ANCORA SUGLI ARRESTI DI PIACENZA

Il sogno dei padroni è che gli operai siano privi di sindacati. Se non possono realizzarlo, allora si accontentano di controllare le organizzazioni sindacali. Quelle non allineate vanno spezzate.
Condividi:

Il sogno dei padroni è che gli operai siano privi di sindacati. Se non possono realizzarlo, allora si accontentano di controllare le organizzazioni sindacali. Quelle non allineate vanno spezzate.

Della giornata che gli operai impegnano nelle fabbriche, solo una piccola parte serve a coprire l’equivalente del loro salario. La gran parte del loro lavoro viene fatto gratis per il padrone.
Tra padroni e operai è una guerra continua. I primi cercano di aumentare il più possibile il tempo di lavoro non pagato, o di intensificare la produzione, cercando, nello stesso tempo, di pagare gli operai il meno possibile.
Gli operai, dal canto loro, quando sono uniti e organizzati, lottano per migliorare le loro condizioni di lavoro, aumentare i salari e ridurre la quantità e il tempo del loro lavoro.
In questa lotta gli operai singolarmente sono impotenti e indifesi, ma unendosi hanno una grande forza ecco perché sul terreno economico gli operai storicamente si organizzano in un sindacato.
Questa organizzazione ha bisogno di soldi e di quadri preparati per contrastare il padrone. Le armi della lotta sono lo sciopero, le assemblee, i picchetti contro i crumiri, il blocco delle merci.
L’organizzazione degli operai è come il fumo negli occhi per i padroni. Cercano di contrastarla in ogni modo. Utilizzano tutte le tecniche per rompere l’unità degli operai, dalla creazione di sindacati di comodo, alla corruzione dei capi operai, alla rappresaglia attraverso il licenziamento degli operai più combattivi.
Sul terreno economico è un tira e molla tra i due campi, senza vittorie definitive.
In questa lotta per la pagnotta gli operai si addestrano. Capiscono che i miglioramenti strappati al padrone non sono mai definitivi. Capiscono, a un certo punto del loro addestramento, che questo scontro può finire solo attraverso la loro liberazione dalla condizione di schiavi moderni, attraverso l’eliminazione del sistema dei padroni.
Cosa è successo a Piacenza nei capannoni della logistica che ha portato all’arresto di sei sindacalisti?
Niente altro che lotta organizzata dei facchini contro lo sfruttamento più bestiale da parte del padrone. Si sono uniti, si sono dati un’organizzazione sindacale, hanno formato tra gli operai più coscienti i quadri dirigenti della lotta, li hanno resi disponibili al lavoro organizzativo, liberandoli dal lavoro. I soldi che servivano per l’organizzazione venivano principalmente dalle tasche degli operai attraverso le tessere. Quando era possibile dalle tasche dei padroni attraverso distacchi sindacali a carico del padrone, o dalle conciliazioni.
Ci sono stati scioperi, picchetti contro i crumiri, assemblee, blocchi delle merci? Sicuramente.
Il risultato? Dopo anni di salari di 700 euro al mese e giornate di lavoro senza un orario definito, ora i facchini organizzati percepiscono mediamente 1500 euro al mese e hanno un tempo di lavoro “normale”. Non è il paradiso terrestre, ma è meglio di prima.
Tutto questo e stato un colpo tra i denti per i padroni. Con CGIL, CISL e Uil e l’accozzaglia degli altri sindacati collaborazionisti, avevano fatto la pacchia fino a quel momento, e continuano a farla dove gli operai sono disorganizzati.
Con la massa degli operai passiva e disorganizzata e divisa dalla concorrenza, non ci si poteva certo aspettare che l’attività di una sua frazione combattiva, i facchini, riuscisse anche a spezzare l’egemonia che le classi superiori, in particolare la piccola borghesia, esercita su di loro non appena gli operai mettono in campo tutta la loro forza. Questo spiega tutti i limiti e le contraddizioni del sindacalismo di base. Ma una cosa nessuno può negare ed è che grazie a questo strumento organizzativo che i facchini si sono dati, la loro situazione è nettamente migliorata.
Un bel problema per i borghesi. Come uscirne? Con una forzatura che i padroni preferiscono utilizzare solo quando non possono farne a meno. I questurini, le procure, leggi parlamentari apertamente filo padronali. Perché sono restii a intraprendere questa strada? Perché così si manifesta l’imbroglio dello Stato al di sopra delle parti, delle leggi uguali per tutti, degli operai e padroni entrambi cittadini con uguali diritti e si rischia, se il gioco non riesce, di trovarsi contro gli operai ancora più radicalizzati e coscienti.
La procura di Piacenza, coadiuvata dalla questura, ha svelato l’imbroglio: quando i padroni non riescono a piegare gli operai con i soliti mezzi, allora intervengono le “istituzioni democratiche” contro gli operai.
Per i facchini della logistica e per tutti gli operai attenti, da oggi sarà più difficile credere alle barzellette dei sostenitori del sistema dei padroni che si riempiono la bocca di democrazia, costituzione, diritti. Tutte mistificazioni per dimostrare che questo sistema, può tutt’al più essere temporaneamente migliorato ma non eliminato e che gli operai non hanno alternativa.
Con grande soddisfazione dei padroni che continuano a fare la bella vita.
F.R.

Condividi:

Facebook Comments

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.