ILVA UCCIDE, RIVA UCCIDE

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[color=red]E’ ufficiale l’ILVA uccide, Riva uccide.

Intanto Riva e i suoi uomini continuano a godersi i soldi fatti con la morte degli operai e dei loro figli.

FIM, UILM,SLAI-COBAS, sono contenti l’ILVA puo’ continuare a produrre profitti e gli operai a morire.

Noi operai dell’ILVA vogliamo essere pagati il salario intero fino a quando l’ILVA non sara’ bonificata.

Nessuna produzione con la morte sulle spalle

Un Operaio Contro[/color]

Stefano Boccardi della Gazzetta del Mezzogiorno

Ora che il ministro della Salute, Renato Balduzzi, si e’ deciso (finalmente) a rendere pubblici i dati (drammatici e agghiaccianti) del rapporto [k]Sentieri[k] sulle morti nella seconda citta’ della Puglia. Ora che anche i bambini hanno capito senza piu’ ombra di dubbio che a Taranto ci si ammala e si muore di tumore piu’ che in tutto il resto d[k]Italia, nella Puglia felix di Nichi Vendola sono in tanti a porsi almeno due domande. La prima: ma sul siderurgico jonico quante lingue parla il governo guidato dal professor Mario Monti? La seconda: e ora? A chi e a che cosa dobbiamo credere? Al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera’, il quale dice di non comprendere i magistrati tarantini che (anche loro finalmente) hanno deciso di non mollare la presa sull[k] Ilva e sui suoi veleni? Al ministro dell[k]Ambiente, Corrado Clini, il quale ha provato in tutti i modi (e invano) a raccontare che l[k]Autorizzazione integrata ambientale (Aia), varata alla fine della scorsa settimana, comprende le stringenti prescrizioni imposte dagli stessi magistrati e che, ora, tardivamente, dice di voler [k]prendere atto[k] dei [k]nuovi dati[k]? O, infine, al ministro della Salute, Renato Balduzzi, il quale in una calda giornata di ottobre arriva a Taranto e dice di avere [k]la sensazione che si debba fare qualcosa di piu’, e questo vale sia per il piano di monitoraggio sanitario sia per cio’ che sta dentro l[k]Aia per l[k]Ilva cosi come per il piano di prevenzione[k]?

Ma davvero, aggiungiamo noi, si puo’ pensare che una vicenda cosi complessa com[k]e’ quella che riguarda il futuro del siderurgico di Taranto possa essere gestita come ai bei tempi delle correnti democristiane, quando nello stesso partito suonavano la grancassa indifferentemente Aldo Moro e Giulio Andreotti?

Se i dati, peraltro incompleti, diffusi ieri a Taranto sono veritieri (e non v[k]e’ motivo di dubitarne), c[k]e’ poco da disquisire. Quando in gioco c[k]e’ la salute di migliaia di persone; quando ad essere compromesso e’ il futuro di intere generazioni; quando i morti agitano le coscienze sopite di migliaia di persone, be’, allora vuol dire che la fatidica soglia, oltre la quale scatta l[k]allarme, e’ stata superata da un pezzo.

E allora, far si che l[k]Ilva adotti subito, e per davvero, tutte le piu’ avanzate tecnologie in materia siderurgica, non e’ un giochino che puo’ essere lasciato alla libera contrattazione tra le parti o, peggio, demandato al buonsenso o alla magnanimita’ dell[k]Azienda e dei suoi padroni.

E poi: se c[k]e’ il [k]danno sanitario[k], com[k]e’ sin troppo evidente; come viene certificato persino da un autorevole ministro del governo Monti, che fine fa la stessa Autorizzazione integrata ambientale?

Il ministro della Salute sa molto bene di essere stato, di fatto, tagliato fuori dall[k]iter che ha portato al varo dell[k]Aia. Non a caso, Renato Balduzzi fu il grande assente durante il vertice che ad agosto costrinse i ministri Corrado Passera e Corrado Clini a precipitarsi in tutta fretta a Taranto. Ma ora che il ministro Balduzzi e’ (finalmente) venuto allo scoperto, e’ lecito chiedersi come intende procedere. Ritiene che basti dire che, in futuro, occorre [k]fare di piu'[k]? O, da subito, fara’ quel [k]di piu'[k] che a Taranto si aspetta, invano, da anni?

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