insicurezza a bordo, incoscienza al potere

Redazione di Operai Contro, vi invio un articolo della Gazzetta del mezzogiorno: Un salentino di GIUSEPPE DE TOMASO Il problema non è l’errore umano, ammesso che si sia trattato di errore umano. Il problema è che simili disastri e tragedie sono inammissibili, dal momento che la tecnologia ha ridotto assai, anzi ha pressoché annullato, sui binari, il rischio di incidenti causati da una distrazione umana. E questi progressi, la tecnologia, li ha realizzati proprio in Puglia, nella regione della Mermec di Vito Pertosa, azienda leader, a livello mondiale, nel campo della sicurezza ferroviaria. Il meccanismo anti-errore si chiama Sistema […]
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Redazione di Operai Contro,

vi invio un articolo della Gazzetta del mezzogiorno:

Un salentino

di GIUSEPPE DE TOMASO

Il problema non è l’errore umano, ammesso che si sia trattato di errore umano. Il problema è che simili disastri e tragedie sono inammissibili, dal momento che la tecnologia ha ridotto assai, anzi ha pressoché annullato, sui binari, il rischio di incidenti causati da una distrazione umana. E questi progressi, la tecnologia, li ha realizzati proprio in Puglia, nella regione della Mermec di Vito Pertosa, azienda leader, a livello mondiale, nel campo della sicurezza ferroviaria.

Il meccanismo anti-errore si chiama Sistema Controllo Marcia Treno (funziona su terra e sui convogli): ha il compito di mantenere sotto vigilanza elettronica il comportamento del personale di macchina dei treni in base all’aspetto dei segnali ferroviari, alla velocità massima consentita, al grado di frenatura della linea eccetera.

Ecco. Il Sistema Controllo Marcia Treno è in funzione sui binari nazionali da parecchi anni, ma è un illustre sconosciuto su molte linee ferroviarie locali (è attivo, invece, in Lombardia, in parte della Campania e in brevissime tratte pugliesi).

Per impedire o ridurre al massimo il pericolo di stragi come quella di ieri tra Andria e Corato, è indispensabile che gli standard di sicurezza della Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) siano introdotti anche sulle reti regionali e locali.

Perché finora questi standard di sicurezza hanno marciato a due velocità? Perché nessuno ha pensato bene di imporre alle ferrovie in concessione il ricorso agli standard di sicurezza in vigore sui binari della Rete nazionale. Non ci ha pensato il governo centrale, non ci ha pensato la Regione, non lo hanno chiesto i sindacati. Troppi intrecci clientelari, troppe rendite elettorali, troppe mangiatoie pseudo-manageriali, come ha testimoniato, a proposito dello scandalo Ferrovie Sud Est, il libro denuncia dei colleghi della Gazzetta Giovanni Longo e Massimiliano Scagliarini.

Eppure una direttiva ministeriale obbliga le aziende del settore e le stesse Regioni a installare il Sistema Controllo Marcia Treno su ogni tratta. Perché non è stato fatto? Perché la stessa Agenzia Nazionale della Sicurezza delle Ferrovie è una scatola vuota che non fa controlli? La magistratura farebbe bene ad approfondire. Se c’era un punto in cui il Sistema Controllo Marcia Treno era fondamentale, questo era proprio il binario unico su cui ieri è successo il finimondo. Invece, sembra che l’apparato di controllo fosse rimasto in lista d’attesa perché un’azienda del ramo aspettava il raddoppio del binario. Do ut des da brivido, con molti colpi di sonno (!) da parte di chi doveva controllare.

La sicurezza sulle linee locali è un optional. Il che, paradossalmente, non si traduce in un risparmio economico, ma in un salasso finanziario per Stato e Regione. Sigle di potentati locali che hanno tesaurizzato i vantaggi del capitalismo tariffario privo di rischi. Aziende ferroviarie che si sono trasformate in fabbriche di potere e voti per gli amici degli amici. Insomma, le ferrovie locali sono il bancomat privilegiato per larghi settori della classe politica, una sorta di bicamerale degli affari in cui tutti hanno di che saziarsi.
La tragedia di ieri è anche figlia di questo atteggiamento indifferente di politici e tecnocrati sui sistemi di sicurezza delle reti locali. Sistemi che possono essere garantiti o dall’immediata introduzione del Sistema Controllo Marcia Treno fino all’ultima linea ferroviaria locale o, meglio ancora, dal passaggio delle ferrovie locali sotto il controllo della Rete statale, l’unica che può assicurare i meccanismi di sicurezza. Provvederà, successivamente, una gara pubblica tra gli operatori, anche privati, ad affidare in concessione la gestione del servizio per i passeggeri.

Finora, i trasporti ferroviari si sono rivelati il festival dello spreco. Fondi europei persi. Fondi pubblici sprecati a go-go per incarichi e consulenze da nababbi. Una Casta trasversale che ha programmato carriere e patrimoni.

Ora non ci sono più alibi. Lo Stato centrale non può restare a guardare mentre la condizione dei trasporti ferroviari nel Sud evoca scenari di qualche secolo fa. La Regione Puglia e il suo Presidente si concentrino sui temi clou della Puglia: trasporti, sanità e rifiuti in primis. È inammissibile che il tratto Termoli-Lesina sia ancora a binario unico, nonostante i mille tavoli di questi anni e l’incessante campagna di questo giornale a sostegno della linea ferroviaria adriatica. È assurdo che la stessa sicurezza dei convogli penalizzi la Puglia e il Sud, per non dire delle carrozze antiquate e degli orari incredibili.

Ma la tragedia di ieri ha acceso un faro innanzitutto sulle responsabilità, sulle complicità, sui grovigli tra classe politica locale e classe imprenditoriale rapace e parassitaria. Assunzioni e favori. Intrallazzi e mercimoni. Chi se ne importa se l’intero sistema ferroviario locale possa finire sotto il controllo di Trenitalia. Meglio, se serve a ridurre i rischi di gravissime tragedie umane. Meglio, se serve a ridimensionare i costi. Meglio, se serve a fare pulizia nel sottobosco della politica e dell’affarismo più spregiudicato. Meglio se evita arricchimenti stabiliti dalla politica, sempre smaniosa di scegliere i vincenti e premiare i perdenti, in tutti i settori.
È la storia di una tragedia annunciata. Sembra una frase fatta, retorica. Ma è la verità. Se una regione è priva, per la sicurezza dei suoi viaggiatori, delle più elementari premesse di sicurezza – che nulla hanno a vedere con l’errore umano – c’è poco da sofisticare o filosofare: prima o poi si verificherà l’inferno.

Finiamola con l’orgia di concessioni ad aziende del settore che vivacchiano grazie agli apparati della politica distributiva e acquisitiva. Spesso queste concessioni sono più scandalose di mille camarille tangentizie. Affrontiamo a viso aperto il tema della modernizzazione e della sicurezza dei trasporti. E smettiamola di fare passerella ovunque ci sia una telecamera pronta a riprendere anche la più inutile dichiarazione.

Giuseppe De Tomaso
detomaso@gazzettamezzogiorno.it

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