La demagogia del sig Landini

Nella puntata di servizio pubblico del 22/01/2015 il sig Landini ha dimostrato tutta la sua demagogia, uno si aspetta che il capo del potente sindacato dei metalmeccanici vada in televisione per parlare dei problemi che hanno gli operai, livelli salariali che hanno sempre meno potere d’acquisto, chiusura delle fabbriche , capacità di lotta del sindacato per contrastare la crisi che i padroni scaricano sugli operai, problemi di sfratti abitativi che nella crisi gli operai hanno più di altri. Come al solito tutte illusioni. Egli parla per uso e consumo di tutta la piccola borghesia riformista e pseudo rivoluzionaria che […]

Nella puntata di servizio pubblico del 22/01/2015 il sig Landini ha dimostrato tutta la sua demagogia, uno si aspetta che il capo del potente sindacato dei metalmeccanici vada in televisione per parlare dei problemi che hanno gli operai, livelli salariali che hanno sempre meno potere d’acquisto, chiusura delle fabbriche , capacità di lotta del sindacato per contrastare la crisi che i padroni scaricano sugli operai, problemi di sfratti abitativi che nella crisi gli operai hanno più di altri.
Come al solito tutte illusioni. Egli parla per uso e consumo di tutta la piccola borghesia riformista e pseudo rivoluzionaria che spera di cambiare le cose costruendo un partito più di sinistra, sul modello di Syriza in Grecia e di Podemos venceremos in Spagna.
Il suo modello di riferimento è la società in tutto il suo insieme “ la sinistra o è sociale o non è e oggi la società e non i lavoratori non è rappresentata” e qui salta fuori tutta la sua demagogia che serve a presentarsi come possibile capo di un partito interclassista che ,appunto, può costruirsi attorno ai brandelli di spazzatura sindacale e politica che sta rincorrendo cariche parlamentari ,vedi il sig. Cofferati e la sceneggiata messa in atto per la poltrona di governatore della Liguria e prontamente riciclato come possibile “padre nobile” della sinistra.
Le dichiarazioni fatte alla stampa se poi non si mettono in atto non servono a nulla se non al proprio tornaconto personale, irretire la piccola borghesia che rimane affascinata dalle parole e non dai fatti, parlare della ricchezza che rimane in mano a pochi e per questo dire che la democrazia è a rischio, è la solita favola per catturare consensi degli amanti della partecipazione elettorale.
Le frasi roboanti rilasciate nella manifestazione di Milano contro il job acts “Siamo pronti ad occupare le fabbriche” rimangono solo esternazioni buone solo a propaganda elettoralistica, gli operai non hanno bisogno di un capo che dichiara senza mettere in campo la forza degli stessi operai, che utilizza queste dichiarazioni solo per convenienza personale, non hanno bisogno di chi finge di sostenere le lotte e poi firma nei vari tavoli governativi accordi che ridimensionano la forza lavoro, vedi la AST di terni che con adesione volontaria ha lasciato per strada 290 operai, senza contare poi la ricaduta sugli operai delle imprese esterne che lavorano in AST. Al 16 gennaio 2015 gli operai in azienda sono 2.344 cioè 328 in meno di quelli contati lo scorso 30 giugno 2014 .
La colpa è di noi operai che ci lasciamo trascinare dall’ ideologia della piccola borghesia che ci condiziona per i loro sporchi interessi contro quelli reali degli operai.
Finche non costruiremo il partito operaio questo ci tocca sopportare, ma è ora che gli operai comincino a riflettere sul loro destino e si mettano in marcia per spazzare tutte e illusioni di personaggi che campano sulle loro spalle.

D.C
operaio tornitore

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