TURCHIA, FAZIONI

Asia Times      130605 La Turchia in subbuglio – Et tu, Gul? Allora cadi, Erdogan M K Bhadrakumar Ft        130605 Un’influente figura religiosa rimprovera Erdogan Daniel Dombey ————— Tesi AT: 1.    Fetullah Gulen, capo di un potente movimento musulmano moderato, il movimento Gulen,[1]   sostenuto dal giornale turco più diffuso (Zaman) e da una delle maggiori organizzazioni economiche, –              che influenza ampie porzioni dell’economia e della società turca, parti di polizia e magistratura comprese. sta cercando di fare un colpo di mano interno all’AKP, il partito al potere in Turchia, contro Erdogan per portare invece in primo piano il presidente Gul, […]
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Asia Times      130605

La Turchia in subbuglio – Et tu, Gul? Allora cadi, Erdogan

M K Bhadrakumar

Ft        130605

Un’influente figura religiosa rimprovera Erdogan

Daniel Dombey

—————

Tesi AT:

1.    Fetullah Gulen, capo di un potente movimento musulmano moderato, il movimento Gulen,[1]   sostenuto dal giornale turco più diffuso (Zaman) e da una delle maggiori organizzazioni economiche,

              che influenza ampie porzioni dell’economia e della società turca, parti di polizia e magistratura comprese.

sta cercando di fare un colpo di mano interno all’AKP, il partito al potere in Turchia, contro Erdogan per portare invece in primo piano il presidente Gul, che dovrebbe creare una nuova coalizione attraversante i partiti di opposizione.

o   Gulen ha l’appoggio americano per questo “cambio di regime” in Turchia:

o   chi è al comando in Turchia è di fondamentale importanza per la situazione attuale mediorientale, giunta ad una fase critica.

  La crisi siriana complica la situazione: Gul è un protegé della famiglia reale saudita,

o   mentre Erdogan è sostenuto dall’emiro del Qatar, entrambi sostenitori dei Fratelli musulmani.

o   Teheran sconsiglia la prudenza a Erdogan per non facilitare uno schieramento di forze contro di lui.

   Con il rafforzamento politico del primo ministro turco Erdogan nel mondo arabo, dovuto alla forte crescita economica dell’ultimo decennio della Turchia, si è prodotta una frattura tra Erdogan e Fetullah Gulen, mentre il presidente Gul e il vice-primo ministro Arinc sono rimasti allineati al movimento di Gulen. Le divisioni tra i vari campi sono emerse in occasione delle recenti proteste in Turchia, con la repressione poliziesca scatenata da Erdogan; laici, liberali e kemalisti hanno prontamente apprezzato la posizione più conciliatoria e più filo-occidentale di Gul.

   Zaman, il giornale diretto dal movimento Gulen, ha scatenato un forte attacco contro Erdogan, e sta invitando Gul e Arinc a prendere la direzione.

   Erdogan sarebbe divenuto incontrollabile per gli Usa: su questione siriana, appoggio a Kurdistan iracheno, Hamas e Fratelli musulmani.

   Erdogan sta accelerando un compromesso con il PKK, a cui si oppone invece Gulen.

   Ci sarebbe una convergenza di interessi tra USA e Gulen a indebolire e destabilizzare Erdogan.

   Da un rapporto del NYT, un alto funzionario CIA – incaricato per il MO ed esperto su “primavera araba” ed Islam politico, specializzato nello sfruttare l’Islam per la politica regionale Usa – avrebbe appoggiato la richiesta di Gulen di rimanere negli USA (in Pennsylvania), dopo aver lasciato la Turchia a metà 1999, perché accusato di complottare per rovesciare il governo laico.

Gulen, mettendo in guardia dall’arroganza del potere, ha anche redarguito i manifestanti: per sostenere i loro diritti dovevano comportarsi in modo meno violento.

   Gulen ha nel passato sostenuto Erdogan, in particolare nel 2010 sulla riforma costituzionale da lui caldeggiata (per ampliare i poteri presidenziali, e poi farsi eleggere presidente, non potendo più presentarsi per la carica di primo ministro n.d.r).

Nel 2012 ci sarebbe stata una lotta per l’influenza nella polizia e nel giudiziario tra gulenisti e seguaci di Erdogan.



[1] Il movimento Gulen è uno dei più influenti del mondo islamico, è legato alle tradizioni mistiche del sufismo. Il movimento di Gulen ha sostenuto l’ascesa al potere del partito l’AKP (Justice and Development Party).

 

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