FIGLI E FIGLIASTRI CON MAMMA STELLANTIS

Stellantis deve mandare a casa anche un po’ di impiegati, quadri e dirigenti, ma utilizza un altro approccio rispetto agli operai. Non può dimenticare che loro rappresentano gli alleati principali dell’azienda contro gli operai come dimostrarono a Pomigliano quando votarono in massa, esclusi tre voti contrari, il piano Marchionne che stabiliva le nuove regole per spremere di più gli operai sulle linee di montaggio.
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Stellantis deve mandare a casa anche un po’ di impiegati, quadri e dirigenti, ma utilizza un altro approccio rispetto agli operai. Non può dimenticare che loro rappresentano gli alleati principali dell’azienda contro gli operai come dimostrarono a Pomigliano quando votarono in massa, esclusi tre voti contrari, il piano Marchionne che stabiliva le nuove regole per spremere di più gli operai sulle linee di montaggio.

Nel nuovo gruppo Stellantis c’è un esubero di personale, sia tra gli operai che tra gli impiegati.
Per ora l’azienda utilizza strumenti “dolci” per buttare fuori la gente. A Cassino, a Melfi, a Termoli, a Pomigliano ed ora anche nelle fabbriche del Torinese, ha concordato con i sindacati, FIOM inclusa, un piano di smaltimento di operai che non servono al padrone per realizzare profitti. Sono centinaia, a cui bisogna aggiungere quelli a cui “si chiede” di trasferirsi in altri stabilimenti dove invece la manodopera serve, anche in altre nazioni.
Per gli operai ci sono un po’ d’incentivi a licenziarsi, quattro soldi. Oppure, per coloro a cui mancano quattro anni alla pensione tra Naspi e retribuzioni ridotte, salari da fame per tutti e quattro gli anni. Invitiamo a rileggere l’articolo su Operai Contro del 28 giugno al riguardo (https://www.operaicontro.it/2021/06/28/stellantis-melfi-quello-che-e-veramente-scritto-nellaccordo/ ).
Ora l’azienda mette mano anche agli impiegati. In tempi di carestia non si può guardare in faccia nessuno, neanche a quelli che di solito sono a fianco dell’azienda. Così capita che, a Roma, si stia trattando il prepensionamento di 350/400 dipendenti tra “gli enti di staff”, appunto impiegati, quadri e dirigenti.
Il trattamento che viene loro riservato però, è già diverso rispetto a quello degli operai.
Prima di tutto viene applicato il “contratto di espansione” che prevede l’assunzione di giovani pari ad un terzo di quelli che escono. Secondo, con il Contratto di espansione sono cinque gli anni di abbuono. Terzo, l’indennità percepita per i cinque anni è sostanzialmente uguale alla pensione che si percepirà. Inoltre i sindacalisti hanno richiesto una integrazione ulteriore a questa indennità, ma per ora l’azienda ha risposto con un diniego.
L’accordo prevede anche una riduzione dell’orario di lavoro mediamente del 20% per quelli che rimangono, e in questo tempo il personale sarà impegnato in corsi di formazione coperti dalla cassa integrazione. In questo caso i sindacalisti chiedono garanzie sulla distribuzione equa della cassa integrazione, ma anche una integrazione salariale per i soldi che si perdono. Teniamo presente che l’integrazione salariale rispetto ai soldi che gli operai hanno perso, e stanno perdendo, per le centinaia di ore di cassa integrazione e per la non maturazione dei ratei, pur richiesta spesso dalla base nelle assemblee, i sindacalisti non l’hanno mai presa in considerazione nelle trattative con il padrone. Per gli “enti di staff” sì.
Figli e figliastri non solo per mamma Stellantis, ma anche per i sindacati che, quando serve all’immagine, pomposamente si autodefiniscono “operai”.
F. R.

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