Operai morti a Aprilia, sequestrato lo stabilimento: “Nell’impianto sostanze letali”

Redazione di Operai Contro, i due operai uccisi nello stabilimento Kyklos non è stato una fatalità. Gli operai sono costretti a lavorare con il pericolo costante di morire. Vi invio un articolo Un lettore Svolta nell’inchiesta sulla morte dei due operai presso lo stabilimento Kyklos di Aprilia, al confine tra le province di Latina e Roma. A 48 ore dalla tragedia consumatasi all’esterno dell’impianto di compostaggio controllato dall’Acea, dove vengono conferiti i rifiuti umidi dai Comuni romani e non solo, è emerso che il percolato stoccato nell’azienda – prodotto che non doveva rappresentare alcun rischio – conteneva percentuali elevatissime di […]
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Redazione di Operai Contro,

i due operai uccisi nello stabilimento Kyklos non è stato una fatalità.

Gli operai sono costretti a lavorare con il pericolo costante di morire.

Vi invio un articolo

Un lettore

Svolta nell’inchiesta sulla morte dei due operai presso lo stabilimento Kyklos di Aprilia, al confine tra le province di Latina e Roma. A 48 ore dalla tragedia consumatasi all’esterno dell’impianto di compostaggio controllato dall’Acea, dove vengono conferiti i rifiuti umidi dai Comuni romani e non solo, è emerso che il percolato stoccato nell’azienda – prodotto che non doveva rappresentare alcun rischio – conteneva percentuali elevatissime di acido solfidrico, sostanza letale se inalata. Abbastanza per far aumentare notevolmente i dubbi degli inquirenti sull’impianto della Kiklos e farlo sottoporre a sequestro preventivo dal sostituto procuratore della Repubblica di Latina, Luigia Spinelli. Si complica in tal modo la posizione della società controllata dall’Acea e al momento gli enti pubblici si trovano senza un centro dove poter smaltire potature e umido, con cui poi fare il compost.Lunedì mattina Fabio Lisei e Roberto Papini, 44 e 42 anni, di San Lorenzo Nuovo, in provincia di Viterbo, operai della Mira di Orvieto, si erano recati allo stabilimento di Aprilia per caricare il percolato su due autocisterne e poi portarlo nelle discariche autorizzate. Non indossavano mascherine, trattandosi di un prodotto affatto pericoloso. Mentre pompavano liquido sul secondo automezzo, aperta una valvola, i due erano però stati investiti da esalazioni che li avevano uccisi in pochi minuti. Inizialmente gli investigatori avevano ipotizzato la presenza nei mezzi della Mira di residui di altre sostanze che, a contatto con il percolato, avevano innescato una reazione chimica letale ai lavoratori. “Lì dentro non c’era altro che percolato. L’ultimo viaggio quei mezzi lo avevano fatto venerdì, sempre alla Kyklos”, si era affrettato a precisare l’avvocato Angelo Di Silvio, legale della Mira, società che aveva ottenuto per quell’attività un subappalto dalla EcoSpazio 2000 di Perugia.

Il sostituto procuratore Spinelli aveva subito aperto un’inchiesta per omicidio colposo, gli ispettori dell’Asl e i carabinieri riscontrato alcune carenze nelle aziende coinvolte, ma la svolta è appunto arrivata oggi, con le prime analisi sul percolato presente nelle vasche della Kyklos. “A questo punto i miei clienti sono vittime”, ha sottolineato sempre l’avvocato Di Silvio, che proprio questa mattina aveva a sua volta presentato un’istanza di sequestro dell’impianto. E ora assumono nuovi contorni anche le proteste dei residenti nei pressi dell’aziendaapriliana, che da tempo lamentano disagi dovuti a cattivi odori provenienti dalla ditta di compostaggio. Le indagini comunque proseguono e domani mattina verrà affidato a un medico legale l’incarico per gli accertamenti autoptici sulle salme dei due operai.

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