GLI OPERAI SI METTONO IN PROPRIO

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prima lettera
Subject: Appoggio la mozione
To: Solidarieta’ Operaia

Sono un operaio metalmeccanico di Bari, mi chiamo S. A.
Non sentendomi rappresentato, ormai, da nessuno dei partiti che occupano il parlamento italiano, appoggio in toto la mozione del 29 marzo 2008 prodotta dall’assemblea tenutasi a Sesto San Giovanni.
Sono iscritto ad un sindacato di base e spero che anche i miei compagni seguino questa strada.
Aspetto notizie di eventuali sviluppi circa la costituzione di un vero partito operaio e, intanto, i giorni 13 e 14 aprile non andro’ a votare, sara’ la mia prima volta.
Saluti.
Saverio A. Bari

Seconda lettera

Date: 4-apr-2008 15.56
Subject: Concordo con la mozione
To: SOLIDARIETA operaia

Sono M.D C operaio nella OERLIKON-Graziano (stabilimento di Bari).
Sono un attivista, insieme ad altri colleghi nel sindacato di base FLMUniti-CUB; nella nostra fabbrica stiamo cercando di creare una coscienza di classe, conducendo lotte contro i sopprusi dei nostri padroni, per la sicurezza sul posto di lavoro, per l’aumento dei salari, per la tutela della dignita’, etc. organizzando scioperi e altre forme di lotta.
Naturalmente le ritorsioni di ogni tipo non hanno tardato a cominciare, percio’ condividiamo in toto l’esigenza della costituzione di un partito operaio indipendente, formato da operai, che prenda potere come classe sociale.

Un saluto

Terza lettera

Ai compagni promotori, agli operai e militanti dell[k]assemblea, scusandomi per non aver potuto partecipare per sopraggiunti e improrogabili motivi di Famiglia, vi invio questo mio contributo.

Sicuramente risentira’ di quanto scritto nella mozione conclusiva, ma mi sforzero’ di attenermi a cio’ che avrei detto in assemblea.

Prima di tutto voglio sottolineare la portata storica di questo primo incontro; essa consiste che non vi siete riuniti per discutere dei mali in cui questa societa’ vi avvolge. Vi siete riuniti invece per porre la piu’ semplice delle questioni: chi deve avere il potere politico, la classe che produce la ricchezza o chi si appropria di essa. Mi scuserete se ho valutato questa come una semplice questione. e’ il fatto che i militanti non operai per essersi schierati sugli interessi di essi devono per forza aver chiaro che il movimento degli operai rappresenta l[k]emancipazione della societa’ dal gioco delle leggi del capitalismo. L[k]altro, non meno importante, e’ che questi militanti, non si sono fatti ammaliare da questa o quell[k]altra scuola di pensiero, per dire agli operai: ecco noi sappiamo la teoria vi facciamo il partito e seguiteci.

La portata storica di questo incontro, oltre al significato di quanto precede, e’ che in questa assemblea si sono riuniti alcuni operai delle piu’ grandi fabbriche del Nord e del Sud, per i quali, il loro movimento, mette fine alla cosiddetta [k]questione meridionale[k], come completamento della rivoluzione capitalistica contro le sue arretratezze, come pure stabilisce un punto fermo contro la politica sciovinista della lega nord.

Se siamo giunti a queste conclusioni il merito e’ dei compagni operai dell[k]Associazione per la Liberazione degli Operai, che da piu’ di vent[k]anni hanno lavorato a questo scopo. Quanto lavoro e’ costato, stretti tra la morsa della facile costituzione di nuove sigle sindacali come unica alternativa alla lotta per emanciparsi, mentre sul piano politico e teorico gli intellettuali e i partiti di sinistra li davano per scomparsi dietro il camice bianco, quando pero’ allo stesso tempo gli industriali li avevano di fronte in carne ed ossa.

Ma il dado e’ tratto.

Nei confronti di questa iniziativa, se da una parte noto ancora l[k]aristocratico distacco di quella parte di militanti che ha giocato un ruolo critico dentro Rifondazione e le sua articolazioni, per uscirsene quando avevano le ossa rotte e formare ancora altri partiti, arrogandosi di diritto la rappresentanza di tutti dietro il concetto di [k]lavoratore[k], questa assemblea penso che non ha nei loro confronti nessun dovere.

Ma ha invece il dovere di pensare ai lavoratori, al cosiddetto popolo da mille euro la mese. Perche’, gli operai che si incamminano sulla strada del partito, al patrimonio critico che hanno maturato sull[k]andamento del loro sfruttamento, delle ristrutturazioni, dei turni, della disparita’ salariale tra nord e sud, cioe’ a tutto quanto hanno maturato sulla loro condizione sociale, devono aggiungere il problema di chiarire che il loro movimento di emancipazione e’ l’unico che puo’ emancipare tutti gli altri lavoratori.

Questa proposta muove dalla convinzione che la lotta economica degli operai, benche’ la considero la fonte principale del processo, deve avere una via di sviluppo e non rimanere inchiodata sul lato economico.

Perche’ penso che questo approccio e’ l’unico che puo’ dare inizio ad una politica verso gli strati dei lavoratori che per condizioni sociali sono vicini agli operai. E questo per un processo di partito non puo’ ne’ deve essere sottaciuto.

Diversamente equivarrebbe a indurre i lavoratori in opposizione agli operai, e a sopravanzare l[k]ipotesi che il legame che esiste tra le loro condizioni di vita e la capacita’ dello Stato a drenare plusvalore, sia dato per definitivo, nel mentre sappiamo che la crisi attraversa anche lo Stato.

Se teniamo presente che nel 1864, la prima riunione dell’Internazionale operaia di Londra si apri con la discussione sulla indipendenza della Polonia dal gioco oppressivo dell[k]impero austro-ungarico e degli zar di Russia, e che le successive risoluzioni riguardarono la posizione degli operai nei confronti della popolo irlandese, oppresso dall[k]Inghilterra, al punto di preferire lasciar mangiare pecore per produrre lana anzicche’ dare ai lavoratori i mezzi per vivere, si puo’ ben capire quali possono essere i limiti della lotta economica senza che ad essa sia legato il principio della Liberta’ nelle questioni politiche.

Penso che l’indipendenza degli operai in quanto classe, debba contemplare i principi della liberta’ e della democrazia, liberta’ e democrazia che rivendichiamo fino alle sue conseguenze, e non rimanere a quelle capitalistiche, dove liberta’ significa sfruttare e democrazia significa lasciare libero chi ci sfrutta.

Questo avrei detto in assemblea e questo penso quando leggo la mozione conclusiva che stabilisce: [k]decidiamo di formare un esecutivo di lavoro per costituire questa organizzazione, per definire programma e movimento.[k]; mozione alla quale mi sento parte e chiedo pubblicamente, pur non essendo un operaio, di battermi insieme ai promotori per la sua realizzazione.

Elp 4 aprile 2008

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