XXV aprile degli operai della INNSE

Redazione di O.C. Il 19 aprile abbiamo commemorato i 15 operai della Innocenti S.G. deportati nel campo di concentramento di Mauthausen. Deportati per avere, il 10 marzo 1944, scioperato contro il taglio dei salari, gli aumenti dei ritmi sulle linee di produzione per la fame e i patimenti che subivano e contro la guerra imperialista del governo fascista e anti operaio di Mussolini. La lapide commemorativa che ricorda i 12 operai morti, solamente 3 dei 15 erano riusciti a tornare, era stata posta nel 1946 dalla rappresentanze sindacali e dalla direzione aziendale appena finita la guerra, una lapide grondante […]
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Redazione di O.C.

Il 19 aprile abbiamo commemorato i 15 operai della Innocenti S.G. deportati nel campo di concentramento di Mauthausen.

Deportati per avere, il 10 marzo 1944, scioperato contro il taglio dei salari, gli aumenti dei ritmi sulle linee di produzione per la fame e i patimenti che subivano e contro la guerra imperialista del governo fascista e anti operaio di Mussolini.

La lapide commemorativa che ricorda i 12 operai morti, solamente 3 dei 15 erano riusciti a tornare, era stata posta nel 1946 dalla rappresentanze sindacali e dalla direzione aziendale appena finita la guerra, una lapide grondante retorica patriottica: “strappati alla patria alla famiglia al lavoro”

Per i padroni era necessario presentarsi con un aurea di “una nuova verginità” incolpevole di quanto successo, che consentiva loro di apparire senza nessuna responsabilità del macello della guerra, per poter continuare indisturbati e senza nessun rimorso la produzione industriale. Come se nulla fosse accaduto, come se le decine di milioni di morti non siano stati una diretta causa della crisi economica del loro sistema di accumulazione.

Dall’altro lato c’era il riformismo e il nazionalismo dei partiti di “sinistra” che sostenendo la necessità, attraverso i comitati di gestione di fabbrica, di una collaborazione effettiva tra padroni e le rappresentanze sindacali volevano la ricostruzione del paese sulla pelle degli operai, un’utilizzo aberrante e ideologico della teoria marxista

Esempio di questo scellerato connubio è la lapide all’interno della INNSE.

Per ricordare la memoria dei deportati la firma incisa a caratteri rossi: “ le loro anime vivono nell’Italia risorta alle umane libertà. Le maestranze e la direzione della Innocenti S.G. “.

Le libertà di conciare la pelle degli operai per ricostruire un paese che gli stessi padroni hanno contribuito a massacrare.

Uno scempio della memoria di quanti hanno lottato contro il padrone e contro il governo Mussolini, senza porsi minimamente il problema che i responsabili del taglio dei salari, degli aumenti dei ritmi, delle deportazioni a seguito degli scioperi erano i burattini fascisti manovrati come ebeti marionette dai borghesi e dai padroni per i loro interessi .

A distanza di oltre 70 anni questa condizione di connivenza nella commemorazione tra rappresentanza dei padroni “la direzione aziendale” e i rappresentanti degli operai è venuta meno.

Il pretesto è stato la negazione da parte della direzione aziendale della Camozzi, attuale proprietaria della Innse, di vietare l’ingresso in fabbrica dei rappresentanti ufficiali delle associazioni partigiane per partecipare alla commemorazione.

Questa presa di posizione , questo divieto, di fatto gli si rivoltato contro.

Ha di fatto sgombrato il campo di tutte mistificazioni che il riformismo dei partiti, P.C.I. in testa, ha fatto digerire per che per oltre 70 anni agli operai, coprendo con il loro miserabile opportunismo la vigliaccheria dei padroni.

Ora il prossimo anno nell’onorare gli operai vittime del fascismo asservito al capitale saremo liberi di commemorare i nostri compagni morti per i nostri stessi interessi senza la partecipazione dei padroni che li hanno mandati al macello.

Cordiali saluti

D.C. Operaio della INNSE di Milano

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