Avellino, sequestrata la ex Isochimica: “Ex operai tutti in pericolo di vita”

Redazione di Operai Contro, Il pubblico ministero di Torino, aveva detto che la sentenza per l’amianto, era un inno alla vita. Forse intendeva dire un Inno alla sua vita di ricco magistrato Per gli operai c’è sempre l’inno alla morte La fabbrica che mette i brividi nella Pianodardine di Avellino. La fabbrica della morte da amianto.Nove casi, per ora. E altri 140 operai ammalati. Che tremano. Sono gli ex operai di Isochimica, l’azienda dismessa di Elio Graziano, chiusa dal 1990 sotto il peso di un crac economico, che negli anni Ottanta ha lavorato alla coibentazione e scoibentazione di circa 2500 carrozze delle Ferrovie dello Stato. Ripulendole dall’amianto che […]
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Redazione di Operai Contro,

Il pubblico ministero di Torino, aveva detto che la sentenza per l’amianto, era un inno alla vita.

Forse intendeva dire un Inno alla sua vita di ricco magistrato

Per gli operai c’è sempre l’inno alla morte

La fabbrica che mette i brividi nella Pianodardine di Avellino.

La fabbrica della morte da amianto.Nove casi, per ora. E altri 140 operai ammalati. Che tremano.

Sono gli ex operai di Isochimica, l’azienda dismessa di Elio Graziano, chiusa dal 1990 sotto il peso di un crac economico, che negli anni Ottanta ha lavorato alla coibentazione e scoibentazione di circa 2500 carrozze delle Ferrovie dello Stato. Ripulendole dall’amianto che poi veniva interrato ‘a mani nude’ in diversi punti dello stabilimento o impastato in cubi di cemento dimenticati da decenni alle intemperie.

Nei giorni scorsi la Procura di Avellino, con un provvedimento firmato dal procuratore capo Rosario Cantelmo e dai sostituti Elia Taddeo e Roberto Patscot, ha sequestrato con procedura d’urgenza (sic) le rovine dell’ex stabilimento perché – come riporta un decreto di sequestro lungo 126 pagine e notificato a 24 indagati – l’amianto abbandonato nell’area rappresenta ormai un gravissimo pericolo per la salute e l’incolumità pubblica. Le fibre possono in ogni momento liberarsi nell’aria, e raggiungere gli insediamenti abitativi che si affacciano sulla via di ingresso dell’opificio, e la scuola elementare a meno di cento metri in linea d’aria. Mentre a poco più di 200 metri c’è la stazione ferroviaria.

Tutti in pericolo, a cominciare dagli ex operai, che hanno lavorato, si legge in una consulenza medica dei professori Gualtiero Ricciardi e Umberto Moscato dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, “nell’assenza pressoché totale dei dispositivi di protezione individuale (quando presenti) e collettivi”. Con carenze clamorose nei sistemi di aspirazione, di abbattimento delle polveri, nelle strutture di decontaminazione. Terribili le conclusioni per i quasi 200 lavoratori che si sono avvicendati nello stabilimento: “E’ possibile affermare che per tutti i soggetti esposti sussiste pericolo di vita”. Il rischio è quello di contrarre mesoteliomi pleurici o peritonali, o un cancro al polmone. “Non è possibile escludere – si afferma nella relazione – l’insorgenza di neoplasie correlabili ad esposizione ad amianto anche in altri organi od apparati diversi”.

La bonifica trascinata in venti anni di ritardi ed inerzie si è rivelata poco più di una farsa. Non si è riusciti nemmeno a stabilire il numero preciso dei cubi di calcestruzzo e amianto stoccati sul piazzate. Trecento, secondo una relazione del 2002. Ben 347, secondo un documento dell’Arpac di due anni dopo. Che diventano 489 in un censimento del 2007, poi 509 in una tabella riassuntiva e 525 nelle conclusioni. Addirittura 681 secondo il dato di un medico messo a verbale di una riunione al Comune di Avellino nel giugno 2010. La spiegazione è tra le righe del decreto di sequestro: una fitta vegetazione, sviluppatasi con l’incuria della fabbrica, avrebbe nascosto per anni alcune centinaia di cubi. Così come è stata dimenticata l’esatta ubicazione di uno dei quattro punti di interramento dell’amianto. Gli operai non la ricordano con precisione, forse occultata da un fabbricato costruito successivamente.

Tra i 24 indagati ci sono il titolare di Isochimica, il management dell’azienda, funzionari comunali, Asl e Arpac che hanno sottovalutato la situazione. E i componenti di una vecchia giunta comunale del 2005, capeggiata dal sindaco Giuseppe Galasso, di cui faceva parte anche il deputato Sel Giancarlo Giordano. Sono accusati di aver deliberato la sospensione della procedura di bonifica ‘in danno’, affidandola alla curatela fallimentare di Isochimica senza ottenere da loro una reale assicurazione su modi, tempi, procedure e, soprattutto, garanzie finanziarie dell’intervento. La Procura è convinta che quella delibera sia stata approvata per liberare l’amministrazione comunale dai problemi finanziari connessi all’obbligo di bonificare e mettere in sicurezza l’area, che ricadeva sull’ente pubblico in caso di inerzia dei privati. La questione è stata di fatto “scaricata” su una curatela fallimentare che, a sua volta, era anch’essa priva di mezzi e fondi per bonificare, anche perché il suo scopo era diverso: recuperare risorse per soddisfare i creditori. Così l’amianto è rimasto lì. All’aria aperta, nei cubi lasciati a marcire.

Un ex operaio della Isochimica

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1 Comment

  1. Sempar

    http://www.ambienteambienti.com/news/2013/02/news/isochimica-ispezione-dellona-allinterno-della-fabbrica-della-morte-di-avellino-89863.html

    Isochimica, ispezione dell’ONA all’interno della fabbrica della morte di Avellino

    22 FEBBRAIO 2013

    Oggi alle ore 16.00, gli operai dell’ex Isochimica esposti all’amianto e della cittadinanza di Avellino, manifestano davanti ai cancelli dello stabilimento. Alla dimostrazione pubblica interviene l’Associazione Osservatorio Nazionale Amianto con il suo presidente l’avvocato Ezio Bonanni, (nella foto di Gianni Lannes davanti ai cubi di amianto a gennaio 2012) che effettuerà un sopralluogo all’interno della fabbrica per verificare lo stato dei cubi di amianto raccolti sul piazzale. In una informativa della ASL del 2008, relativa all’attività di bonifica dell’ex stabilimento Isochimica, e riportata nella relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette «morti bianche», approvata dalla Commissione nella seduta del 15 gennaio 2013, è scritto che «erano stati presentati i piani per la bonifica dell’amianto friabile presente nei capannoni e nei 517 cubi di cemento contenenti amianto depositati nel piazzale. Alla data della comunicazione (marzo 2012) risultava bonificato tutto l’amianto friabile e 48 cubi, i rimanenti 469 avendo un buono stato di conservazione e quindi non presentando il pericolo di rilascio di fibre. Ulteriori quantità di amianto erano state seppellite nel sottosuolo dello stabilimento in modalità sicura (confermata da appositi studi geologici) per la loro definitiva “tombalizzazione”».

    La commissione afferma nella stessa relazione che fino al momento dell’audizione dei rappresentanti dell’Osservatorio Nazionale Amianto e del presidente dell’associazione, l’avvocato Ezio Bonanni, «seduta del 22 febbraio 2012, dedicata alle problematiche delle patologie legate all’esposizione all’amianto dei lavoratori dell’ex stabilimento Isochimica di Avellino… non si conosceva né il numero esatto delle persone sottoposte ad esame né tanto meno i relativi risultati». Nella circostanza, l’avvocato Bonanni, riassumendo le richieste dell’ONA e dei lavoratori dell’ex Isochimica che l’associazione rappresenta, sollecitò la bonifica immediata del sito industriale e invitò la Commissione a fare un sopralluogo diretto per rendersi conto della situazione all’interno della fabbrica che confina con gli abitati e le scuole del rione Ferrovia-Pianodardine. Fu chiesta, inoltre, da Bonanni, la definizione di linee guida per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori ex esposti, nonché la revisione delle decisioni dell’ASL e dell’INAIL che hanno riconosciuto agli aventi diritto il danno biologico solo per pochi anni, anziché per l’intero periodo lavorativo.

    L’Associazione Osservatorio Nazionale Amianto ONLUS agirà, con azione civile davanti al Tribunale di Roma, nei confronti della committente Ferrovie dello Stato S.p.A. già Ente Ferrovie e a carico del ministero dei Trasporti, anch’esso committente dei lavori eseguiti dall’Isochimica, «per aver agito congiuntamente – è scritto nel provvedimento di sequestro dell’azienda avellinese – a gravissimi rischi» motivo per cui l’Isochimica fu chiusa nel 1988 con ordinanza dell’allora pretore di Firenze Beniamino Deidda, perché «avrebbe restituito vetture recanti ancora consistente presenza di amianto, come è stato accertato nel rapporto giudiziale». L’impegno dell’ONA quale parte offesa prosegue anche in diversi procedimenti penali in relazione alle istanze di giustizia avanzate ai Tribunale di Roma, Firenze e Avellino.

    A partire dalle ore 17.30, l’avvocato Bonanni riceverà gli interessati, iscritti e non, presso il centro sociale Samantha Della Porta in Via Silvati e Morelli ad Avellino.

    Domani, sabato 23 febbraio 2013, a partire dalle ore 11.00, presso il centro sociale Samantha Della Porta di Avellino ci sarà una assemblea straordinaria, come da locandina allegata. L’associazione Osservatorio Nazionale Amianto proporrà un appello al Capo dello Stato perché intervenga immediatamente per il ripristino della legalità e dei valori costituzionali in relazione alla drammatica vicenda dell’amianto nel sito Isochimica che sta seminando lutti e tragedie.