia legata alle speculazioni sulla soia come nuova fonte energetica (agrocombustibile), grazie alle quali il presidente-operaio (venduto) ha creato il miracolo economico. Tutto il resto è noia.

Mentre scrivo, la radio parla di scontri a Pomigliano. Anche da noi qualche cosa si muove.

d.

 

Corispondenza da San Paolo

Ritorno adesso dalle proteste nel centro di San Paolo; sono andato solo come osservatore, con due obiettivi: sapere chi sono gli attivisti e cercare di capire come è iniziata la violenza, ecco quanto ho visto e sentito:

1. Migliaia di giovani concentrati pacificamente in piazza Roosevelt, quando, senza alcuna ragione apparente, la polizia ha iniziato un intenso bombardamento. Gas lacrimogeni esplosi senza sosta, producendo scoppi molto forti e spaventosi. Mai visto niente di simile nel centro della città. Gli attivisti, almeno in quel momento, non hanno reagito. Molti si limitavano a gridare: «No alla violenza, no alla violenza!» Anche così, l’artiglieria continuava. L’aria è diventata irrespirabile e manifestanti hanno cominciato a disperdersi.

2. Sono corso verso la strada Rego Freitas, quando ho ricevuto le mascherine chirurgiche distribuite da ragazze e ragazzi che si trovavano di fronte al Collettivo Matilha Cultura […]

3. Quando sono tornato in strada, c’erano sacchi della spazzatura in fiamme e alcuni cassonetti rovesciati in mezzo alla strada per impedire l’avanzata dei reparti antisommossa. Mi sono diretto verso via Consolazione. Appena giunto […], ho visto una grande quantità di polizia motorizzata, che occupava tutta il percorso in direzione del quartiere. C’era un autobus imbrattato e abbandonato, ma non si è verificato alcun evento. Dispersi, gli attivisti si mescolavano a persone non sono coinvolti nel movimento. Ho camminato pochi metri lungo il marciapiede, quando mi sono imbattuto in un cordone di polizia molto stretto, che bloccava la strada. Più tardi, cominciarono ad esplodere bombe, senza che potessi vedere cosa stava succedendo. L’aria si stava facendo di nuovo irrespirabile. Uno dei soldati si avvicinò a noi, che semplicemente camminavano, puntò al suolo una pistola con proiettili di gomma e gridò: «Disperdersi, disperdersi!» iniziando a sparare. Tutti fuggirono, naturalmente.

4. Senza essere in grado di perseguire per Consolazione, ho deciso di andare alla stazione della metropolitana di Santa Cecilia. Lungo la strada, molti giovani che parlavano in piccoli gruppi, senza polizia in giro. Quando sono entrato alla stazione, ho incontrato una fila enorme. Centinaia e centinaia di passeggeri stavano cercando di attraversare i tornelli. Siccome le strade circostanti erano bloccate, non rimaneva loro che prendere la metropolitana. Ho fatto un rapido calcolo e ho concluso che ci sarebbe voluto troppo tempo per salire a bordo. Ho deciso di salire a piedi il viale Pacaembu, dove ho finito per prendere un taxi.

5. I manifestanti che ho visto sono per lo più molto giovani, verosimilmente tra i 20 e i 25 anni. Sembrano appartenere alla classe media [in Brasile parlando di classe media si intendono anche i lavoratori, e non solo quelli che da noi in Italia sono i “ceti medi”; ndt]. Non ho visto quasi nessun brutto ceffo o scalmanato. Ho notato soprattutto il coraggio e la convinzione con cui affrontavano la reazione della polizia. Qualcosa di molto forte sembra spingerli, al di là della rivendicazione di trasporto pubblico. Continuo a non capire cosa sia.

San Paolo, 14 giugno 2013, testimonianza di Armando Antenore.

 

Brasilia: Proteste e scontri

inaugurano la  Copa de las Confederaciones…

Guidate dal MTST (Movimento dos Trabalhadores Sem-Teto – Movimento Lavoratori Senza Casa), circa 800 persone hanno organizzato una manifestazione davanti allo stadio Mané Garrincha, bruciando copertoni e creando ostacoli vicino alle vie di accesso allo stadio dove si svolge la Copa de las Confederaciones. L’obiettivo principale della protesta è stato il Terracap (Compagnia Immobiliare di Brasilia), che ha venduto una gran quantità di terreni pubblici ai privati per finanziare la costruzione del nuovo stadio della capitale federale (il Mane Garrincha), che è costato circa 1,2 miliardi di real per le casse dello Stato.

La protesta è iniziata intorno a 10 di venerdì. Sorpresa: i manifestanti sono scesi nel viale Eixo Monumental e hanno dato fuoco a pneumatici, che hanno bloccato il piazzale di fronte allo stadio. Il fumo nero ha presto attirato l’attenzione della polizia, che ha immediatamente chiuso le vie di accesso per dar spazio a una trattativa.

Il MTST ha chiesto un incontro con Antonio Carlos Lins, presidente della Terracap, per presentargli la lista delle loro richieste. Tra le altre cose, l’organizzazione ha sollecitato la costruzione di 150.000 abitazioni e la promessa che il Mane Garrincha non finirà nelle mani dei privati.

I manifestanti protestano sulle modalità con cui sono stati finanziati i lavori del nuovo Mane Garrincha. Per finanziarlo, dal 2012, più di 200 lotti sono stati venduti, soprattutto nelle città satellite.

«Ogni volta che MTST occupa un terreno, Terracap dice di non avere soldi per costruire case, ma riesce a costruire il Mane Garrincha», ha detto Gabriel Elias, l’assessore che ha parlato con i giornalisti.

Dopo aver bloccato il traffico nella zona, i manifestanti hanno accettato di parlare con un rappresentante dei Comandi Mlitari, il colonnello Roger Leo, ed hanno accettato la proposta di marciare verso il Palazzo Buriti, sede del governo del Distretto Federale. Si sarebbero incontrati dal presidente della Terracap in udienza privata.

Il MTST ha accettato, ha spazzato via i copertoni bruciati e si è diretto a palazzo Buriti, bloccando nuovamente il traffico nei viali. Nella piazza che si trova di fronte alla sede del governo del Distretto Federale, la società ha accolto i senzatetto. In piazza, c’erano anche tecnici e ausiliari della sanità, scesi in sciopero questa settimana. Parlando da un camion, costoro hanno rivendicato, tra le altre cose, la riduzione delle ore di lavoro a parità salariale con gli infermieri.

«Con la Coppa del Mondo, abbiamo l’opportunità di mostrare ciò che il governo sta facendo per noi», ha detto John Cardoso, presidente del sindacato. «Governatore, noi non ci muoveremo. Se necessario, marceremo sul Mane Garrincha», ha detto uno speaker.

Questo sabato, l’apertura della Copa de las Confederaciones può essere occasione di nuove manifestazioni. I leader del MTST minacciano di non fare entrare i tifosi della nazionale del Brasile che alle 16h. affronta il Giappone. Il MTST desidera richiamare l’attenzione del pubblico sul fatto che 1600 famiglie sono senza tetto nelle città satellite di Brasilia.

«Lo scopo della nostra protesta è ottenere che il denaro vada a chi ne ha  effettivamente bisogno. La Copa non è per i brasiliani, vi partecipa solo una minoranza privilegiata. Noi, della classi basse, non avremo accesso. Quindi sicuramente la Copa non sarà nostra», ha detto Edenilson Paraná, leader della protesta e membro del MTST.

La polizia militare ha promesso che la manifestazione di sabato sarà tenuta sotto controllo. «I tifosi potranno entrare tranquilli allo stadio», ha assicurato il tenente colonnello Júlio César.

Vedremo…

Foto dallo stadio

http://estadao.br.msn.com/fotos/protesto-na-imprensa#image=5

http://estadao.br.msn.com/fotos/protesto-4%C2%BA-dia

 

documento diramato

dagli Indios in lotta contro la diga di Belo Monte

dopo l’ultimo incontro col governo.

Il governo non vuole ascoltarci

11 giugno 2013 · da · ocupacaobm, via lettera.

Noi indios Munduruku, Xipaya, Arara e kayapó, abbiamo occupato il Funai[1]. Si capisce perché.

Siamo arrivati a Brasilia Martedì scorso (4 giugno), e stiamo da allora tutti sopportando la vostra violenza.
Il giorno in cui  siamo arrivati Abbiamo incontrato il ministro Gilberto Carvalho . Egli, con giri di parole, ci ha dato dei bugiardi, ha rifiutate di ricevere i  nostri documenti, ha detto che non siamo noi che scriviamo le nostre lettere.
Alla conclusione della riunione, Gilberto Carvalho ha detto al Journal National: “Abbiamo ascoltato a lungo gli argomenti dei nostri indios, le critiche, ma siamo stati assolutamente chiari con loro, dicendo che il governo non rinuncerà ai suoi progetti [riferimento alla mega diga di Belo Monte].” Così abbiamo capito il messaggio del governo.

Due giorni dopo, Paolo Maldos[2] ha rilasciato un’intervista a Radio Nacional Amazônia: «consultare non significa sì o no». Abbiamo capito anche questo messaggio.

Siamo consapevoli che il governo sta dicendo «noi costruiremo le dighe idroelettriche nelle vostre terre, non importa quello che diciate. E benché siate consultati, noi non prenderemo in considerazione il vostro parere». 
Così abbiamo occupato il Funai ieri, Lunedi, perché, per la seconda volta, il governo non ci ha ricevuti. E anche quando ci ha ricevuti, ci ha definiti bugiardi e ha cercato di ingannarci, ci dividerci. E ha detto che in ogni caso avrebbe costruito tutte le dighe nella nostra terra. Adesso siamo nella sede della Funai, ma la nostra lotta non si ferma qui.

Il nostro incontro del 3 giugno si è concluso senza accordo. Dopo di esso, non hanno più voluto incontrarci, per cui sembra che purtroppo torneremo alle nostre case senza alcuna risposta. Perché siamo venuti per esigere pace, e il governo ha dichiarato guerra. Anche se col sorriso sulle labbra. E questo non ci piace.

Brasilia, 11 giugno 2013

[1] Fundação Nacional do Índio (FUNAI o Funai) è una fondazione brasiliana, organo ufficiale del governo, in teoria deputata a proteggere i diritti dei popoli indigeni. In realtà essa ha spesso giocato e gioca un ruolo per lo meno ambiguo.

[2] Secretário nacional de Articulação Social da Secretaria-Geral da Presidência da República

 

Foto:

Twitter / ocupacaobm: Foto que resume a nossa …

 

 

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