Marx, 21 febbraio 1848: lo Stato, comitato d’affari della borghesia

Redazione di Operai Contro, Quanto continua ad emergere dalle indagini e dalle intercettazioni telefoniche ordinate dalla procura di Potenza mostra il coinvolgimento di molteplici soggetti: imprenditori, amministratori delegati, politici, generali della guardia di finanza e della Marina, sottosegretari e segretari di esponenti di partiti, senatori ed “onorevoli”. Tutti presi a scambiarsi favori o a cercare di ottenerli, a porre nel particolare posto un proprio conoscente o a chiedere all’amico di intercedere presso tizio e caio che ricopre un certo ruolo nella gestione dell’apparato dello Stato. L’attuale vicenda giudiziaria ha già portato alle dimissioni della ministra Guidi, non direttamente indagata, […]
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Redazione di Operai Contro,

Quanto continua ad emergere dalle indagini e dalle intercettazioni telefoniche ordinate dalla procura di Potenza mostra il coinvolgimento di molteplici soggetti: imprenditori, amministratori delegati, politici, generali della guardia di finanza e della Marina, sottosegretari e segretari di esponenti di partiti, senatori ed “onorevoli”. Tutti presi a scambiarsi favori o a cercare di ottenerli, a porre nel particolare posto un proprio conoscente o a chiedere all’amico di intercedere presso tizio e caio che ricopre un certo ruolo nella gestione dell’apparato dello Stato. L’attuale vicenda giudiziaria ha già portato alle dimissioni della ministra Guidi, non direttamente indagata, ma occupata attivamente nel governo per introdurre emendamenti e a fare leggi volti a favorire gli affari suoi e di borghesi a lei vicini, in primis il convivente Gemelli. Ora vengono coinvolti il vicepresidente di Confindustria, Lo Bello, o il ministro delle infrastrutture, Delrio. Compaiono infatti nell’inchiesta sia Paolo Quinto, capo della segreteria della senatrice Anna Finocchiaro , che Alberto Cozzo, commissario alla autorità portuale di Augusta, per il quale Lo Bello si sarebbe speso proprio con il ministro delle infrastrutture per una sua riconferma. In questo modo gli sarebbe stato facile ottenere la concessione del pontile per lo stoccaggio del petrolio. Si potrebbe andare avanti a lungo e come giornali come il Fatto Quotidiano stanno giustamente denunciando.

Ma parliamoci chiaro, in fin dei conti non si tratta per questa società che di normale stato delle cose, modalità di amministrazione degli affari da parte dei borghesi. I giudici talvolta scoperchiano i più spudorati di questi intrallazzi, i giornalisti li riportano sulle loro pagine, talvolta diventano storici. Fanno cadere la prima repubblica per lasciare lo spazio a una seconda in cui inevitabilmente ripartono gli stessi intrallazzi, fatti magari da altri padroni. Cambiano gli interlocutori politici, persino i partiti, ma la sostanza è la stessa.

La stessa che Karl Marx e Friedrich Engels illustravano magistralmente nel Manifesto Comunista nel, badate bene, apparente lontano 1848. Altro che “clan”, “brigata”, o “associazione a delinquere” di Gianluca Gemelli, Ivan Lo Bello e Nicola Colicchi che inquirenti e anime vergini della borghesia vorrebbero farci credere essere poche e anomale mele marce di una società borghese altrimenti sana: è invero da quando la borghesia ha preso il potere, più di duecento anni fa, che la gestione della macchina dello Stato avviene in questo modo, ovvero per fare i propri affari.

Così scriveva Marx nel primo capitolo del manifesto, Borghesi e proletari:

Vediamo dunque come la borghesia moderna è essa stessa il prodotto d’un lungo processo di sviluppo, d’una serie di rivolgimenti nei modi di produzione e di traffico.

Ognuno di questi stadi di sviluppo della borghesia era accompagnato da un corrispondente progresso politico. Ceto oppresso sotto il dominio dei signori feudali, insieme di associazioni armate ed autonome nel Comune, …. la borghesia, infine, dopo la creazione della grande industria e del mercato mondiale, si è conquistata il dominio politico esclusivo dello Stato rappresentativo moderno. Il potere statale moderno non è che un comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe borghese.

E lo è ancora oggi, immutato nella sostanza da allora, e lo sarà fino a quando quel “dominio politico dello Stato” non passerà nuovamente di mano, dalla borghesia alla classe avversa, gli operai moderni.

R.P.

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