Derna (Libia). Manifestanti bruciano la bandiera italiana

Redazione di Operai Contro, Gli sforzi delle potenze europee (Italia in prima fila) e degli Stati Uniti per assegnarsi una qualche, presunta legittimità alla loro presenza in Libia sono in corso da tempo e non si sprecano: incontri internazionali, conferenze ministeriali sulla Libia (l’ennesima in programma a Vienna il prossimo 16 maggio), mandati e risoluzioni dell’ONU (Unsmil). In tutto ciò gli interessi imperialisti italiani, che spingono all’intervento militare diretto, vengono malcelati persino dalle ipocrite dichiarazioni di Renzi. Dichiara, infatti,che le truppe italiane, quando verranno richieste dal legittimo governo di Sarraj, non verranno mandate a proteggere i pozzi dell’Eni – […]
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Redazione di Operai Contro,

Gli sforzi delle potenze europee (Italia in prima fila) e degli Stati Uniti per assegnarsi una qualche, presunta legittimità alla loro presenza in Libia sono in corso da tempo e non si sprecano: incontri internazionali, conferenze ministeriali sulla Libia (l’ennesima in programma a Vienna il prossimo 16 maggio), mandati e risoluzioni dell’ONU (Unsmil).

In tutto ciò gli interessi imperialisti italiani, che spingono all’intervento militare diretto, vengono malcelati persino dalle ipocrite dichiarazioni di Renzi. Dichiara, infatti,che le truppe italiane, quando verranno richieste dal legittimo governo di Sarraj, non verranno mandate a proteggere i pozzi dell’Eni – evidentemente bastano allo scopo i contractors e le milizie pagati dalla multinazionale. Ma che serviranno a proteggere le strutture dell’Onu, ovvero saranno la garanzia militare dell’inviato, Martin Kobler, al suo mandato internazionale. Ed evidentemente, aggiungiamo noi, saranno anche la tutela del nuovo governo di Sarraj insediatosi a Tripoli a fine marzo. Il quale a sua volta, ricambiando, sarà certamente ben disponibile nei confronti di quei interlocutori internazionali che da omuncolo sconosciuto della borghesia libica lo hanno sostenuto e spinto fino ai vertici dello Stato libico.

In questi giorni, tuttavia, un fatto nuovo mette in discussione alla radice tutta la messa in scena organizzata dalle potenze mondiali. Il castello di sabbia del ministro degli esteri Gentiloni, di Kerry e di Kobler si è sgretolato di fronte alla manifestazione di piazza a Derna del 30 aprile. I manifestanti protestavano contro i continui bombardamenti sulla città da parte dell’esercito di Tobruk, quello peraltro ostile al governo di Sarraj, ma nel corso della manifestazione hanno bruciato le bandiere italiane e gridato slogan contro “l’ingerenza italiana e dell’Onu”. A quel punto la notizia non è potuta essere nascosta o minimizzata per il susseguirsi di foto e video inviati su Twitter, il social media più utilizzato durante le primavere arabe. «No all’intervento italiano» si poteva leggere in una scritta rossa sul campo bianco di un tricolore dato alle fiamme a Bengasi. L’autore della foto aggiungeva la seguente didascalia: “la bandiera dell’Italia brucia a Bengasi quale rifiuto dell’ingerenza italiana e contro le dichiarazioni di Roberta Pinotti”. Ma sono soprattutto i cartelli dei manifestanti di Derna che parlano chiaro su quale è davvero il sentire della popolazione libica nei confronti dell’intervento italiano: “no all’intervento dell’Italia nei nostri affari interni”; “l’Italia non si sogni di occupare il nostro Paese”.

R.P.

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