LA RABBIA DEI PESCATORI

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ANSA

Prima le bombe carta contro Montecitorio e le forze dell’ordine poi le cariche e gli scontri con 5 feriti. Sembrava una protesta tranquilla e ironica quella dei pescatori davanti a Montecitorio. Ma nel pomeriggio e’ deragliata in scontri che hanno portato al ferimento di cinque manifestanti. Dopo una raffica di bombe carta lanciate verso il palazzo della Camera e verso le forze dell’ordine i pescatori sono stati caricati. “Vergogna e assassini”, le urla all’indirizzo della polizia schierata a blindare la piazza e a contenere una protesta che era degenerata.

Dei cinque feriti, due sono stati portati all’ospedale San Giovanni. Uno di loro ha una gamba fratturata. La polizia, visionando i filmati delle telecamere della piazza, identifica cinque manifestanti che ora rischiano di essere denunciati. “Siamo venuti qui ad elemosinare – ha gridato uno dei pescatori – e non a fare queste pagliacciate. Siamo lavoratori e padri di famiglia. Ora voi picchiateci pure ma da qui noi non ci muoviamo”. Cosi dopo la rabbia dei tassisti e quella dei camionisti ora esplode quella dei pescatori.

Le ragioni della protesta dei pescatori riguarda il caro gasolio e i vari adempimenti introdotti dal Regolamento comunitario sui controlli, a partire dalla licenza a punti entrata in vigore nel 2012, che comportano oneri per il settore in crisi da anni. E gia’ nei giorni scorsi i pescatori avevano iniziato le agitazioni, dal Tirreno all’Adriatico, con le barche ferme in vari porti italiani. La protesta era iniziata davanti Montecitorio verso le 10. pacifica e con toni ironici. Arrivati di buonora a Roma i pescatori indossavano giubbotti salvagente e mostravano striscioni come “La tua manovra la fa Schettino”, all’indirizzo di Monti, mentre all’Europa era dedicato un “La Comunita’ Europea ci sta affondando”.

Dietro striscioni e slogan storie di lavoratori preoccupati. “Ci stanno mettendo in mutande, cosi non si puo’ andare avanti e questo e’ davvero un peccato – dice Nino Mancini, di Mola di Bari, 47 anni di cui piu’ di trenta passati in mare – ogni giorno usciamo alle tre della mattina e rientriamo nel pomeriggio con la speranza di avere un buon ricavato perche’ se non abbiamo un buon guadagno giornaliero, non riusciamo neanche ad entrare nei costi di spesa. Il carburante lo paghiamo 80 centesimi ma se entra l’Iva arriveremo a pagarlo un euro”. Sono padri di famiglia “lottiamo per far studiare i nostri figli, se ci fanno pagare di piu’ e ci impongono regole restrittive e’ la fine”, dice piu di uno. Ritirandosi da Piazza Montecitorio verso Piazza Venezia la protesta in serata e’ stata scandita ancora da bombe carta. E Federcoopesca ha preso le distanze dai toni agitati della manifestazione: “Comprendiamo le rivendicazioni – dice il presidente Massimo Coccia – ma siamo dispiaciuti. Come associazione abbiamo scelta la strada del dialogo costruttivo con le istituzioni e trovare soluzioni compatibili”

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