PIÙ AUTOMAZIONE, MENO ORE DI LAVORO? NO, PIÙ LICENZIAMENTI

Il caso tedesco dell’auto elettrica, la produzione digitalizzata che produce esuberi. Così la raccontano, ma non è vero. Vogliono solo tenere alti i profitti, altrimenti potrebbero semplicemente ridurre le ore di lavoro. Volkswagen licenzierà, pardon ridurrà la sua forza lavoro nei due stabilimenti di Hannover e di Emden che attualmente occupano 22.000 lavoratori. E’ quanto è stato riportato nel corso della presentazione del bilancio 2018 di Volkswagen. “L’azienda stima che l’automazione porterà ad una perdita tra i 5.000 e i 7.000 posti di lavoro entro il 2023” – ha dichiarato Ralf Brandstätter, il manager Volkswagen che dal luglio scorso […]
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Il caso tedesco dell’auto elettrica, la produzione digitalizzata che produce esuberi. Così la raccontano, ma non è vero. Vogliono solo tenere alti i profitti, altrimenti potrebbero semplicemente ridurre le ore di lavoro.

Volkswagen licenzierà, pardon ridurrà la sua forza lavoro nei due stabilimenti di Hannover e di Emden che attualmente occupano 22.000 lavoratori. E’ quanto è stato riportato nel corso della presentazione del bilancio 2018 di Volkswagen. “L’azienda stima che l’automazione porterà ad una perdita tra i 5.000 e i 7.000 posti di lavoro entro il 2023” – ha dichiarato Ralf Brandstätter, il manager Volkswagen che dal luglio scorso ha il compito di organizzare e ottimizzare le attività dell’azienda per il business, ovvero, con parole più reali, ha il compito di assicurare il continuo aumento dei profitti.

La notizia è di quelle ghiotte poiché con il plusvalore ricavato dal lavoro non pagato degli operai Volkswagen, (e non ci stancheremo mai di ripeterlo la giornata lavorativa si divide in lavoro che serve per reintegrare il valore del nostro salario e in lavoro gratutito per il padrone) non solo si sono pagati gli stipendi milionari ai manager come il nostro Brandstätter nonché il reddito di tutti i tecnici e gli impiegati, ma anche un utile annuo netto di 4,62 miliardi. E con parte di questo utile netto sono stati distribuiti dividendi azionari per 2,42 miliardi di euro. La parte rimanente è stata messa a riserva e contribuirà a fornire le risorse per gli investimenti necessari per i nuovi veicoli elettrici e digitali. E qui viene il bello, poiché il minor numero di operai non deriva da una riduzione di produzione di automobili, un minor capitale impiegato. Anzi, quello aumenterà proprio per poter produrre lo stesso numero o uno maggiore di automobili, con una sostituzione di quelle Diesel con le elettriche per soddisfare il mercato e non farsi scavalcare dai concorrenti in quella tipologia di veicoli. Quello che diminuirà è la parte del capitale (variabile) utilizzato per i salari degli operai, che saranno in numero minore, mentre aumenterà il capitale (costante) utilizzato per “automazione”, ovvero nuovi moderni mezzi di produzione, macchinari e, poiché la produzione aumenterà, più materie prime e ausiliarie come ad esempio i metalli necessari per le nuove batterie.

La cosa viene presentata come un’esigenza tecnica produttiva legata alla “moderna” auto elettrica. Addirittura una peculiarità legata alla sostituzione del motore a scoppio con quello elettrico, con tanto di studi specifici che forniscono dati a suffragarne la tesi: «La forza lavoro richiesta per produrre batterie e motori elettrici (3,7 ore) è, di fatto, molto minore rispetto a quella per le trasmissioni e i motori tradizionali (6,2 ore)»(Ilgiornale.it, 22/12/2018). «Un’auto elettrica, infatti, è un oggetto molto semplice: “un computer su ruote”, come scrive l’Economist. Servono meno persone per costruirne una e servono meno aziende che producono parti del veicolo da consegnare alla società che si occupa di assemblarla»(Ilpost.it, 12/08/2017).

Ma se fosse davvero così, ovvero che una nuova automobile elettrica, che soddisfa lo stesso bisogno della precedente, anzi lo fa meglio perché non inquina, richiedesse una quantità di tempo di lavoro minore per la sua produzione, a rigore di logica si potrebbe semplicemente ridurre di conseguenza la giornata lavorativa agli operai. E in una società non capitalista, diretta da liberi operai produttivi, ciò è quello che naturalmente, a fronte di un tale riconosciuto progresso produttivo, avverrebbe.

Invece nella civile e sviluppata Germania, si licenziano 5.000 operai su 20.000, ovvero i rimanenti 15.000 dovranno produrre, almeno, lo stesso numero di nuove automobili. Poiché in realtà per la società del capitale quello che conta è lo sviluppo tecnologico per sfruttare più intensamente la forza lavoro, l’auto elettrica è solo il mezzo per rendere possibile oggi un incremento dei profitti, la questione ecologica è per questi signori una copertura propagandistica quello che vogliono sono nuovi profitti, che devono continuare a crescere per far fare la bella vita a tutti quelli che a vario titolo partecipano alla loro spartizione.

R.P.

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