QUALE LOTTA ALLA MAFIA

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QUALE LOTTA ALLA MAFIA
Cara redazione, oggi (23/5/2012) ricorre il ventennale della strage di Capaci, i mezzi di comunicazione, specialmente in Sicilia non parlano d[k]altro: progetti di legalita’, manifestazioni, navi della legalita’, altre iniziative con la partecipazione di tutte le autorita’ costituite si stanno sprecando. In modo ossessivo si parla di lotta alla mafia, ripristino della legalita’, lotta alla criminalita’. I soliti intellettuali si stanno seccando la lingua nell[k]osannare gli eroi che[k] sono morti e per dare alle generazioni future un destino migliore[k]. Tutti sono d[k]accordo, le pseudo divisioni tra le varie fazioni politiche sono annullate, la lotta alla mafia e’ una priorita’ trasversale, non si puo’ non condividere. Al solito si sta assistendo ad una distorsione, in mala fede, della realta’, basandosi sulla corta memoria storica e sulla manipolazione delle opinioni abilmente operata da simili personaggi. In realta’ la lotta mafia non e’ stata per niente una realta’ univoca. e’ esistita,ed esiste, la lotta alla cultura mafiosa operata dal popolo, e la lotta alla criminalita’ organizzata attuata dalla borghesia e sono delle cose profondamente diverse. La mafia non e’ nata per caso in Sicilia, ma i latifondisti hanno voluto contrastare con la forza la fiera ribellione dei contadini, subito dopo l[k]unita’ d[k]Italia, che si stavano organizzando nel movimento del brigantaggio. Nel dopoguerra la mafia ha represso nel sangue la piu’ forte spinta progressista italiana, con una ferocia inaudita, lasciando sul campo centinaia di morti tra operai, contadini, sindacalisti, di cui non si ricorda nessuno. Tutto cio’ con il tacito appoggio della borghesia italiana che temeva l[k]espansione della rivoluzione in tutto il meridione e nel resto dell[k]Italia. Cos[k]i si e’ piegato un popolo fiero, come quello siciliano, rendendolo arrendevole e timoroso, abituandolo a dipendere dai potenti di turno.
Per decenni la mafia, in tutte le sue articolazioni, non e’ stata mai seriamente ostacolata, tranne nelle sue manifestazioni piu’ violente, perche’ faceva comodo avere un sud piu’ regresso come serbatoio di manodopera a basso prezzo. Il pizzo le estorsioni erano tollerate come male necessario per mantenere un equilibrio sociale. Alla fine degli anni ottanta ( guarda caso in contemporanea con mani pulite) la borghesia non e’ stata piu’ disponibile a sostenere i costi del pizzo, delle tangenti e di quant[k]altro corrodeva il profitto ed e’ iniziata in grande stile la lotta alla mafia, intesa solo come organizzazione criminale. Falcone e Borsellino vanno inseriti in questo contesto, espressione di una borghesia non piu’ disposta a sostenere certi costi. La cultura mafiosa che opprimeva, ed opprime, il popolo non era messa in discussione, come invece e’ stato fatto da altri a cui i interessava l[k]emancipazione popolare.
Ritornando all[k]attualita’ bisogna ribadire con forza che la lotta alla mafia non si fa con le processioni che servono solo a lavarsi le coscienze, ma contrastando nei fatti la cultura mafiosa. Gli operai di Termini Imerese stanno combattendo la mafia molto piu’ dei manifestanti di oggi perche’ rivendicano il diritto ad un lavoro dignitoso, cosi come i NO TAV combattono concretamente la mafia perche’ si oppongono ad un investimento assurdo e distruttivo che puo’ richiamare capitali mafiosi. Ai mafiosi fa molto piu’ paura se si denuncia uno scavo abusivo di una collina che la commemorazione di due servitori dello Stato Borghese . Ma la sconfitta della mafia e’ solo un punto di partenza per superare una societa’ intrinsecamente e strutturalmente ingiusta.
PIERO DEMARCO

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