MA QUALE COESIONE SOCIALE!!!

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MA QUALE COESIONE SOCIALE!!! IL CAPITALISMO UN SISTEMA DI MORTE PER GLI OPERAI!!!

La Crisi del capitale, crisi di sovrapproduzione mondiale, sta’ riversando tutti i suoi nefasti effetti sul lavoro salariato. i padroni hanno sostenuto con gli artifizi finanziari la produzione, una economia drogata per sostenere i loro profitti aumentando gli squilibri che stanno causando il collasso dell’ intero sistema, provocano gli sconquassi di interi paesi, con le popolazioni portate alla fame (vedi pacchetto Grecia solo per parlare dellEuropa con Spagna e Italia a ruota). Di questo passo ci chiederanno di amare i nostri sfruttatori e oppressori e odiare gli sfruttati e gli oppressi. Tutti, a partire dal gran ciambellano Napolitano adesso parlano affannosamente di “coesione sociale”, l’italia non e’ la Grecia, non sono ammessi scontri sociali acuti, violenti, ma quale coesione sociale ci puo’ mai essere tra un pugno di capitalisti super-ricchi che ricattano attraverso il loro governi intere popolazioni con la scusa del “debito”? Quale coesione sociale ci puo’ essere se i morti e i feriti sul posto di lavoro sono solo tra gli operai? Se a milioni sono gli operai buttati alla fame dopo aver ricevuto salari insufficienti per anni? Quale coesione sociale se i governi pianificano tagli a tutti i servizi di base, scuole, ospedali, ecc. i ricchi hanno i loro “servizi” privati mentre i poveri sono condannati.

In Italia addirittura si vuole distruggere definitivamente i ccnl e lo statuto dei lavoratori (art 18) e nel contempo si dice di portare le pensioni verso i 65 anzi i 70 anni, con la solita litania che l’eta’ media di vita si sarebbe innalzata, ma c’e’ un abisso tra chi lavora in fabbrica a contatto con materiali & ambienti nocivi in condizioni di fatica che consumano anzitempo e chi, e’ immerso in condizioni ben differenti a “condurre la barca” in ovattati ambienti d’ufficio.

Operai, la nostra stessa passivita’ incentiva la guerra che ci portano dall’alto per scaricare i “guai” del ciclo di crisi economica del loro sistema.
Un Esempio della guerra agli operai nella crisi? La Fiat, la Fincantieri…

Di fatto i salari sono attaccati da ogni lato, nella realta’ odierna i padroni sono piu’ consapevoli di noi stessi che il “grasso”, i profitti si fanno (vista la crisi dei mercati), proprio aggredendo e portando al livello piu’ basso possibile il salario operaio. Quasi un milione di operai dell’industria sono in cassa-integrazione a zero ore da qualche anno e si sono persi a testa piu’ di 10000 euro, a milioni entrano ed escono da questo “ammortizzatore sociale” (dei padroni ndr) Abbiamo, nel piu’ grande gruppo industriale, la Fiat, 3 stabilimenti sotto l’incudine della chiusura (Termini imerese, Avellino, e Imola gia’ smantellata con circa 3000 diretti piu’ altrettanti dell’indotto), almeno 20000 operai Fiat che da quando Marchionne ha presentato “Fabbrica-Italia” non fabbricano un benemerito e sono in cig ugualmente.

Intanto e’ proseguita l’aggressione del piano Marchionne per gli operai che sono al lavoro negli stabilimenti, trasferimenti, ricatti, punizioni, dispotismo aziendale sono all’ordine del giorno…
L’austerity e i tagli lineari di Tremonti e del governo, toccheranno di piu’ certamente chi ha meno ma in Fiat e’ avvenuto di peggio, abbiamo visto portarci via di punto in bianco il PDR (il pdr premio di risultato circa una mensilita’), in realta’ il PDR e’ stato dirottato. Dove? non tanto in America, ma all’interno dell’azienda; agli impiegati professional, ai nostri ingegneri, capi e capetti per intenderci,e ancora si sottovaluta che si e’ fatto tutto questo all’interno di una strategia per “addestrare” questi strati ad essere piu’ vicini ai loro caporioni e piu’ duri con gli operai, farli diventare ancor piu’ cani da guardia della “flessibilito’ gestionale” come dice M. sergio, centurioni di difesa per chi sta’ in cima alla piramide aziendale. Dunque se formalmente questo “dirottamento” di soldi agli strati intermedi ha gia’ danneggiato le magre tasche di chi produce, il costo politico che si rischia e’ anche piu’ alto. I padroni non fanno queste operazioni di buon grado, a gratis, sanno che se gli sfugge il meccanismo e se i sindacati camerieri non frenano, sono dolori per tutti se gli operai si muovono da questo punto di vista e’ da seguire cio’ che avviene quando (come alla jabil o all’ esselunga solo per citare gli ultimi esempi) ci sono “i mozzi-operai che scioperano e si ammutinano”…

NELLE FABBRICHE RIEMERGE LA LOTTA DI CLASSE, A PEZZI LA COESIONE SOCIALE…

Dov’e’ che si puo’ vedere la coesione sociale piu’ nitidamente? Nelle fabbriche; i padroni vogliono la mano libera (emulando Marchionne) di schioccare la frusta (lavoro forzato senza pause per gli operai) elargendo il “biscotto” (premio, rubato e dirottato) ai suoi impiegati fedeli. Anche questo e’ un film gia’ visto, dejavu’ nel 1980, vedemmo all’opera questi uomini in camicia bianca con le loro carte disciplinari agli operai, poi conclusa la ristrutturazione che fece tabula rasa di 20000 operai dipendenti, tocco’ a loro, licenziati…poi a Torino ci furono per tutti gli anni 80 centinai di suicidi con i travet che si buttavano dai viadotti, la mamma fiat li aveva traditi dopo avergli fatto fare il lavoro sporco.

Piu’ parlano di coesione sociale, piu’ attaccano gli operai e frammentano gli strati intermedi con flessibilita’ aggiuntive, non e’ un caso, non e’ semplice cattiveria padronale o fascismo aziendale, nella crisi anche la piccola-borghesia deve “confermare” il suo ruolo sociale ai padroni, se no nisba, si sprofonda nel proletariato, in produzione. Questa la base materiale dei fenomeni di scontro che abbiamo, gli impiegati sono una piccola-borghesia a stipendio che oscilla tra i 2 grandi campi nemici operai-padroni e, nella crisi, avendo molti di loro il presentimento di finire all’ultimo gradino della scala sociale, invece che schierarsi con gli sfruttati, avendo gia’ rinunciato a cambiare le cose, si fanno spessissimo strumento di un sistema marcio fino alle fondamenta, questa la dote della “flessibilita’ gestionale” e della “coesione sociale” nelle grandi fabbriche. Proprio in questi giorni di stragi operaie come Barletta, abbiamo sentito tanti di questi signori (impiegati) commentare ” le stragi, i morti e i feriti sul lavoro capitano perche’ gli operai non prestano attenzione nel lavoro”…

DUNQUE BARLETTA E GLI OLTRE 1000 MORTI SUL LAVORO CON LA META’ DELLE FABBRICHE FERME, RAPPRESENTANO BENE LA CONDIZIONE ATTUALE E FUTURA DEGLI OPERAI SE NON RIVOLTANO LA CRISI CONTRO I PADRONI…

Dicevamo poc’anzi che i padroni hanno chiaro spesso piu’ degli sfruttati che il ciclo si riassesta solo aumentando lo sfruttamento a tutti i livelli e con la distruzione ingente di forze-produttive, dunque guerre commerciali che diventan sempre piu’ guerre per sfondare i mercati mondili asfittici, nelle varie zone. Una Guerra per ridividere un mercato mondiale in irreversibile discesa. Ma, spesso dimentichiamo che la prima delle forze-produttive e la prima delle merci che condumata produce altre merci e’ proprio l’essere umano operaio, sono gli operai dunque, ovunque colllocati che devono percorrere quella “discesa” quel “in fondo” quel “fondo della stiva”, ecco perche’ ci viene comparato continuamente il peggio, ci dicono “lavorate forte” se non volete arrivare in condizioni capestro come gia’ 3 milioni solo in Italia lavorano; a Nero. Ecco qui un altro fenomeno sconosciuto a questo livello prima della crisi economica che va’ disvelandosi sempre piu’, il lavoro produttivo sotto il ricatto, netto, brutale; non dovete scioperare, non dovete leggere giornali, non dovete fare pause o al limitte a fine turno, non dovete e potete ammalarvi se no zero euro. Non sono forse queste le condizioni che gia’ avevano le operaie a Barletta, e, che fine hanno fatto?

LA RESISTENZA OPERAIA E IL SINDACATO

E qui veniamo all’ ultimo aspetto di questo breve scritto, la crisi impone nuovi livelli di sottomissione dicevamo e qui vediamo all’opera tanti sindacati e sindacalisti che si rivelano per quello che sono; camerieri del padrone. La situazione e’ pesante e’ difficile ci vengono a dire, “passera’ la nottata!?”, passera’?
il punto e’ come!!!…con nuove catene impensabili anche poco tempo fa’, o decidiamo di vivere come uomini e non come robot? In Italia e nel mondo, ci sono svariati sindacati, forze politiche e sindacali, che cosa fanno per noi in questa crisi? la risposta e’ lampante nella testa di tantissimi operai, giovani e lavoratori degli starti bassi? Ben poco, niente.

La realta’ ci fa’ vedere che effettivamente c’e’ della verita’ in questa risposta a pelle di tanti nostri colleghi. Trovano sempre un argomento opportuno per tacitare la resistenza che diversi operai fanno al peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, Trovano sempre un argomento opportuno per dare la colpa al governo e mai al padrone. anche la stessa manovra economica non la vogliono abbattere la vorrebbereo cambiare fermo restando che dev’essere rigorosa (parolina dove dentro ci sono i nostri sacrifici) ma equa (parolina dove dentro ci sono i tagli ai servizi e le nostre tasse in aumento che dobbiamo senza dilazioni pagare).

Sono, per non fare giri di parole degli Opportunisti, abituati a “negoziare” il negoziabile, ma ora che non c’e’ piu’ niente da negoziare col padrone perche’ e’ lui che esige novita’ peggiorative su tutti i fronti, sono sguarniti, attoniti, non sanno che pesci pigliare, se non quelli che gli garantisce il padrone facendo finta di “strappare” gli “ammortizzatori sociali” (cioe’ cassa integrazione che poi e’ pagata dalle nostre tasse).

Gli operai compreso questo fatto devono organizzarsi perche’ c’e’ una bella differenza tra chi sta’ a 1000 o meno euro al mese a sgobbare per produrre prodotti e merci, e anche i piu’ prossimi a noi, compresi sindacalisti e delegati, che comunque per non stare in produzione o nelle postazioni dure e nocive, devono “giustificare” una loro funzione-finzione al padrone, proprio come i sorveglianti, gli impiegati, i capi e capetti.

Dunque che concessioni dobbiamo ancora fare? Abbiamo gia’ dato, se ancora ci scorre il sangue nelle vene utilizziamolo finalmente per i nostri interessi che sono indipendenti da quelli di tutte le altre classi sociali, e indipendenti da chi mettiamo “a trattare” per noi, all’interno delle lotte di resistenza sindacali inevitabili. Lotte che ci toccano come operai, ineliminabili, per non farci male mentre lavoriamo, per non far scomparire il salario gia’ rimaneggiato, o perire nel silenzio dello sfruttamento e dell’oppressione sempre avvolgente che c’e’ nei nostri luoghi di lavoro.

il sistema capitalista e’ come una macchina in avaria irreversibile, e’ un motore grippato, non puo’ essere che viene messo in sesto o sostituito con gli stessi ingranaggi che lo hanno messo in panne (padroni, servi, e camerieri sindacali) non andremo avnti neanche un po’, anzi, ci sarebbe solo la devastazione della difesa operaia e lo spezzatino umano nei luoghi di lavoro. E’ tempo che gli operai in gran numero non deleghino piu’ i loro interessi e diano sostegno ai loro colleghi che hanno dimostrato con i fatti di essere i piu’ combattivi, di non molllare mai e di saper far avanzare la consapevolezza dei nostri fini immediati e storici che si sintetizzano solo con la liberazione degli operai dal sistema di sfruttamento padronale.

Facciamo pulizia al nostro interno dai vari elementi che frenano e giustificano il padrone anche quando ci attacca come oggi sistematicamente, sul salario, la sicurezza, i turni, gli orari, la liberta’ di movimento nella fabbrica e fuori. C’e’ bisogno di una nuova leva di operai combattenti, e siamo sicuri in molte fabbriche gia’ esistono, e’ ora di dare il massimo sostegno possibile al nostro campo per lottare meglio piu’ efficaci, piu’ incisivi ne va’ del nostro futuro, che oggi piu’ fosco non puo’ essere, il futuro si prepara nel presente, saluti!.

OPERAI CONTRO SEZ. MODENA 8 OTTOBRE 2011

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