CHE FARE DEI SINDACATI?

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Redazione di Operai Contro

Uno spunto per il dibattito operaio

Che fare dei sindacati? L’ultimo tentativo di manifestazione unitaria da parte di SLAI-COBAS e FIOM ha mostrato esplicitamente quello che molti di noi operai, ed in particolare chi ha a cuore lo sviluppo del partito operaio informale, gia’ sapevano. Le ulteriori giustificazioni
di entrambe le parti rendono il tutto ancora piu’ grottesco.

Oltre al fatto singolo, piu’ in generale non si puo’ non riscontrare il forte limite di lotta della FIOM, la quale fissa l’asticella del conflitto a “livelli democratici” e quando provocata oltre la sopportazione mette in campo avvocati e magistrati; chi diversamente non accetta le cause legali (che peraltro durano anni) e porta l’azione diretta in fabbrica viene potato dal dirigente di turno.

A questa condizione, certo non nuova nei meccanismi interni ai metalmeccanici CGIL, ed in seguito all’abolizione di scala mobile e soprattutto consigli di fabbrica un’importante fetta di operai decise anni fa di contrapporre un percorso idealmente diverso in senso radicale, con la creazione del sindacalismo di base. Teoricamente le
avanguardie di lotta si sarebbero dovute auto-organizzare in senso federale nei territori e sui posti di lavoro, decidendo autonomamente per le proprie rispettive fabbriche, officine e cantieri. Un processo iniziato nei primi anni ’90 e che compie 20 anni in questo periodo.

Scissioni, divisioni, tradimenti e tutti i comportamenti di contorno dimostrano il fallimento (o nel migliore di alcuni sparuti casi, la non percorribilita’) dell’idea. Chi onestamente si e’ mosso per l’unita’, la radicalita’ nelle decisioni e la fermezza negli atteggiamenti si e’
trovato e si sta trovando confinato in un angolo o letteralmente espulso dal dibattito. Il primo pensiero di ogni sindacatino e’ quello di avere maggiore visibilita’ ed inasprire i toni coi confederali e con gli altri pianetini sindacali. Il tutto sfocia negli ultimi velenosi avvenimenti con la svendita di diverse fabbriche che hanno costretto in cassa integrazioni, mobilita’ fino a licenziamenti di massa
centinaia di dipendenti.

I casi piu’ clamorosi, come quello dell’accordino alla MANGIAROTTI del milanese firmato da FIOM e COBAS, avrebbero meritato piu’ rumore.
Qualcuno ha pensato bene di smorzare subito il flusso di informazioni che arrivava dalla fabbrica e la relativa rabbia operaia.
Indimenticabile, inoltre, l’atteggiamento di Sciancati con i resistenti della INNSE arrampicati sulla gru. Tutto secondo lorsignori si deve ridurre a diplomazia e confronto serrato.

Ma quando la situazione e’ inequivocabilmente irrecuperabile, COSA SE NE DEVONO FARE GLI OPERAI DEL TAVOLO DELLE TRATTATIVE E DELLE RASSICURAZIONI DEGLI OMINI DI STATO E DEI CRAVATTARI DEL SINDACATO?
Quando anche l’agibilita’ sindacale e la legittima rappresentazione
viene espressamente vietata (come alla FIAT e presto in molte altre realta’ partendo da quelle di medio-grandi dimensioni) COME SI DEVONO COMPORTARE GLI OPERAI CHE NON SVENDONO DIGNITA’ E LOTTA AL CONFEDERALE
GIALLO DI TURNO GRADITO AL PADRONE?

LE REGOLE “DEMOCRATICHE” SONO GIA’ SALTATE CON L’AVVENTO DI MARCHIONNE E DEL PROGETTO FABBRICA ITALIA. Lui ha accettato di fare da apripista
rappresentando la piu’ grande industria italiana. TUTTI GLI ALTRI SEGUIRANNO NEL GIRO DI POCHI ANNI. LA FORNERO CON LA SUA LEGGE DEL 18
LUGLIO LO HA AMPIAMENTE CONFERMATO.

Quando verremo licenziati per un “no” al capetto di turno, NON CI SARA’ PIU’ NESSUNA SIGLA SINDACALE DA CONTATTARE PERCHE’ ORMAI NON PIU’ ACCETTATA DAL PADRONE. I SINDACALISTI ANDRANNO IN PENSIONE DA
SINDACALISTI, PER GLI OPERAI DECIDERA’ TUTTO IL COMPORTAMENTO RISPETTOSO E DILIGENTE.

A QUEL PUNTO, CON LE REGOLE DEMOCRATICHE SALTATE E LA LEGALE ESCLUSIONE DALLE FABBRICHE, A COSA SERVIRA’ IL SINDACATO CHE VUOLE MORIRE
DEMOCRATICO??

Operai riflettiamoci per tempo. Anzi la riflessione si deve essere accesa gia’ da un pezzo. PARTECIPIAMO ATTIVAMENTE PER LA COSTRUZIONE DEL PARTITO OPERAIO INFORMALE.

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