CRONACA DALL’ALFA DI POMIGLIANO

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La lotta all[k]Alfa viene liquidata prima di tutto dalle cosiddette organizzazioni dei lavoratori.
I confederali, con la Fismic, cercano solo una scappatoia per non essere stritolati tra operai arrabbiati e vertici FIAT. Dopo la fuga ingloriosa dall[k]unione industriali per le contestazioni subite, non hanno avuto piu’ il coraggio di incontrare in una pubblica discussione per diversi giorni quelli che dicono di rappresentare. L[k]assemblea annunciata per lunedi e’ cosi stata rinviata a giovedi. E il secondo incontro, che doveva tenersi all[k]Unione Industriali con i vertici FIAT, si e’ tenuto in azienda per [k]problemi di ordine pubblico[k]. Nell[k]assemblea di giovedi, tra interventi che li criticavano aspramente e grida di venduti, non hanno fatto altro che dire che la FIAT ha ribadito la sua volonta’ di esternalizzare i 316 e che non ha presentato nessun piano di rilancio per Pomigliano. Di fronte al muro aziendale non hanno fatto altro che piangersi addosso dicendo che erano gli stessi [k]lavoratori[k] a tirarsi indietro e che loro non potevano far altro che [k]rimettere le proprie decisioni alla volonta’ dei loro rappresentati[k]. Prima hanno smontato la lotta non dichiarandola ufficialmente, indebolendo i picchetti e sfiduciando i piu’ decisi. Poi hanno aiutato l[k]azienda a criminalizzare Mignano e gli operai che in modo conseguente cercavano di continuare la lotta. Oggi, dopo aver gia’ accettato il trasferimento dei 316, cercano un modo per tirarsi fuori. Non firmano l[k]accordo con la FIAT, ma non organizzano nessuna agitazione contro di essa. L[k]unica iniziativa che hanno annunciato in assemblea e’ solo una nuova assemblea per lunedi. Si fara’? Molti hanno dei dubbi. E, ammesso che si faccia, a cosa servira’? Solo a sfiancare ancora di piu’ i 316 per arrivare al 5 di maggio, data del loro trasferimento all[k]interporto di Nola. Intanto la FIAT ne approfitta per indebolirli ancora di piu’ affermando che senza un accordo scritto sui 316 da parte del sindacato, [k]tutto il piano Marchionne viene messo in discussione[k].
Lo SLAI non e’ da meno, anzi. Dopo essere stato quasi assente nei picchetti e senza mai dichiarare lo sciopero, sui mezzi di stampa cerca sistematicamente di accreditarsi come l[k]oppositore piu’ conseguente della FIAT. Per questo motivo individua nel gruppo di Mignano il nemico fondamentale perche’ gli oscura la scena mediatica con le sue iniziative di lotta. Nelle assemblee di mercoledi 23, ha fatto leggere una mozione a due suoi iscritti in cui si richiedeva il [k]rientro di tutti i 316 lavoratori – di cui 100 iscritti allo Slai Cobas – nei posti di lavoro precedentemente occupati nei reparti Fiat[k], una [k]grande[k] mozione, che chiaramente e’ stata votata dagli operai, ma che non e’ stata seguita da nessuna iniziativa di lotta. Un[k]altra sceneggiata. Come dovrebbero rientrare questi 316? Lo SLAI propone solo le solite cause legali, inutili per la maggior parte dei 316, come sottolineato dal legale dello stesso SLAI qualche giorno fa, [k]praticabile solo, forse, in qualche singolo caso[k]. Nel frattempo tutti a Nola, poi si vedra’. Lo SLAI fa la lotta per finta con l[k]illusione che cosi salva i suoi uomini ancora presenti dentro la FIAT (l[k]unico delegato che ha), si lega qualche operaio con la scusa delle cause, conserva ancora qualche tessera e fa l[k]operazione mediatica per presentarsi come l[k]unico sindacato accreditato a rappresentare [k]coerentemente[k] i [k]lavoratori[k]. Un[k]operazione senza gambe, gia’ denunciata dagli operai piu’ combattivi, contro i quali lo SLAI non esita a scagliarsi, facendo proprie le stesse tesi provocatorie della FIAT e dei confederali. In un comunicato del 24 aprile, infatti, lo SLAI, invece di condannare le cariche della polizia dei giorni precedenti, arriva a sostenere che si sarebbe trattato di semplici tafferugli provocati da elementi esterni alla fabbrica per motivi di mera propaganda mediatica, [k]dimenticando[k] cosi i numerosi operai contusi e il semplice fatto che l[k]intervento della polizia ha avuto lo scopo di spezzare il blocco delle merci che anche lo SLAI, almeno formalmente, aveva dichiarato.
La CUB FLMU e’ praticamente sparita. Nel tentativo di accreditarsi presso l[k]azienda come un sindacato [k]affidabile[k] ha prima cercato di demoralizzare in modo sistematico gli operai combattivi che hanno fatto i picchetti, poi ha sostenuto la campagna di criminalizzazione del gruppo di Mignano. La sua posizione appare addirittura peggiore di quella dei sindacati confederali piu’ compromessi.
Gli unici che tengono duro sono gli operai intorno a Mignano, ma il loro isolamento e’ perseguito in modo sistematico da tutti. Tra gli operai sono ascoltati, ma la sfiducia, la paura delle bastonate della polizia e le prese di posizione dei confederali, del FISMIC, dello SLAI e della CUB FLMU, contro di loro, hanno per ora lasciato il segno. Lo sciopero di ieri e’ riuscito per il 30% solo su un turno. La presenza della polizia ai cancelli e’ stata massiccia per lanciare un nuovo segnale agli operai. D[k]altra parte, la presenza dei fantomatici [k]movimenti[k] fuori la fabbrica e’ completamente mancata, se si esclude la presenza folkloristica del vecchio Scalzone. L[k]unica adesione si e’ avuta dalla Contrabbanda, presenza simpatica che ha allietato gli operai con la musica alla fine del secondo turno di mercoledi sera.

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