Wärtsilä: martedì sciopero di 8 ore

Caro Operai Contro, dopo la dichiarazione da parte dell’azienda di altri 550 esuberi, le RSU hanno proclamato uno sciopero di 8 ore, con presidio sui cancelli, per martedì 26 aprile. I dipendenti della Wärtsilä multinazionale finlandese di motori per imbarcazioni, a Trieste sono circa 1050, più altri 300 nell’indotto. Lo sciopero di martedì è la risposta a caldo, al piano aziendale che nel giro di due anni, punta a 1150 licenziamenti a livello mondiale. Resistere ai licenziamenti, chiamando altre fabbriche in lotta, a cominciare dalle fabbriche del Gruppo. Costruire un fronte di solidarietà, un muro contro i padroni. Basta […]
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Caro Operai Contro,

dopo la dichiarazione da parte dell’azienda di altri 550 esuberi, le RSU hanno proclamato uno sciopero di 8 ore, con presidio sui cancelli, per martedì 26 aprile. I dipendenti della Wärtsilä multinazionale finlandese di motori per imbarcazioni, a Trieste sono circa 1050, più altri 300 nell’indotto. Lo sciopero di martedì è la risposta a caldo, al piano aziendale che nel giro di due anni, punta a 1150 licenziamenti a livello mondiale.

Resistere ai licenziamenti, chiamando altre fabbriche in lotta, a cominciare dalle fabbriche del Gruppo. Costruire un fronte di solidarietà, un muro contro i padroni. Basta con il vecchio sindacalismo dei compromessi a perdere. Saluti da un affezionato lettore.

L’articolo de Il Piccolo di Trieste

TRIESTE Caffè amaro quello propinato ieri mattina alle 8.15 dal capo-azienda di Wärtsilä Italia Sergio Razeto alle rappresentanze sindacali del grande stabilimento carsolino: dopo i 600 esuberi dichiarati nel luglio 2015, lo stato maggiore di Helsinki ha deciso un nuovo giro di vite occupazionale che comporterà il taglio di altri 550 posti a livello mondiale, con l’obiettivo di risparmiare 50 milioni di euro. Insomma, la multinazionale finnica dei motori navali e terrestri tira a falciare, nel giro di un paio d’anni, un totale di 1150 addetti.

Ma la notizia più grave è che Bagnoli, che era riuscito a dribblare il primo tackle a danno delle proprie gambe, non sarà invece risparmiato dal secondo attacco: per ora Razeto non ha fatto cifre, perchè sarà la casamadre finlandese a elaborarle e a comunicarle. Wärtsilä si è limitata a chiarire che 270 esuberi su 550 riguardano le realtà finlandesi: quindi restano da smistare le restanti 280 eccedenze.

Quante ne toccheranno alle sedi italiani, soprattutto a Bagnoli? Il secondo round azienda/sindacati è previsto per la mattinata di giovedì 28 corrente mese: a quella data si dovrebbe conoscere con precisione il costo sociale dell’operazione, indetta da Helsinki all’interno del comunicato ufficiale con cui il gruppo annunciava i risultati del primo trimestre 2016.

Le “rsu”, nonostante quella che hanno unanimemente descritto come «una inattesa doccia fredda», hanno deciso di reagire con le maniere forti e hanno proclamato per martedì 26 uno sciopero di otto ore, accompagnato da un presidio davanti ai cancelli della grande fabbrica carsolina, che dà lavoro a circa 1050 dipendenti, cui è lecito aggiungere perlomeno 300 addetti occupati nelle attività indotte.

Nell’imminenza del pericolo, Fim (sigla più rappresentativa), Fiom, Uilm hanno messo da parte diffidenze e rivalità. Perchè in palio è la prospettiva dello stabilimento triestino, non solo e non tanto per le parti produttive, ma per il rischio che ricerca&sviluppo vengano concentrate in Finlandia, come il comunicato Wärtsilä inequivocabilmente intende sottolineare. Quasi un centinaio di lavoratori, molti dei quali di qualificato livello professionale, sono coinvolti in un ambito che rappresenta le nervatura tecnica della fabbrica. Senza di loro, Bagnoli sarebbe solo una grande officina.

Ma Fabio Kanidisek (Fim), Andrea Dellapietra (Fiom), Giacomo Viola (Uilm) non si limitano a contestare i diktat finlandesi. Contestano la dirigenza italiana: «Abbiamo appena firmato il contratto integrativo, dal 2011 siamo in perpetua ristrutturazione, abbiamo fatto Cassa integrazione straordinaria: adesso il preannuncio dei tagli». Preannuncio scortato da un’altra cattiva notizia: si pensava che ci fossero ordini fino a settembre, invece il carnet si ferma a fine giugno. «La speranza è che si sblocchi un’importante commessa del gruppo turco Karadeniz», sostengno le “rsu”. Che picchiano ancora sul management tricolore: «Non è vero che il primo taglio ci abbia risparmiati, lo hanno mimetizzato con trasferimenti interni. E non sono state fatte assunzioni. Una ricaduta occupazionale l’ha subìta anche Bagnoli».

Laconico Razeto, che è anche presidente di Confindustria Venezia Giulia: «Mercato difficile, caratterizzato da una forte compressione in termini di commesse e di prezzi. I dati della trimestrale lo documentano». Gennaio-marzo effettivamente non brillante: ordini scesi dell’1% a 1,2 miliardi di euro, ricavi scesi del 2% a 967 milioni, margine operativo sceso sensibilmente dal 10,1 all’8,7%, cash flow negativo per 13 milioni, utile per azione sceso da 43 a 30 centesimi.

Nel pomeriggio in campo la Regione con una dichiarazione del vicepresidente Sergio Bolzonello. Tre i punti essenziali: la Regione segue il dossier Wartsila con la massima attenzione, farà il possibile per contenere l’allarme sui livelli occupazionali, ci sono importanti linee di supporto pubbliche per l’area della crisi complessa triestina.

 

 

Caro Operai Contro, dopo la dichiarazione da parte dell’azienda di altri 550 esuberi, le RSU hanno proclamato uno sciopero di 8 ore, con presidio sui cancelli, per martedì 26 aprile. I dipendenti della Wärtsilä multinazionale finlandese di motori per imbarcazioni, a Trieste sono circa 1050, più altri 300 nell’indotto. Lo sciopero di martedì è la risposta a caldo, al piano aziendale che nel giro di due anni, punta a 1150 licenziamenti a livello mondiale.

Resistere ai licenziamenti, chiamando altre fabbriche in lotta, a cominciare dalle fabbriche del Gruppo. Costruire un fronte di solidarietà, un muro contro i padroni. Basta con il vecchio sindacalismo dei compromessi a perdere. Saluti da un affezionato lettore.

L’articolo de Il Piccolo di Trieste

TRIESTE Caffè amaro quello propinato ieri mattina alle 8.15 dal capo-azienda di Wärtsilä Italia Sergio Razeto alle rappresentanze sindacali del grande stabilimento carsolino: dopo i 600 esuberi dichiarati nel luglio 2015, lo stato maggiore di Helsinki ha deciso un nuovo giro di vite occupazionale che comporterà il taglio di altri 550 posti a livello mondiale, con l’obiettivo di risparmiare 50 milioni di euro. Insomma, la multinazionale finnica dei motori navali e terrestri tira a falciare, nel giro di un paio d’anni, un totale di 1150 addetti.

Ma la notizia più grave è che Bagnoli, che era riuscito a dribblare il primo tackle a danno delle proprie gambe, non sarà invece risparmiato dal secondo attacco: per ora Razeto non ha fatto cifre, perchè sarà la casamadre finlandese a elaborarle e a comunicarle. Wärtsilä si è limitata a chiarire che 270 esuberi su 550 riguardano le realtà finlandesi: quindi restano da smistare le restanti 280 eccedenze.

Quante ne toccheranno alle sedi italiani, soprattutto a Bagnoli? Il secondo round azienda/sindacati è previsto per la mattinata di giovedì 28 corrente mese: a quella data si dovrebbe conoscere con precisione il costo sociale dell’operazione, indetta da Helsinki all’interno del comunicato ufficiale con cui il gruppo annunciava i risultati del primo trimestre 2016.

Le “rsu”, nonostante quella che hanno unanimemente descritto come «una inattesa doccia fredda», hanno deciso di reagire con le maniere forti e hanno proclamato per martedì 26 uno sciopero di otto ore, accompagnato da un presidio davanti ai cancelli della grande fabbrica carsolina, che dà lavoro a circa 1050 dipendenti, cui è lecito aggiungere perlomeno 300 addetti occupati nelle attività indotte.

Nell’imminenza del pericolo, Fim (sigla più rappresentativa), Fiom, Uilm hanno messo da parte diffidenze e rivalità. Perchè in palio è la prospettiva dello stabilimento triestino, non solo e non tanto per le parti produttive, ma per il rischio che ricerca&sviluppo vengano concentrate in Finlandia, come il comunicato Wärtsilä inequivocabilmente intende sottolineare. Quasi un centinaio di lavoratori, molti dei quali di qualificato livello professionale, sono coinvolti in un ambito che rappresenta le nervatura tecnica della fabbrica. Senza di loro, Bagnoli sarebbe solo una grande officina.

Ma Fabio Kanidisek (Fim), Andrea Dellapietra (Fiom), Giacomo Viola (Uilm) non si limitano a contestare i diktat finlandesi. Contestano la dirigenza italiana: «Abbiamo appena firmato il contratto integrativo, dal 2011 siamo in perpetua ristrutturazione, abbiamo fatto Cassa integrazione straordinaria: adesso il preannuncio dei tagli». Preannuncio scortato da un’altra cattiva notizia: si pensava che ci fossero ordini fino a settembre, invece il carnet si ferma a fine giugno. «La speranza è che si sblocchi un’importante commessa del gruppo turco Karadeniz», sostengno le “rsu”. Che picchiano ancora sul management tricolore: «Non è vero che il primo taglio ci abbia risparmiati, lo hanno mimetizzato con trasferimenti interni. E non sono state fatte assunzioni. Una ricaduta occupazionale l’ha subìta anche Bagnoli».

Laconico Razeto, che è anche presidente di Confindustria Venezia Giulia: «Mercato difficile, caratterizzato da una forte compressione in termini di commesse e di prezzi. I dati della trimestrale lo documentano». Gennaio-marzo effettivamente non brillante: ordini scesi dell’1% a 1,2 miliardi di euro, ricavi scesi del 2% a 967 milioni, margine operativo sceso sensibilmente dal 10,1 all’8,7%, cash flow negativo per 13 milioni, utile per azione sceso da 43 a 30 centesimi.

Nel pomeriggio in campo la Regione con una dichiarazione del vicepresidente Sergio Bolzonello. Tre i punti essenziali: la Regione segue il dossier Wartsila con la massima attenzione, farà il possibile per contenere l’allarme sui livelli occupazionali, ci sono importanti linee di supporto pubbliche per l’area della crisi complessa triestina.

 

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